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Raimondo Gaspa, 31 anni, disoccupato. Massacra di botte, strangola e uccide con 51 coltellate la donna di cui si è invaghito. Condannato all’ergastolo in primo e secono grado, ridotto a 30 anni dalla Cassazione, dopo 22 anni è libero ma viene arrestato nuovamente per stalking

Sassari, 23 Giugno 2002


Titoli & Articoli

Corriere della Sera – 26 giugno 2002

 

 


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In memoria di

Uccise una donna. Femminicida scarcerato diventa stalker di una 20enne (Rai News – 17 giugno 2024)
Raimondo Gaspa fu arrestato in Sardegna nel 2002 per l’omicidio di Monica Moretti, ora arrestato per molestie a una ragazza
Nel 2002 fu arrestato in Sardegna per l’omicidio di Monica Moretti, una dottoressa di 38 anni. Dopo 22 anni è tornato il libertà – ad aprile scorso – Raimondo Gaspa, oggi 52enne, è finito di nuovo in cella per aver perseguitato un’altra donna, una ragazza di 20 anni, fidanzata di un detenuto, conosciuta a Rebibbia. La giovane ha trovato il coraggio di denunciarlo. era il giugno 2022. Gaspa aveva ucciso Monica Moretti con 51 coltellate, perché lei lo aveva respinto. Nel 2004 l’uomo fu condannato all’ergastolo. L’anno dopo la Cassazione annullò la sentenza della corte d’appello e stabilì la nuova pena.
Grazie a una serie di permessi, però, Gaspa era riuscito a ottenere una serie di benefici entrando in contatto con una ragazza conosciuta proprio in carcere, durante i colloqui con i parenti, perché fidanzata di un altro recluso. L’ha iniziata a perseguitare e da lì, per la donna, è iniziato l’incubo. Scarcerato lo scorso 21 aprile dal carcere di Rebibbia, Gaspa ha continuato con le molestie.
Sono stati così raccolti una serie di indizi che hanno ricostruito il quadro. Il giorno stesso in cui era uscito dal carcere, Raimondo Gaspa aveva effettuato due chiamate anonime alla ragazza e nel corso di una di queste e le ha inviato esplicite avances di natura sessuale. Secondo il gip che ha firmato l’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere, Gaspa “risulta a oggi attinto da un irrefrenabile impulso criminale che lo ha portato a riprodurre, a poche ore dalla sua scarcerazione dopo 22 anni ristretto per l’omicidio volontario della donna di cui si era invaghito nel 2002, gravi condotte illecite ponendo in essere comportamenti criminosi che denotano una vera e propria serialità”.

 Raimondo Gaspa nel 2003 durante il processo per l'assassinio della urologa di Sassari Monica Moretti

Sassari, l’assassino di Monica Moretti uscito dal carcere a Roma e riarrestato: perseguitava la fidanzata di Federico Ciontoli (la Nuova Sardegna – 17 giugno 2024)
Raimondo Gaspa aveva notato la ragazza durante le visite che faceva a Rebibbia dove il giovane è rinchiuso perché coinvolto nell’omicidio del ventenne Marco Vannini
Secondo la ricostruzione fatta dalla polizia Raimondo Gaspa avrebbe cominciato a molestare Viola Giorgini, la ventenne fidanzata di un altro detenuto, Federico Ciontoli, il giorno stesso in cui è uscito dal carcere di Rebibbia dopo 22 di reclusione per aver assassinato nel 2002 con 51 coltellate una giovane dottoressa di Sassari, l’urologa Monica Moretti.
Gaspa è di nuovo sotto accusa, stavolta per aver perseguitato una giovane che aveva notato durante i colloqui di lei col fidanzato recluso anch’egli a Rebibbia. Questo nuovo arresto di Gaspa solleva molti interrogativi cui dà voce l’assessora alle Attività produttive e Pari Opportunità del Campidoglio, Monica Lucarelli: «Questo caso dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale e urgente rafforzare le misure di protezione per le donne vittime di violenza e stalking. Non possiamo permettere che chi ha già compiuto crimini così efferati continui a rappresentare una minaccia per la società e, soprattutto, per le donne. E’ necessario un impegno congiunto e deciso da parte di tutte le istituzioni e degli enti preposti alla sicurezza per garantire che episodi del genere non si ripetano. E’ inutile rendere più pesanti le pene se non si investe maggiormente in programmi di riabilitazione e monitoraggio post-detenzione per prevenire ogni forma di recidiva».
Viola Giorgini, la giovane vittima dello stalking di Gaspa, è la fidanzata di Federico Ciontoli, condannato in via definitiva a 9 anni e 4 mesi di carcere per concorso anomalo in omicidio volontario, di Marco Vannini, il 20enne ucciso la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, con un colpo di pistola sparato da Antonio Ciontoli, padre di Federico. Raimondo Gaspa aveva adocchiato la sua “preda” durante l’attesa per un colloquio in carcere. L’uomo, dopo essersi procurato il numero di telefono della ragazza, ha iniziato a perseguitarla e a molestarla, facendole anche pesanti proposte a sfondo sessuale, al punto da indurla, preoccupata e spaventata, a cambiare la propria residenza.
Raimondo Gaspa oggi 52enne uccise Monica Moretti, medico alla Asl di Sassari, dopo averla conosciuta nel reparto ospedaliero in cui Moretti prestava servizio come urologa. Si era invaghito di lei, «La chiamavo, ma non voleva conoscermi – aveva dichiarato Gaspa durante il processo -. Mi sono innamorato all’ospedale, ma lei non voleva saperne di me. Così ho deciso di andare a casa sua». Nel 2005 fu condannato a 30 anni di reclusione. (di Silvia Sanna)

 

Gli investigatori su Raimondo Gaspa: «È diabolico prima confessò, poi negò tutto» (la Nuova Sardegna – 17 giugno 2024)
Sferrò 51 coltellate all’urologa, poi tentò di bruciare il cadavere
Gli investigatori di allora lo definivano “diabolico”, Raimondo Gaspa. Uno capace di recitare a memoria il copione, di negare persino l’evidenza e di ignorare tutto quello che aveva raccontato nei minimi dettagli poco prima. Uno organizzato, cinico e pronto a “puntare la preda” senza mollarla mai fino alla fine. L’allora procuratore capo della Repubblica di Sassari Giuseppe Porqueddu – magistrato di grande esperienza e di valore – e il responsabile della sezione omicidi della questura di Sassari Peppino Pinna – protagonista di tanti casi risolti – raccolsero la sua confessione in piena notte, alle 3 del mattino, in un serrato confronto nella cella del carcere di San Sebastiano.
Lui raccontò tutto d’un fiato l’omicidio di Monica Moretti, comprese alcune telefonate il cui contenuto poteva essere conosciuto solo da una persona presente in casa in quel momento, anche perché quelle conversazioni non erano state ancora diffuse e di fatto erano segrete. E Raimondo Gaspa aveva potuto sentirle nascosto sotto il letto mentre la dottoressa telefonava. Poi il coltello utilizzato per colpire ripetutamente, 51 volte, Monica Moretti. Raimondo Gaspa raccontò che l’arma gli era stata messa a disposizione da un suo amico macellaio che la consegnò avvolta in una pagina del quotidiano La Nuova Sardegna. E in effetti il foglio del giornale venne poi trovato sul pianerottolo della casa della vittima. Una ulteriore prova tra le altre raccolte, soprattutto perché la perquisizione effettuata dagli investigatori permise di recuperare il giornale al quale mancava la pagina strappata per avvolgere il coltello e poi ritrovata sul luogo del femminicidio.
Dettagli chiari e inconfutabili inseriti in una confessione arricchita da una serie di riscontri da parte degli investigatori che fin da subito si mossero decisi verso Raimondo Gaspa. Ma lui dopo un po’ aveva ritrattato tutto negando di essere l’autore dell’omicidio di Monica Moretti e di avere poi tentato di distruggere il corpo con il fuoco. Nel corso di una serrata attività investigativa, gli inquirenti misero insieme tutte le parti di un mosaico accusativo che portò Raimondo Gaspa prima verso l’ergastolo e poi – con la riforma della sentenza da parte della Cassazione – alla condanna a 30 anni.
Decine di testimonianze quelle raccolte dagli esperti della sezione omicidi che avevano ricostruito tutto il piano premeditato di Raimondo Gaspa che dopo essere stato ricoverato in Urologia non voleva più andare via nonostante il suo ricovero non fosse più necessario. Il personale sanitario aveva raccontato che chiedeva in continuazione della dottoressa Moretti, dei turni e degli orari, della casa dove abitava. (g.baz.)

 

Gli investigatori su Raimondo Gaspa: «È diabolico prima confessò, poi negò tutto»

La sorella di Monica Moretti uccisa 22 anni fa a Sassari: «Raimondo Gaspa libero di delinquere, questa non è giustizia» (La Nuova Sardegna – 17 giugno 2024)
Noi familiari invece condannati all’ergastolo
Due anni fa, 20 anni dopo quella prima domenica d’estate in cui morì Monica e le luci – in quella famiglia così allegra e accogliente – si spensero per sempre. Due anni fa Debora Moretti, la sorella minore di Monica, disse che Raimondo Gaspa sarebbe dovuto rimanere in galera per sempre. «Quell’uomo ci ha uccisi tutti. Ci ha portato via Monica e ha condannato noi a vivere con il peso dell’assenza, perché provi ad andare avanti ma ti manca sempre un pezzo. È questo il destino terribile che capita alle famiglie che subiscono un lutto simile». Invece no, Gaspa è uscito dal carcere con abbondante anticipo: il 2030 era l’anno previsto, dopo una detenzione di 28 anni. Ad aprile, due mesi fa, l’assassino di Monica era già fuori, 6 anni prima rispetto al cerchietto nel calendario. Era libero, ma evidentemente non redento. Al contrario, come sembra dimostrare l’ultima inchiesta che lo riguarda, già puntato sul nuovo obiettivo. Un’altra donna da molestare, come fece con Monica 22 anni fa. Lei lo respinse, condannandosi a morte.
Per Debora Moretti è un altro giorno molto brutto. È arrabbiata, delusa, confessa di essere profondamente sfiduciata. «Provo sgomento, sono triste – dice – mi sento delusa da una giustizia che evidentemente deve essere rivista, per uno Stato che fa finta di tutelarci e invece ci abbandona». La pena dovrebbe essere certa, «invece – dice Debora – ci sono delinquenti che scontano in carcere poco più di metà della pena e poi escono e sono liberi di rifare ciò che hanno già fatto. Mentre noi familiari – aggiunge Debora Moretti – abbiamo l’ergastolo da innocenti, un ergastolo che, il nostro sì, dura tutta la vita». Non dice altro Debora, se non che le parole ora non servono ma «c’è solo da fare, da agire», perché queste ingiustizie non accadano più, perché chi commette crimini così efferati non sia messo nelle condizioni di poterlo rifare. Perché non ci siano altre “Moniche”. Secondo gli investigatori che hanno riportato Raimondo Gaspa in cella, c’era un alto rischio che potesse accadere. Perché nei confronti della ventenne conosciuta in carcere, Gaspa aveva messo in atto un copione fotocopia. Messaggi, telefonate, pedinamenti. Come con Monica. La sola differenza è che la dottoressa Moretti non conosceva il nome e il volto dello stalker che l’avrebbe uccisa. Aveva intuito che potesse trattarsi di un ex paziente e si era confidata con sua sorella Debora. Poco meno di due mesi prima del delitto, era maggio, Monica le aveva detto che un tipo la perseguitava, le faceva telefonate strane, in alcune stava zitto, in altre diceva cose senza senso. Era infastidita ma non particolarmente preoccupata: sentiva di poter gestire la situazione da sola. A Debora però aveva detto anche che se avesse continuato a starle addosso, l’avrebbe denunciato ai carabinieri. Non fece in tempo Monica. Perché il suo assassino lo vide in faccia per la prima volta nel suo appartamento, la mansarda di via Amendola a Sassari dove Raimondo Gaspa la uccise con 51 coltellate. Spegnendo la luce di Monica, la sua bontà, i suoi sogni. E della sua famiglia, di Debora, per sempre appesa al suo ricordo. (di Silvia Sanna)