Zilkade Musliu, 23 anni, sarta. Uccisa dal marito con 42 colpi di forbice
Casaloldo (Mantova), 13 Maggio 2007

Titoli & Articoli
Dopo Jessica, un’altra donna uccisa: Zilkade (Gazzetta di Mantova – 15 maggio 2007)
Dopo l’omicidio di Jessica Poli, 27 anni, ai primi di marzo a Canneto – e per il quale è stato incarcerato il marito, il tunisino Ziani Moncef – un’altra giovane donna è caduta sotto i colpi mortali di un coltello e di una forbice: Zilkade Musliu, 23 anni. Il marito Sali Nuredini, 24, è fuggito. Anche Zilkade sarebbe stata uccisa per gelosia. Gli ultimi due sanguinosi fatti di sangue che hanno visto protagoniste due giovani e belle donne, giovani, hanno scosso l’opinione pubblica mantovana. In entrambi i casi, il movente sarebbe stato la gelosia. Jessica, madre di un bambino, sarebbe stata uccisa dal marito e poi gettata nell’Oglio. Dal carcere, il marito continua a negare di essere l’assassino, anche con accorate lettere alla Gazzetta. Ma gli indizi e le prove raccolte dagli investigatori lo incastrerebbero. Zilkade, descritta come bella ragazza, ha tentato di difendersi dal suo assassino che la braccava in casa. Nessuno ha raccolto le sue disperate grida di aiuto. Il suo corpo è stato trovato dopo 24 ore, un tempo sufficiente per far perdere la tracce.
Una giovane donna è stata trovata morta nel suo appartamento con diciassette ferite procurate con un coltello e una forbice. Il marito, di cui non si hanno più notizie da ieri mattina, è ricercato dai carabinieri. Il fatto è avvenuto domenica sera ma l’allarme è stato dato solo alle 23 di ieri quando, nel piccolo appartamento in affitto di un condominio di Casaloldo è stato scoperto il cadavere di Zilkade Musliu, 24 anni, di nazionalità macedone, residente da poco nel Comune dell’alto Mantovano assieme al marito. Il corpo era a terra in camera da letto, in una pozza di sangue. Intorno, i segni di una violenta colluttazione. L’omicidio probabilmente è avvenuto al termine di un violento litigio tra i due coniugi, a cui avrebbero assistito, seppur dalle loro abitazioni, i vicini, senza però dar peso al fatto. I carabinieri stanno cercando il marito, Nuredine Sali, 26 anni, anch’egli di nazionalità macedone, operaio in un’azienda che si occupa di raccolta dei rifiuti a Medole, comune a poca distanza da Casaloldo. Gli investigatori temono che sia potuto espatriare.
I due coniugi domenica pomeriggio alle 18 erano arrivati in treno da Milano, dove avevano risieduto sino a poco tempo prima, alla stazione di Asola. Qui, ad attenderli, c’era un cugino della donna che, in auto, li aveva accompagnati a casa, a Casaloldo. Marito e moglie erano saliti in casa mentre il parente se ne era andato. A quel punto, tra i due era scoppiato un violento litigio. I vicini avevano avvertito grida e rumori, ma nessuno aveva pensato di intervenire o di avvertire i carabinieri. Poi i rumori erano cessati e nel condominio sembrava essere tornata la normalità. Solo ieri sera i vicini hanno incominciato ad insospettirsi. La televisione ad alto volume per tutto il giorno unita alla luce rimasta accesa tutta la notte hanno indotto qualcuno ad avvertire il proprietario di casa. Il quale, dopo essersi recato sul posto e avere suonato il campanello senza ricevere risposta, ha avvisato i carabinieri. Nella camera da letto, a terra, c’era la ragazza morta. Sul suo corpo il segno delle ferite inferte con un coltello da cucina e con una forbice, ritrovati insanguinati a poca distanza. La porta della stanza era sfondata, segno che la donna aveva inutilmente tentato di sfuggire al marito chiudendosi a chiave all’interno della camera. Poi il marito sarebbe fuggito. Ieri mattina a casa sua si erano presentati alcuni parenti che avevano un appuntamento con lui. E nella notte ancora senza esito le ricerche di Sali Nuredini, 26 anni macedone, marito di Zilkade. Secondo gli investigatori l’uomo non è formalmente indagato per l’omicidio della donna, ma è fortemente sospettato. Al setaccio, soprattutto, la comunità macedone di Casaloldo che si pensa possa averlo aiutato, anche se inconsapevolmente, nella fuga. Nuredine, infatti, non disponeva di un’auto e domenica sera è stato visto allontanarsi a piedi dalla sua abitazione. Probabile che qualche amico gli abbia dato un passaggio verso la più vicina stazione ferroviaria e da lì abbia preso un treno per raggiungere qualche località di confine per espatriare e dirigersi, magari, verso la Macedonia.
Gelosia. Immotivata e cieca. Potrebbe essere questa la molla che ha spinto la furia di Sali contro la giovane bellissima moglie. L’aveva conosciuta a Gostivar, la cittadina macedone dove entrambi sono nati. Lui nel 1981, lei due anni dopo. Sali Nuredini non si era mai mosso da lì. In Macedonia aveva frequentato le scuole per sedici anni, e poi aveva iniziato a lavorare. Zilkade Musliu invece era arrivata in Italia da piccola con la sua famiglia, che si era stabilita a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Il padre Mendur aveva trovato lavoro come carrozziere. Una famiglia che si era integrata senza problemi nella nuova patria. Qualche anno fa Zilkadi, durante una vacanza in Macedonia, aveva conosciuto Sali.
Amore a prima vista, il fidanzamento, fino al matrimonio, un anno fa, celebrato in Macedonia secondo l’usanza tradizionale. Dopo le nozze Zilkade si era occupata in prima persona del trasferimento del marito. Erano andati a vivere in un primo momento a Sesto San Giovanni, dove Zilkade lavorava come sarta. In particolare, si era specializzata nella cucitura delle tende. Hanno abitato diversi mesi con i genitori di lei. Poi avevano deciso di trasferirsi a Casaloldo. Nel paese mantovano vive da due anni il cugino. A Casaloldo risiedono tanti macedoni. A dicembre Zilkade aveva subito un forte trauma: era incinta di pochi mesi quando la gravidanza si era interrotta.
«Lei era ancora molto triste per la perdita del bambino, ma insieme stavano bene _ racconta l’amica Asli, che in un mese di convivenza era diventata la confidente di Zilkadi _ Non li abbiamo mai visti litigare, lui la trattava bene, sembravano molto innamorati». Due ragazzi tranquilli, sereni. Anche se molto diversi. Lei era quasi un’italiana, aveva frequentato tutte le scuole a Milano, e aveva imparato la lingua perfettamente. Lui aveva ancora problemi di linguaggio. Di credo musulmano, profondamente religioso, aveva cominciato subito a frequentare i connazionali e a partecipare ai momenti di preghiera. Zilkade stava cercando un lavoro nella zona. Lui aveva trovato un’occupazione come operaio alla cooperativa di solidarietà sociale Nastro Verde di Medole. Si occupava della raccolta differenziata. Non avendo la patente, andava al lavoro con un connazionale, che tutte le mattine gli dava un passaggio in auto.