Piero Bergantino, 78 anni, manager assicurativo in pensione ed ex ispettore della Lega Calcio, padre. Uccide la moglie a colpi di pistola. Condannato all’ergastolo ridotto a 24 anni in Appello
Roma, 19 Giugno 2022
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Roma, l’assassino di via Mascagni: «Ho sparato per sbaglio a mia moglie, poi l’ho finita: soffriva troppo» (Corriere della Sera – 21 giugno 2022)
Piero Bergantino, assicuratore ed ex ispettore della Lega Calcio, ha spiegato l’omicidio della consorte Caterina D’Andrea nel loro appartamento al quartiere Africano. Il suo avvocato: «Era sconvolto». In contatto a lungo con ds e presidenti di società di calcio
«Ho rimosso la pistola da sotto il cuscino ed è partito un colpo per errore. Uno sparo devastante. Mia moglie era in condizioni disperate. Ho perso la testa. Il secondo colpo l’ho sparato per non farla soffrire. Sono disperato». È la spiegazione che Piero Bergantino, 76 anni, ex assicuratore ma anche ispettore della Lega Calcio per molto tempo, spesso a bordo campo allo stadio Olimpico nelle partite della Lazio e della Roma, in contatto con direttori sportivi e presidenti di importanti società anche di serie A, ha dato al pm Alessia Natale a proposito della morte della moglie Caterina D’Andrea, 72 anni. La Procura contesta a Bergantino l’omicidio volontario aggravato dal legame familiare.
La tragedia domenica scorsa in via Pietro Mascagni, quartiere Africano. L’anziano – difeso dagli avvocati Giorgio Beni e Marco Macchia – si è costituito lunedì dopo aver vegliato il corpo della moglie 24 ore. «È da anni che tengo la pistola sotto il cuscino per via dei furti subìti», ha tentato di giustificarsi Bergantino, apparso in stato confusionale. Il legame con la moglie era solido secondo le testimonianze raccolte, però la ricostruzione fornita dall’ex manager non appare convincente. Al vaglio i messaggi sul telefono.
«Lunedì pomeriggio ero solo in studio – racconta proprio l’avvocato Beni – quando Bergantino mi ha telefonato. Voleva incontrarmi e gli ho detto di venire qui. Lo conosco da una decina di anni, una persona molto gentile, disponibile. Aveva un ufficio a Porta Pia che dopo la pensione ha lasciato alla figlia Ilaria. Io ero un suo cliente e poi abbiamo cominciato a incontrarci allo stadio». «Quando è entrato da me, si è seduto e in lacrime mi ha raccontato quello che aveva fatto. Ho avuto la sensazione che volesse farla finita anche lui, me lo ha detto più volte, era disperato, anche se non ha voluto rivelare i motivi che lo hanno indotto a sparare alla moglie. Mi ha solo confessato che per un giorno intero ha girovagato per casa con la moglie morta nell’appartamento. Era ovviamente in stato confusionale».
«La signora Caterina la conoscevo solo di vista, ma saputo di problemi fra di loro. Comunque – dice ancora l’avvocato – non ero il suo legale anche perché in tanti anni al massimo gli ho seguito un ricorso per una multa. Ho cercato di calmarlo, per fortuna aveva lasciato la pistola in macchina: me lo ha detto, ma mi ero già accorto che non l’aveva quando l’ho abbracciato per tranquillizzarlo. Gli ho detto che l’unica cosa da fare era chiamare subito la polizia e così ho fatto. Ma ripeto: non l’ho mai considerato una persona violenta. Quello che è successo è stato davvero una sorpresa». (
Roma, uccise la moglie: Piero Bergantino condannato all’ergastolo (Rai News – 5 giugno 2024)
Il primo colpo di pistola partito “per errore“, il secondo per “non farla soffrire”, ma i giudici non hanno creduto alla versione del 78enne. Il delitto il 19 giugno del 2022 nell’appartamento della coppia in via Pietro Mascagni
La Corte d’Assise di Roma ha condannato all’ergastolo Piero Bergantino, il 78enne che uccise la moglie Caterina D’Andrea il 19 giugno del 2022 con due colpi di arma da fuoco nel loro appartamento di via Pietro Mascagni, nella zona nord della Capitale. La vittima aveva 72 anni. Il marito, un assicuratore in pensione, dopo l’omicidio si recò dal suo avvocato per costituirsi.
L’uomo ha sempre detto agli inquirenti che il primo colpo di pistola è partito per errore. I due erano a casa, appena tornati dal mare. Lui stava maneggiando l’arma, regolarmente detenuta, quando è partito per errore un colpo che ha centrato la moglie, che si è accasciata sul letto. Poi un secondo colpo, quest’ultimo volontario, “per non farla soffrire”. Una versione dei fatti che non ha convinto il giudice, che lo ha infatti condannato alla pena dell’ergastolo per omicidio volontario aggravato.
Sparò e uccise la moglie, pena ridotta in appello per l’assicuratore del Nomentano (la Repubblica – 9 gennaio 2025)
Nel 2022 l’uomo, che all’epoca aveva 78 anni, tolse la vita alla consorte Caterina D’Andrea, poi si costituì
A 78 anni aveva ucciso la moglie sparandole due volte. Un femminicidio avvenuto nel cuore di Roma Nord che aveva portato i giudici di primo grado a condannare all’ergastolo l’assicuratore Pietro Bergantino. Adesso però la corte d’Appello ha ridotto la pena: dovrà scontare 24 anni di prigione.
Il femminicidio di Caterina D’Andrea, 73 anni, era avvenuto nel giugno del 2022 in via Mascagni. “Era una coppia riservata: mai un litigio, erano sempre insieme”, dicevano i vicini della coppia che viveva in un palazzo signorile del quartiere Trieste. Entrambi assicuratori, avevano trascorso la vita insieme. Mai un segnale che potesse fare pensare a un epilogo simile. Invece il 19 giugno di tre anni fa Bergantino ha preso la pistola che, a 78 anni, deteneva legalmente. Quindi ha sparato. Poi è uscito di casa e ha bussato alla porta del suo avvocato. Insieme erano andati alla polizia e Bergantino aveva raccontato ogni cosa. La sentenza di primo grado, all’ergastolo, sembrava dunque scontata. Adesso il lieve sconto di pena. (di Andrea Ossino)


