Vito D’onghia, 55 anni, tassista abusivo, pluripregiudicato. Uccide l’ex investendola prima con l’auto e poi accoltellandola. Condannato a 30 anni
Crema, 21 Giugno 2008
Titoli & Articoli
Badante italiana uccisa a coltellate a Crema, fermato il presunto assassino (Corriere della Sera – 21 giugno 2008)
Arrestato in provincia di Brescia l’ex compagno della donna, 53 anni. L’avrebbe investita con l’auto e poi colpita
L’ha investita con l’auto, facendola cadere dalla bicicletta. Lei si è rialzata e si è messa a correre, ma lui l’ha inseguita a piedi, l’ha raggiunta e finita a coltellate. E’ morta così, intorno alle 7 di questa mattina a Crema (Cremona), Antonia Maria Sangiovanni, una badante italiana di 53 anni. L’assassino è fuggito in auto – una Saab nera – ma è stato visto da numerosi testimoni e inseguito da alcune guardie giurate. Le richerche, estese alle zone di Brescia e Bergamo, hanno presto portato all’arresto: nel pomeriggio i carabinieri di Chiari hanno arrestato in provincia di Brescia l’uomo ritenuto responsabile del delitto. Si tratta di Vito D’Onghia, 54 anni, originario di Bari e residente a Vigevano (Pavia). In passato aveva avuto una relazione con la vittima. Nella sua auto sarebbe stato ritrovato un coltello, forse l’arma del delitto.
L’INUTILE FUGA – Antonia Maria Sangiovanni, che tutti chiamavano Mariuccia, alle 6.30 di sabato mattina era uscita di casa in bicicletta per andare al lavoro. L’aggressore l’ha prima investita, poi inseguita a piedi e infine accoltellata. L’assassino è scappato lasciandola morire dissanguata nel cortile di un condominio, in via Enrico Martini. La donna, due volte vedova, aveva tre figli ed era originaria di Scannabue, frazione di Palazzo Pignano, nel cremonese.
«L’ ho uccisa per un debito» Confessa l’ omicida di Crema (Corriere della Sera – giugno 2008)
L’ agguato era premeditato, soldi e gelosia dietro il delitto
Ha confessato, quasi sollevato, Vito D’ Onghia, l’ uomo che sabato all’ alba ha ucciso Antonia Sangiovanni, 53 anni di Crema, con una trentina di coltellate. Al magistrato Claudia Moregola di Brescia ha detto che avrebbe dovuto ammazzare quella donna due anni fa, che lei non gli pagava un debito di 700 euro e, in più, che lo tradiva. L’ assassino ha un passato segnato da arresti per rapina, tentato omicidio, violenza carnale e altro ancora e aveva incontrato la sua vittima nel 2003: per quattro anni sarebbe stato l’ amante della donna, ma quest’ ultima aveva una relazione con un facoltoso agricoltore di Brignano, al quale chiedeva di continuo soldi, forse per alimentare la passione per il gioco d’ azzardo, che sembra accomunasse i due amanti.
«Dovevo ucciderla due anni fa, adesso mi daranno trent’ anni», ha detto l’ assassino, rassegnato e quasi sollevato. Il magistrato è orientato a contestargli l’ accusa di omicidio premeditato: D’ Onghia sembra infatti che abbia preparato l’ agguato. La sera prima era partito dalla sua roulotte di Vigevano, aveva passato la notte in auto a Crema e aveva chiamato Antonia alle 5.30 di sabato per chiederle per l’ ennesima volta i soldi.
Perché tanta insistenza? D’ Onghia avrebbe saputo che di recente la donna aveva ricevuto dall’ agricoltore un nuovo prestito, 3.500 euro. Riteneva dunque che Antonia sarebbe stata in grado di saldare il vecchio debito di 700 euro. Non ricevendo una risposta adeguata, l’ assassino l’ aveva minacciata e spaventata al punto che Antonia, che era già quasi arrivata in stazione per prendere il treno per Treviglio, aveva girato la bici per far ritorno a casa e barricarsi dentro. Errore fatale perché proprio lì la aspettava il suo carnefice. Ieri Vito D’ Onghia è stato portato nel carcere di Brescia, dove entro domani riceverà la visita del giudice delle indagini preliminari. Intanto, questa mattina a Crema è prevista l’ autopsia sul cadavere di Antonia Sangiovanni. (di Pier Giorgio Ruggeri)
Uccise badante di Brignano. Condannato a trent’anni (Eco di Bergamo – 18 dicembre 2009)
Partì in auto da Vigevano con un coltello e, dopo averla investita con la macchina, finì con trenta fendenti la donna che aveva amato, e che l’aveva lasciato. Accadde all’alba del 21 giugno 2008 a Crema. Mercoledì la Corte d’Assise di Cremona ha condannato Vito D’Onghia, 55 anni, pugliese d’origine e tassista abusivo, a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione di Antonia Sangiovanni, di 53 anni. Tutti la chiamavano «Mariuccia», era vedova con tre figli, aveva fatto la bidella a Treviglio e lavorava come badante nella Bergamasca, a Brignano Gera d’Adda, dove accudiva un’anziana ottantenne residente in via Colleoni.
Una perizia psichiatrica ha ritenuto l’uomo capace di intendere e di volere al momento del fatto. La sentenza è arrivata dopo cinque ore di camera di consiglio. I giudici hanno accolto la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero Raffaele Pesiri. D’Onghia è stato processato con il rito abbreviato e ha potuto beneficiare dello sconto della pena, dall’ergastolo a 30 anni. Mariuccia e Vito si erano conosciuti nel 2004. L’uomo aveva come casa una roulotte in un campo alle porte di Vigevano (Pavia). Li univa la passione per il gioco d’azzardo e i casinò. Si erano conosciuti davanti a un tavolo verde e l’uomo vedeva in lei la sua ancora di salvezza. Quando lei troncò il rapporto, all’inizio del 2008, lui non si rassegnò e iniziò a tormentarla fino al tragico epilogo. Il delitto si consumò a Crema, in via Martini, alle cinque e quaranta del mattino del 21 giugno 2008. Come ogni mattina, Mariuccia uscì di casa, inforcò la bicicletta e si diresse alla stazione ferroviaria di Crema, dove avrebbe dovuto prendere il treno per andare a Treviglio. Da lì, avrebbe poi raggiunto l’abitazione dell’ottantenne di Brignano, dove lavorava come badante da circa tre anni. Ad aspettarla fuori casa, però, c’era Vito D’Onghia, al volante della sua vecchia Saab.
Appena la vide, l’uomo ingranò la marcia e la raggiunse, cercando di iniziare una discussione. La donna però continuò a pedalare e così lui, al culmine della rabbia, la investì e la scaraventò a terra. Lei si rialzò e si mise a correre verso il cortile di casa, lui la inseguì, impugnando un lungo coltello. Sotto casa la raggiunse e la colpì con trenta fendenti. La donna morì in un lago di sangue, mentre D’Onghia scappò e fece perdere momentaneamente le tracce. Il presunto aggressore fu rintracciato dodici ore dopo in un casolare in località Montorfano, a Rovato (Brescia) e fu sottoposto a fermo per omicidio.
A spingerlo a uccidere sarebbe stato il sentirsi rifiutato da quella donna «che lui vedeva come la sua ancora di salvezza», spiega l’avvocato difensore, Giuseppe Giardina, del Foro di Lodi. Fra le ipotesi di movente era emerso anche un presunto debito di 700 euro che la donna avrebbe avuto con D’Onghia. «Il mio assistito – aggiunge il legale – è pentito per quello che ha fatto. Ad ogni modo, secondo noi non fu un delitto premeditato, ma un omicidio d’impeto: al momento del fatto – è la tesi difensiva, respinta dalla Corte d’Assise – il mio assistito non era capace di intendere e di volere. Perciò faremo ricorso in Appello».
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In memoria di
L’ agguato era premeditato, soldi e gelosia dietro il delitto – «L’ ho uccisa per un debito» Confessa l’ omicida di Crema
Ha confessato, quasi sollevato, Vito D’ Onghia, l’ uomo che sabato all’ alba ha ucciso Antonia Sangiovanni, 53 anni di Crema, con una trentina di coltellate. Al magistrato Claudia Moregola di Brescia ha detto che avrebbe dovuto ammazzare quella donna due anni fa, che lei non gli pagava un debito di 700 euro e, in più, che lo tradiva.
L’ assassino ha un passato segnato da arresti per rapina, tentato omicidio, violenza carnale e altro ancora e aveva incontrato la sua vittima nel 2003: per quattro anni sarebbe stato l’ amante della donna, ma quest’ ultima aveva una relazione con un facoltoso agricoltore di Brignano, al quale chiedeva di continuo soldi, forse per alimentare la passione per il gioco d’ azzardo, che sembra accomunasse i due amanti.
«Dovevo ucciderla due anni fa, adesso mi daranno trent’ anni», ha detto l’ assassino, rassegnato e quasi sollevato. Il magistrato è orientato a contestargli l’ accusa di omicidio premeditato: D’ Onghia sembra infatti che abbia preparato l’ agguato. La sera prima era partito dalla sua roulotte di Vigevano, aveva passato la notte in auto a Crema e aveva chiamato Antonia alle 5.30 di sabato per chiederle per l’ ennesima volta i soldi.
Perché tanta insistenza? D’ Onghia avrebbe saputo che di recente la donna aveva ricevuto dall’ agricoltore un nuovo prestito, 3.500 euro. Riteneva dunque che Antonia sarebbe stata in grado di saldare il vecchio debito di 700 euro. Non ricevendo una risposta adeguata, l’ assassino l’ aveva minacciata e spaventata al punto che Antonia, che era già quasi arrivata in stazione per prendere il treno per Treviglio, aveva girato la bici per far ritorno a casa e barricarsi dentro. Errore fatale perché proprio lì la aspettava il suo carnefice. Ieri Vito D’ Onghia è stato portato nel carcere di Brescia, dove entro domani riceverà la visita del giudice delle indagini preliminari. Intanto, questa mattina a Crema è prevista l’ autopsia sul cadavere di Antonia Sangiovanni.
di Ruggeri Pier Giorgio
