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Loredana Benincasa, 25 anni. Massacrata con oltre 30 coltellate dal convivente

Roma, 21 Giugno 2008

 


Titoli & Articoli

Loredana uccisa nella notte: dieci ore per simulare il suicidio (Il Messaggero, 25 giugno 2008)
Omicidio premeditato. Quando Nicolò Di Stefano lascerà l’ospedale, dovrà affrontare un processo con la prospettiva di almeno trent’anni di carcere. Il giovane che nel fine settimana ha ucciso alla Pineta Sacchetti la fidanzata, Loredana Benincasa, tentando poi di togliersi la vita, da ieri è formalmente accusato di averla lucidamente assassinata e seviziata.
I risultati dell’autopsia hanno capovolto il giallo di via dell’Acqua Paola. Altro che volontà di farla finita insieme. La vittima stringeva tra le dita ciocche di capelli del “suo” ragazzo, prova di una lotta accanita con l’assassino, ed è stata colpita da un coltello al torace, all’addome, alle gambe, alle braccia, alla testa, segno che ha cercato disperata di difendersi. Cambia anche l’ora del delitto. Lory così la chiamava lui non è stata ammazzata domenica mattina. Di Stefano l’avrebbe massacrata nella villetta condivisa coi genitori sabato sera e avrebbe usato la notte per inscenare la storia del duplice suicidio.
La tragedia è stata scoperta dal padre di Di Stefano, 24 anni, verso le undici di domenica. Loredana Benincasa, 25, era già morta. Nicolò era lì accanto. Il movente, secondo gli investigatori della Squadra Mobile, diretta da Vittorio Rizzi, è il più “banale”: la storia era finita, lei voleva lasciarlo.
Il giovane, ex studente della Lumsa come la compagna, ha colpito la vittima una trentina di volte. L’ultima lite si è consumata tutta in camera da letto. Il fidanzato di Lory, quando l’ha vista senza vita, ha effettivamente tentato il suicidio, tagliandosi i polsi e la gola. È tuttora ricoverato al Policlinico “Gemelli”. Sta migliorando. «Voleva uccidersi nota uno degli investigatori ma evidentemente non ha affondato su di sé i colpi con la stessa forza che ha usato per la vittima». Gli uomini della Mobile, a questo punto, non escludono neppure che «Di Stefano si sia ferito il più tardi possibile, convinto che i genitori, non vedendolo e non sentendolo, sarebbero andati a cercarlo». I Di Stefano abitano al primo piano di una villetta in via dell’Acqua Paola. Il figlio e la ragazza vivevano al piano di sotto. Il giovane non ha “scherzato” neppure su se stesso: le ferite non erano mortali, ma l’emorragia gli ha provocato due arresti cardiaci. Comunque sia andata, gli agenti ieri pomeriggio gli hanno notificato, attraverso il legale, un ordine di arresto. C’è anche l’aggravante di aver agito con crudeltà. Nicolò, secondo l’ipotesi investigativa, «potrebbe aver tagliato la gola e i polsi della fidanzata quando lei era già morta o moribonda per dare un minimo di credibilità alla vicenda» Il giovane, quando le condizioni di salute lo consentiranno, verrà portato nel carcere di Regina Coeli.
Si è rivelato una messinscena anche il biglietto di addio diretto ai familiari. Era stato trovato su un comò nella camera da letto del delitto. «Scusateci si leggeva sul foglio scritto a stampatello Speriamo di non avervi deluso. Lasciateci insieme anche dopo…». Il messaggio sembrava scritto, a prima vista, con due grafie diverse. Doveva avvalorare l’idea di un duplice suicidio o di un omicidio-suicidio deciso di comune accordo. Ma gli investigatori, dopo un esame più approfondito, si dicono «certi» che sia tutto opera di Di Stefano, dalla prima all’ultima riga. «C’è stata una colluttazione violenta tra i due ragionano alla Squadra Mobile Lei non voleva ripensarci. Pare che stesse facendo preparativi per andarsene il giorno successivo. A quel punto si è scatenata la furia assassina». Il più classico dei raptus. Solo perché Loredana Benincasa, solare, piena di vita, aveva deciso di continuare altrove l’avventura dell’esistenza. (di Luca Lippera)


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