Nicolò Di Stefano, 24 anni. Massacra a coltellate la fidanzata. Condannato a 20 anni con rito abbreviato, pena ridotta a 16 in appello
Roma, 21 Giugno 2008
Titoli & Articoli
Coppia di giovani trovati con vene e gola tagliate: lei morta, lui gravissimo (La Stampa – 22 giugno 2008)
Sul letto un biglietto con cui chiedevano «scusa».
«Speriamo di non avervi deluso. Siamo stanchi, perdonateci. Lasciateci insieme, addio». È il biglietto di scuse, diretto ai loro cari, che hanno lasciato Nicolò Di Stefano, 24 anni, e la fidanzata Loredana Benincasa 25 anni. Li hanno trovati, con la gola squarciata, i genitori di Nicolò: lui in gravi condizioni, lei ormai senza vita. Loredana aveva anche i polsi tagliati. Erano riversi sul letto dell’appartamento nel quale convivevano, in vicolo dell’Acqua Paola, quartiere Trionfale, un quartiere residenziale della capitale. Una scena terribile per i genitori del giovane che abitano al piano superiore della villetta e che forse all’ora della tragedia erano in casa: i due fidanzati erano in un lago di sangue.
Superato lo shock Roberto, il padre di Nicolò, ha dato subito l’allarme e chiamato i soccorsi, ma, per la giovane ormai non c’era più niente da fare. Il figlio invece ancora respirava: è stato subito trasportato al vicino Policlinico Gemelli e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Ora è in rianimazione. Su lui pende un’accusa gravissima: è accusato di omicidio, un’ipotesi di reato che spiegherebbe la tragedia come un omicidio, ovvero un «suicidio assistito», e un tentato suicidio. Secondo la ricostruzione di inquirenti e degli investigatori della squadra mobile romana Nicolò avrebbe aiutato la compagna ad uccidersi (un suicidio così cruento, è stato fatto notare, è anche difficile da attuare da soli) e poi avrebbe tentato di togliersi la vita.
Trovate anche le armi del duplice, disperato gesto: vicino al letto, sul quale erano riversi i corpi, c’erano due rasoi da barbiere e un coltello a serramanico ancora sporchi di sangue. Il biglietto, anche questo accanto al letto, portava la firma dei due e, da un primo esame, sarebbe stato scritto da entrambi. Delineati i contorni della tragedia, non è chiaro però il perchè: gli investigatori parlano di «un dramma familiare» senza però fornire altri dettagli. Ora tocca capire perchè Nicolò e Loredana, insieme da due anni, senza problemi economici, con un lavoro, si sono decisi ad un gesto così eclatante e drammatico. La madre del ragazzo è arrivata alla villetta in lacrime e sconvolta, la sorella di Loredana urlando «cosa è successo?», poi si è accasciata a terra per un malore. Anche i vicini non possono credere alla triste fine di Loredana e a Nicolò, accusato di omicidio e in gravi condizioni: «erano una coppia tranquilla e affiata, vivevano insieme da due anni, sembravano felici», ripetono a tutti.
Loredana uccisa nella notte: dieci ore per simulare il suicidio (Il Messaggero, 25 giugno 2008)
Omicidio premeditato. Quando Nicolò Di Stefano lascerà l’ospedale, dovrà affrontare un processo con la prospettiva di almeno trent’anni di carcere. Il giovane che nel fine settimana ha ucciso alla Pineta Sacchetti la fidanzata, Loredana Benincasa, tentando poi di togliersi la vita, da ieri è formalmente accusato di averla lucidamente assassinata e seviziata.
I risultati dell’autopsia hanno capovolto il giallo di via dell’Acqua Paola. Altro che volontà di farla finita insieme. La vittima stringeva tra le dita ciocche di capelli del “suo” ragazzo, prova di una lotta accanita con l’assassino, ed è stata colpita da un coltello al torace, all’addome, alle gambe, alle braccia, alla testa, segno che ha cercato disperata di difendersi. Cambia anche l’ora del delitto. Lory così la chiamava lui non è stata ammazzata domenica mattina. Di Stefano l’avrebbe massacrata nella villetta condivisa coi genitori sabato sera e avrebbe usato la notte per inscenare la storia del duplice suicidio.
La tragedia è stata scoperta dal padre di Di Stefano, 24 anni, verso le undici di domenica. Loredana Benincasa, 25, era già morta. Nicolò era lì accanto. Il movente, secondo gli investigatori della Squadra Mobile, diretta da Vittorio Rizzi, è il più “banale”: la storia era finita, lei voleva lasciarlo.
Il giovane, ex studente della Lumsa come la compagna, ha colpito la vittima una trentina di volte. L’ultima lite si è consumata tutta in camera da letto. Il fidanzato di Lory, quando l’ha vista senza vita, ha effettivamente tentato il suicidio, tagliandosi i polsi e la gola. È tuttora ricoverato al Policlinico “Gemelli”. Sta migliorando. «Voleva uccidersi nota uno degli investigatori ma evidentemente non ha affondato su di sé i colpi con la stessa forza che ha usato per la vittima». Gli uomini della Mobile, a questo punto, non escludono neppure che «Di Stefano si sia ferito il più tardi possibile, convinto che i genitori, non vedendolo e non sentendolo, sarebbero andati a cercarlo». I Di Stefano abitano al primo piano di una villetta in via dell’Acqua Paola. Il figlio e la ragazza vivevano al piano di sotto. Il giovane non ha “scherzato” neppure su se stesso: le ferite non erano mortali, ma l’emorragia gli ha provocato due arresti cardiaci. Comunque sia andata, gli agenti ieri pomeriggio gli hanno notificato, attraverso il legale, un ordine di arresto. C’è anche l’aggravante di aver agito con crudeltà. Nicolò, secondo l’ipotesi investigativa, «potrebbe aver tagliato la gola e i polsi della fidanzata quando lei era già morta o moribonda per dare un minimo di credibilità alla vicenda» Il giovane, quando le condizioni di salute lo consentiranno, verrà portato nel carcere di Regina Coeli.
Si è rivelato una messinscena anche il biglietto di addio diretto ai familiari. Era stato trovato su un comò nella camera da letto del delitto. «Scusateci si leggeva sul foglio scritto a stampatello Speriamo di non avervi deluso. Lasciateci insieme anche dopo…». Il messaggio sembrava scritto, a prima vista, con due grafie diverse. Doveva avvalorare l’idea di un duplice suicidio o di un omicidio-suicidio deciso di comune accordo. Ma gli investigatori, dopo un esame più approfondito, si dicono «certi» che sia tutto opera di Di Stefano, dalla prima all’ultima riga. «C’è stata una colluttazione violenta tra i due ragionano alla Squadra Mobile Lei non voleva ripensarci. Pare che stesse facendo preparativi per andarsene il giorno successivo. A quel punto si è scatenata la furia assassina». Il più classico dei raptus. Solo perché Loredana Benincasa, solare, piena di vita, aveva deciso di continuare altrove l’avventura dell’esistenza. (di Luca Lippera)
Link
In memoria di
Roma, uccise fidanzata: condannato (TgCom24 – 7 maggio 2009)
A Di Stefano venti anni di carcere
E’ stato condannato a venti anni di carcere Nicolò Di Stefano, il 25enne accusato di aver ucciso a coltellate la fidanzata, Loredana Benincasa, in una villetta nel quartiere Trionfale a Roma. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal gup Cecilia Demma, che ha escluso l’aggravante della premeditazione. Dopo il delitto, secondo l’accusa, Di Stefano simulò anche un tentativo di suicidio.
UCCISE FIDANZATA E INSCENÒ OMICIDIO-SUICIDIO, PENA RIDOTTA IN APPELLO
Si è visto ridurre di quattro anni la condanna nel processo d’appello, passando da 20 a 16 anni di reclusione
A stabilire la riduzione sono stati i giudici della I Corte d’Assise d’appello che, ricalcolando la pena, hanno escluso l’aggravante della minorata difesa, concedendo le attenuanti equivalenti all’aggravante della crudeltà. Il sostituto procuratore generale Antonio Larosa, aveva invece chiesto di condannare l’imputato a 30 anni di carcere, contestando anche l’aggravante della premeditazione che nel giudizio di primo grado fu esclusa al termine del processo con rito abbreviato celebrato il 7 maggio 2009 davanti al gup Cecilia Demma. Nel corso dell’inchiesta il ragazzo era stato sottoposto ad una perizia psichiatrica per stabilire se fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto e risultò che poteva stare in giudizio, essendo validamente imputabile.
… ad aggravare la posizione del ragazzo vi furono i risultati dell’autopsia dalla quale emerse che la ragazza avrebbe cercato di difendersi: sulle sue mani furono trovate diverse ferite. Gli esami effettuati al policlinico Gemelli sul corpo della ragazza, trovata sul letto della sua casa con la gola squarciata e le ferite di trenta coltellate, rivelarono che Loredana si difese e che Nicolò la colpì più volte, senza lasciarle scampo. Colpi violenti, profondi: per la giovane il tentativo disperato di difendersi da tanta violenza non bastò a evitarle la morte.
Indagando sulla relazione dei due giovani, gli investigatori scoprirono che la coppia non sarebbe stata così affiatata, ma anzi il presunto omicidio-suicidio sarebbe stato un escamotage per sviare le indagini dalla circostanza che si sarebbe trattato un delitto maturato al culmine di un violento litigio tra i due causato dall’ossessione che il ragazzo nutriva per la fidanzata.
