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Samia Bent Rejab Kedim, 47 anni, operatrice sanitaria, mamma. Uccisa a coltellate dall’ex marito dopo anni di denunce

Udine, 17 Aprile 2025


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Samia aveva cercato per anni la libertà: il suo nome significa “colei che si solleva” (Udine  Today – 18 april2025)
Samia Bent Rejab Kedim avrebbe compiuto 47 anni il prossimo 16 luglio. La sua vita è stata brutalmente interrotta intorno alle 11 di giovedì 17 aprile, per mano dell’ex marito, dal quale era riuscita a divorziare dopo anni di violenze psicologiche e fisiche
Ci sono circa 300 metri tra l’appartamento dove viveva Samia Bent Rejab Kedim e quello dove ha abitato per anni Lauretta Toffoli. Entrambe le palazzine si affacciano su via della Valle, a Udine, tra i quartieri di San Rocco e Sant’Osvaldo. Entrambe le abitazioni sono all’interno di complessi gestiti dall’Ater. Entrambe le donne sono state uccise per mano di un uomo. Kedim, 46 anni, è stata assassinata dall’ex marito, Toffoli da un vicino di casa. Entrambi gli uomini erano agli arresti domiciliari. In entrambi i casi le misure cautelari non hanno funzionato come dovrebbero. Intorno a quei 300 metri praticamente solo altre case, quasi nessun esercizio commerciale, solo palazzine che il più delle volte vivono nel silenzio blando della quotidianità della prima periferia cittadina. “Qui si sta tranquilli, non ci sono mai schiamazzi né c’è la confusione che caratterizza altri complessi popolari”, ci riferisce una residente. Eppure sono passati appena tre anni dal brutale femminicidio di Lauretta Toffoli, a pochi passi di distanza. Questo testimonia quanto la ferocia risieda nell’intimità…

Samia uccisa dall’ex ai domiciliari, la figlia: «Mamma era terrorizzata da mio padre, perché nessuno l’ha aiutata?» (Leggo – 19 aprile 2025)
L’uomo è poi morto in un incidente stradale
«Non perdonerò mai mio padre. La mamma voleva solo essere libera e felice. Non è stato fatto abbastanza per aiutarla». Sono le parole di Miriam Saadi, 21 anni, figlia di Samia Bent Rejab Kedim, 46 anni, uccisa giovedì a Udine dall’ex marito, Mohamed Naceur Saadi, 59 anni, poi morto in un incidente stradale.
Parlando al Messaggero Veneto, Miriam racconta: «La mamma aveva subito più volte violenze da lui», «era stata minacciata di morte più volte. Era terrorizzata». L’uomo era sottoposto agli arresti domiciliari a Monfalcone, con il braccialetto elettronico, ma nei frangenti in cui poteva uscire ha raggiunto Udine. «Non è possibile che sia successa una cosa simile – si sfoga Miriam – ora siamo rimasti soli, io, mia sorella Sabrina e mio fratello, ancora minorenne», che ha dato l’allarme. «Quando è arrivato davanti alla porta di casa ha subito capito, dalle urla e dai rumori, che stava succedendo qualcosa di grave. Ha tentato di aprire la porta per aiutare la mamma ma non ci è riuscito. Era disperato. Perché a mio padre sono stati concessi due giorni liberi ogni settimana? Non dovevano lasciarlo uscire e la mamma doveva essere tutelata. Chiediamo giustizia e vogliamo anche capire che cosa non ha funzionato. Chi ha sbagliato deve pagare».
L’uomo, tre giorni fa, si era presentato in tribunale a Udine per la prima udienza della separazione giudiziale. Non accettava l’idea di lasciare libera Samia. «La mamma – conclude Miriam – lo aveva denunciato più volte ma poi, per paura e per il timore di danneggiare la famiglia, aveva sempre ritirato le denunce. Alla fine aveva trovato il coraggio e mio padre era finito in carcere ma non è servito perché lo hanno fatto uscire. Una donna che presenta così tante denunce, anche se poi le ritira, va aiutata. Invece nessuno ha fatto nulla».


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