Loading

Sali Nuredini, 24 anni. Uccide la moglie con 42 colpi di forbice. Condannato all’ergastolo, fugge all’estero. Il padre della ragazza lo trova, ma lui resta libero

Casaloldo (Mantova), 17 Maggio 2007

 


Titoli & Articoli

Ha ucciso Zilkade ed è fuggito con i soldi (Gazzetta di Mantova – 24 maggio 2007)
Sali Nuredini quando è uscito di casa, dopo la lite furibonda con la moglie, indossava un pesante soprabito. E’ un altro tassello che va ad inserirsi nel puzzle di domenica 13, quando sua moglie, Zilkade Musliu, 23 anni, è stata uccisa nell’appartamento di Casaloldo.
Qui, lei e il marito, macedoni, si erano trasferiti da due mesi. L’assassino, che ha massacrato Zilkade con tagli e botte, durante la collutazione si è ferito. Lo dicono le tracce di sangue non appartenenti alla vittima trovate nell’appartamento, e lungo il corrimano delle scale. Ma non è tutto: macchie di sangue sono state rilevate anche su un raccoglitore, dove la coppia teneva i documenti. Segno che l’assassino, prima di fuggire, ha preso qualcosa di importante. Il Bancoposta, intestato a Zilkade: su quel conto c’era una piccola cifra, ma fondamentale per poter affrontare le spese della fuga. Non è ancora stato accertato, però, dove Sali avrebbe fatto il prelievo. Non di certo a Casaloldo, dove non c’è uno sportello Bancoposta. (di Rossella Canadè)


Link


In memoria di

Scopre l’assassino della figlia che resta però libero (Gazzetta di Mantova – 26 novembre 2008)
Il padre di Zilkade Musliu, la ragazza macedone massacrata l’anno scorso dal marito nella sua casa di Casaloldo, nel Mantovano, ha scovato il genero, Sali Nuredini, accusato dell’omicidio. Lo ha trovato in Macedonia, a Forino, città dove vive con i parenti. Se ne stava al bar. Nonostante gli inquirenti avessero accusato Nuredini, la Macedonia nega l’estradizione, anche, sostiene il padre di Zilkade, per pressioni politiche. Il presunto assassino, nonostante prove schiaccianti, resta così libero.
Non si è mai arreso, quest’uomo spinoso che ha imparato l’italiano in un’officina meccanica.
Quando i carabinieri del nucleo investigativo di Mantova gli hanno messo sul piatto l’accusa a carico del genero, ritenuto l’assassino di sua figlia Zilkade, massacrata a tagli di forbici e coltelli nell’appartamento di Casaloldo il 17 maggio del 2007, Mendur Musliu ha preso il treno, lo stesso con cui era scappato l’assassino, ha varcato il confine, attraversando Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro ed è arrivato in Macedonia. Qui, a Forino, protetto dalla cortina di ferro di parenti e amici, ha scovato Sali Nuredini. L’ha incontrato in un bar, vicino alla casa dove vive. L’ha guardato negli occhi e non gli ha detto nulla.
Il suo dolore di padre ha fatto quello che non sono riusciti a ottenere, in questi mesi, Interpol e burocrazia. Nonostante le insistenze, le richieste, i bolli e le carte dei carabinieri mantovani, che avevano stretto il cerchio intorno al giovane subito dopo la sua fuga in treno, Sali Nuredini è ancora un uomo libero, in Macedonia, la sua terra d’origine.
Non lavora, passa molto tempo in casa, qualche volta esce con gli amici, incurante dell’accusa di omicidio aggravato che pende sul suo capo.
Gli inquirenti del nucleo investigativo erano riusciti a ricostruire la sua fuga dopo l’omicidio della giovane moglie, dovuto, molto probabilmente, a un raptus di gelosia per i modi di Zilkade che, secondo lui, si stavano occidentalizzando. Dopo il delitto, con un cappotto addosso per nascondere le macchie di sangue, aveva fatto in tempo a salire sulla corriera della sera per Brescia. Qui aveva preso un treno per Venezia e via verso il suo paese. A proteggere la sua fuga il silenzio dei vicini di casa, che sordi alle urla di Zilkade, avevano lanciato l’allarme soltanto il giorno successivo. Ore preziose di vantaggio sugli investigatori. Finché Mendur, che è sempre rimasto in stretto contatto con il comandante del nucleo operativo, il luogotenente Claudio Zanon, forte delle sue conoscenze in Macedonia è partito e ha trovato Sali. «La Macedonia non concede l’estradizione – spiega il figlio Tasin, fratello della vittima, che da qualche mese si è trasferito a Riccione dove lavora come impiegato – e l’assassino di mia sorella è ancora libero.
All’Interpol sostengono di aver mandato un fax con la richiesta di cattura, ma in Macedonia negano di averlo ricevuto. E’ una cosa assurda. E’ protetto dalla sua famiglia, ma anche dai politici locali.

 

Uccise la moglie, condannato all’ergastolo (Mantova Notizie – 29 gennaio 2009) 
Ergastolo! Una parola che è risuonata nell’aula della Corte d’Assise di Mantova. Il massimo della pena è stato inflitto dopo 50 minuti di camera di consiglio, a Sali Nuredini, 27 anni, macedone, latitante, che ha massacrato la moglie Zilkade Musliu, 23 anni, con 42 colpi di forbice, per gelosia, prima di darsi alla fuga. La Corte ha accolto la richiesta del pubblico ministero Marco Martani che ha sostenuto l’esistenza oltre che dell’aggravante del rapporto di coniugio, quella della crudeltà.