Nardino Biscuola, 77 anni. Uccide la convivente con oltre 40 coltellate. Riconosciuto seminfermo di mente, viene condannato a 21 anni poi ridotti a 9 anni e 4 mesi di carcere
Porto di Legnago (Verona), 8 Novembre 2011
Titoli & Articoli
La compagna è troppo ansiosa, anziano la uccide a coltellate (Corriere del Veneto – 9 novembre 2011)
Porto di Legnago. Nardino Biscuola, 77 anni, ha detto ai carabinieri che la donna con cui conviveva lo assillava ogni giorno con le medicine da prendere
Era troppo ansiosa e lo stava assillando perché prendesse tutte le medicine necessarie per curarsi: per questo motivo un anziano ha ucciso la compagna a coltellate. È accaduto a Porto di Legnago, nel Veronese. Un raptus violento e Nardino Biscuola, 77 anni, ha ucciso con numerose coltellate, oltre 10, la sua compagna Carlina De Tomi (65). Poi l’uomo, resosi conto di quello che aveva fatto, ha chiamato il 112 e ha confessato l’omicidio ai carabinieri. La coppia viveva insieme dallo scorso marzo nell’appartamento del figlio della donna, rimasta vedova da qualche anno. Era una coppia, a detta di tutti, in sintonia.
L’uomo era affetto da diverse malattie che lo costringevano a continue cure e medicine d’ogni sorta a varie ore del giorno. Carlina De Tomi curava amorevolmente il suo compagno e non mancava di scandirgli il tempo per prendere le pillole. A detta dell’uomo era però troppo apprensiva e assillante e – secondo gli investigatori – sarebbe stata questa la causa della lite durante la notte: un battibecco poi degenerato con l’uccisione della donna da parte di Biscuola con un coltello da cucina. Poi, ha scritto un biglietto per il figlio della donna: «Tua mamma – si legge nella missiva – mi ha avvelenato, ma io l’ho accoltellata e così siamo pari». Biscuola è stato portato in caserma, dove poi si è recato il pm scaligero Pascucci che ha disposto l’arresto per l’omicida e l’autopsia per la donna. (Ansa)
Anziano uccide compagna, ‘siamo pari’ (Gazzetta del Mezzogiorno – 9 novembre 2011)
Lo stava assillando perché prendesse tutte le medicine necessarie per curarsi: per questo motivo un anziano ha ucciso la compagna a coltellate. E’ accaduto a Porto di Legnago, nel veronese. Un raptus violento e Nardino Biscuola, 77 anni, ha ucciso con oltre 10 coltellate Carlina De Tomi (65).L’uomo ha confessato l’omicidio ai carabinieri. La coppia viveva insieme da marzo.”Tua mamma – si legge nella missiva al figlio di lei – mi ha avvelenato, io l’ho accoltellata e così siamo pari”.
Nessuno sconto al pensionato-killer. Condanna a 21 anni, pronto l’appello (Corriere del Veneto – 3 luglio 2012)
Uccise la compagna con 40 coltellate. Pena appesantita, il pm aveva chiesto cinque anni in meno. Il verdetto accolto con stupore: «Lei voleva avvelenarmi»
Contro di lui il pubblico ministero Giovanni Pietro Pascucci aveva chiesto una condanna a 16 anni di reclusione ma a non concedergli alcuno sconto, lunedì, sono stati i giudici della corte d’assise di Verona, che all’uscita dalla camera di consiglio (dove si sono trattenuti per meno di un’ora) gli hanno inflitto addirittura 5 anni di più.
Alla fine, dunque, è stato con la pesante condanna a 21 anni di reclusione per l’accusa di omicidio volontario che si è concluso il processo di primo grado nei confronti di Nardino Biscuola, che di anni ormai ne ha quasi 78 (è nato il 5 dicembre 1934) e che lo scorso novembre, nel cuore della notte, ha infierito più e più volte (addirittura una quarantina, come avrebbe in seguito chiarito l’autopsia) con un coltello sull’incolpevole compagna di tredici anni più giovane, Carlina De Tomi, non lasciandole purtroppo alcuno scampo. Anche ieri (come in tutte le altre udienze del processo) presente in aula, il pensionato di Legnago alla lettura del verdetto è rimasto attonito, quasi impietrito, come se non si rendesse affatto conto di quanto si era appena consumato in tribunale.
A fianco a lui, l’avvocato di fiducia Veronica Benedetti Vallenari, che ha preso in carico la sua difesa sin dall’inizio di questa vicenda e che anche ieri, fino all’ultimo, si è battuta in aula durante la sua appassionata arringa per far prevalere la tesi della «totale infermità e incapacità di mente» di Biscuola, che avrebbe garantito al suo cliente un ben più mite trattamento giudiziario. Persino il pm Pascucci, d’altro canto, a coronamento della propria requisitoria aveva riconosciuto all’anziano imputato la seminfermità mentale. Invece, al rientro in aula dopo la discussione, si è rivelato un dispositivo senza alcuna concessione quello scandito in aula dal presidente della corte d’assise, il giudice Dario Bertezzolo (a latere la collega Paola Vacca): da parte della corte, inoltre, le circostanze aggravanti contestate sono state ritenute equivalenti a quelle generiche.
«A questo punto, da parte nostra, attenderemo il deposito delle motivazioni (che ieri i magistrati hanno annunciato avverrà entro il termine di novanta giorni, ndr), dopodiché – ha annunciato l’avvocato Benedetti Vallenari – proporremo immediatamente ricorso in appello alla Corte d’assise di Venezia». Un appuntamento, quello del processo di secondo grado, che Biscuola attenderà dalla struttura di cura dove si trova attualmente assistito e sottoposto a regolari terapie: nessun rischio di far ritorno dietro le sbarre del carcere di Montorio, quindi, almeno finché la sentenza non diventerà definitiva con la pronuncia della Cassazione.
Quella di Nardino, del resto, è una fissazione di cui la sua mente non si è mai liberata, neppure dopo la tragica morte della «sua» Carlina: «Dovevo ucciderla, lei mi stava avvelenando », ha infatti continuato a ripetere anche durante la sua vibrante deposizione che ha costituito l’atto-clou alla precedente udienza del processo. «Dopo aver ucciso lei, volevo ammazzare anche me, ma colpendola così forte la lama del coltello che dovevo usare anche per me alla fine si è spezzata», ha rivelato lui stesso in tribunale. Nel folle piano di sangue ideato dall’anziano di Legnago, dunque, si sarebbe dovuto trattare di un omicidio-suicidio: l’imprevista rottura dell’arma risultata letale alla povera Carlina, però, avrebbe fatto «saltare» la seconda parte del progetto. E adesso, a Nardino, non resta che fare i conti con una condanna pesante. Sempre che se ne sia reso conto. (di Laura Tedesco)
Accoltellò a morte la sua convivente Nardino Biscuola rinchiuso in carcere (l’Arena – 21 novembre 2014)
Il pensionato uccise nel 2011 Carlina De Tomi con la quale era andato ad abitare da pochi mesi
È diventata esecutiva la condanna a nove anni e quattro mesi di carcere per Nardino Biscuola, il 79enne che la notte del 9 novembre 2011 accoltellò a morte, a Porto di Legnago, la sua compagna Carlina De Tomi, temendo che lo stesse avvelenando. L’altro ieri, l’ufficio Esecuzioni penali della Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Venezia ha emesso un ordine di carcerazione nei confronti del pensionato, dopo che gli stessi giudici, lo scorso marzo, avevano riconosciuto la seminfermità mentale dell’uomo, riducendo di oltre 10 anni la pena inflittagli in primo grado. Biscuola, che si trovava ai domiciliari nella «Casa San Giuseppe» di Ronco, è stato così trasferito dai carabinieri della locale stazione nella casa circondariale di Montorio.
Si chiude così l’iter giudiziario di un omicidio avvenuto tre anni fa, quando Biscuola uccise quella che da pochi mesi era diventata la sua convivente. Carlina De Tomi, all’epoca 65enne, aveva conosciuto il suo futuro assassino al Centro diurno della casa di riposo. I due, anche per combattere la solitudine, avevano poi deciso di vivere assieme in via Alighieri, a Porto.
L’anziano assumeva farmaci per combattere il mal di stomaco. Durante quella cura, nella mente del pensionato si era insinuato il sospetto che Carlina, una donna vitale e sempre disponibile ad aiutare gli altri, lo stesse avvelenando, somministrandogli farmaci che invece di migliorarne le condizioni lo facevano stare peggio. Con questo pensiero fisso in testa, Biscuola impugnò un coltello e ammazzò la sua compagna.



