Loading

Teofilo Apolinar Galarda Melendez, 35 anni, imbianchino. Strangola la fidanzata, chiude il corpo in un trolley e lo trasporta in taxi per abbandonarlo in un antro fognario. Fugge ma viene arrestato per aver ucciso un’altra fidanzata in Spagna. Condannato a 10 anni e 8 mesi

Busto Arsizio (Varese), 14 Luglio 2006


Titoli & Articoli

Scomparve 4 anni fa, era stata uccisa da un serial killer (Varese News – 2 luglio 2010)
L’assassino identificato dopo che aveva commesso, ad aprile, un omicidio simile in Spagna. Polizia iberica e inquirenti italiani hanno fatto luce sulla morte, avvenuta 4 anni fa, di Miriam Marilù Flores Gallardo. Il corpo è stato ritrovato in un canale ad Olgiate Olona
A 4 anni dalla scomparsa la ritrovano seppellita in un canale di scolo della fogna di Olgiate Olona, ad ucciderla un serial killer. In America li chiamano “cold case”, casi freddi che non trovano soluzione per molti anni e poi all’improvviso una serie di eventi riapre il caso e alla fine si trova il colpevole. A Busto Arsizio è successo più o meno così e solo grazie ad un giusto mix di fortuna e sapienza investigativa si è arrivati alla soluzione del caso di Miriam Marilù Flores Gallardo, una ragazza peruviana scomparsa nel nulla il 14 luglio del 2006 da via La Marmora 16 a Sacconago, ultimo luogo in cui era stata vista.
Miriam è stata uccisa dal suo fidanzato Teofilo Apolinar Galarda Melendez,anch’egli peruviano del 1971 e la conferma che fosse stato lui è arrivata solo dopo che Galarda Melendez ha ucciso ad aprile di quest’anno, un’altra sua ex-fidanzata in Spagna, a Granada. L’uomo è stato colto in quasi flagranza di reato, ad inchiodarlo un testimone che lo ha visto soffocare la sua seconda vittima e immediate sono scattate le manette. Una volta identificato la Polizia spagnola ha effettuato delle verifiche tramite l’archivio Shengen, un sistema di condivisione di dati su persone sospette in tutta Europa ed è così che al comando di Busto Arsizio è arrivata una chiamata da parte degli agenti iberici. Teofilo, infatti, era stato immediatamente iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio, da parte del sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Giovanni Polizzi ma il ritardo con cui giunse la denuncia di scomparsa della ragazza (solo 6 giorni dopo) non permise di fermarlo a Busto. L’uomo, infatti, era fuggito già il 18 luglio del 2006. Del caso si era occupata anche la trasmissione “Chi l’ha visto” ma le indagini non avevano portato all’individuazione dell’uomo: per questo il magistrato chiese l’archiviazione non prima di segnalare il ricercato all’archivio Shengen.
Teofilo faceva l’imbianchino a Busto Arsizio, era irregolare sul territorio nazionale e abitava al numero 1 di via La Marmora. Aveva avuto una relazione con Miriam Gallardo ma dopo qualche mese lei lo aveva lasciato. Teofilo non aveva accettato la separazione e aveva continuato a importunare la giovane fino a quando, il 14 luglio del 2006, l’ha strangolata in casa sua dopo averla attirata con una banale scusa. Dopo averla uccisa l’ha infilata in un trolley molto grande e l’ha trasportata, in taxi, fino all’imbocco della pista ciclabile di Olgiate Olona, in via Molino del Sasso dove l’ha seppellita in maniera piuttosto grossolana all’interno di un’antro artificiale che fino al 2005 fungeva da scarico fognario per la zona.  Il corpo è rimasto seppellito in quella piccola cavità per 4 anni, fino al suo ritrovamento.
Dopo la telefonata da parte della Polizia spagnola ai Carabinieri di Busto Arsizio la macchina delle indagini si è immediatamente rimessa in moto e il caso è stato affidato alla dottoressa Sabrina Ditarantodella procura bustocca. Immediata la richiesta di rogatoria internazionale che ha permesso al magistrato di volare in Spagna per interrogare l’uomo nel carcere di Granada. La confessione è giunta come una liberazione e Teofilo ha indicato agli inquirenti italiani le modalità dell’omicidio e il luogo dove aveva nascosto il cadavere della povera giovane. Il corpo è stato ritrovato, i vestiti che aveva indosso erano compatibili con quelli che aveva il giorno in cui è scomparsa e solo l’esame del dna chiuderà questa terribile vicenda. I parenti in Italia di Miriam Marilù Flores Gallardo sono stati avvisati ieri del ritrovamento e presto potranno dare degna sepoltura ai poveri resti della donna.
La procura ipotizza che Teofilo sia un vero e proprio assassino seriale in quanto oltre ai due casi di omicidio accertati è stato possibile ricostruire almeno un altro tentativo di omicidio nei confronti di una donna ecuadoriana, sempre a Busto Arsizio, con la quale aveva avuto una relazione circa un anno prima dell’omicidio di Miriam: in quel caso Teofilo Galarza Melendez aveva tentato di strangolare la donna ma questa è riuscita a fingersi morta e a sfuggire alla follia omicida di quest’uomo. Attualmente il peruviano è detenuto nel carcere di Granada e dovrà affrontare sia il processo in Spagna che quello in Italia. I buoni rapporti tra i due Stati permetteranno al tribunale di Busto Arsizio di averlo in aula per il processo in Italia.


Link


In memoria di

Busto Arsizio: il killer della valigia ottiene l’abbreviato | La Prealpina 

Teofilo Apolinar Galarza Melendez uccise la fidanzata. Non lo nega e anzi, ha chiesto lui stesso il rito abbreviato al gup Piera Bossi, puntando su quello sconto di un terzo della pena a cui ha diritto perché l’omicidio è precedente alla riforma della norma. Ma resta un dubbio: possibile che nell’occultamento del cadavere non l’avesse aiutato nessuno? Il cinquantenne che strangolò Miriam Marilù Flores Gallardo, il 14 luglio del 2006, confessò agli inquirenti di aver nascosto la peruviana in un trolley comprato in un negozio cinese poco prima, di aver chiamato un taxi per raggiungere un punto di Olgiate che conosceva, una camera di scolmamento dell’impianto fognario. In effetti i resti della ventiquattrenne peruviana vennero trovati nel 2010 proprio in via Molino del Sasso, dove l’imputato indirizzò i carabinieri. Ma, per quanto decomposti, il medico legale riuscì ad analizzarne la posizione: Miriam era in una sorta di giacitura primaria, non c’erano tracce di manomissione delle articolazioni. E poi gli inquirenti non hanno mai trovato la valigia in cui Teofilo sostiene di aver riposto la fidanzata.
I quesiti resteranno però insoluti perché il peruviano – difeso dall’avvocato Katia Broggini – non intende parlare del delitto. C’è un velo di rimorso nel suo sguardo e nelle lacrime che cerca di ricacciare in gola quando l’avvocato cerca di penetrare il suo silenzio. In aula si torna a novembre per la requisitoria del pubblico ministero Francesca Parola.
L’avvocato Broggini punta sulle attenuanti in virtù della collaborazione dimostrata da Teofilo nel confessare le proprie responsabilità consentendo a Miriam di avere una sepoltura meno macabra di quella che gli riservò lui: ricoprì il corpo della ragazza con sacchi della spazzatura, stracci e con i sassi. E se è vero che nel 2010 confessò tutto all’ora pubblico ministero Sabrina Ditaranto, è altrettanto inconfutabile che lo fece dopo aver ammazzato un’altra fidanzata, la boliviana Mellby Sejas Panoso, strozzata in una stanza di albergo a Malaga. Fu lui a rivolgersi alla polizia spagnola e quindi a costituirsi: sulla sua testa c’era già un mandato di ricerca internazionale e quando gli inquirenti iberici gliene chiesero conto lui si liberò la coscienza. Condannato a undici anni di reclusione scontati in Spagna, due mesi fa il cinquantenne peruviano è stato estradato. Ieri in aula c’erano i parenti di Miriam ma non si sono costituiti parte civile.

 

Uccise una donna e ne nascose il corpo in una valigia: condannato a 10 anni e 8 mesi (Fan Page – 30 novembre 2021)
L’uomo era stato condannato già in Spagna per l’omicidio di un’altra donna: dopo aver scontato la sua pena, è stato estradato in Italia.
Aveva ucciso una donna a Olgiate Olona (Varese) e ne aveva nascosto il cadavere in una valigia e oggi, martedì 30 novembre, è stato condannato in primo grado con rito abbreviato dal tribunale di Busto Arsizio: Teofilo Apolinar Galarza Melendez, questo il nome dell’omicida, dovrà scontare una pena di dieci anni e otto mesi di reclusione. Melendez è stato condannato per l’omicidio dell’ex fidanzata Marilù Flores Gallardo, la 24enne morta nel 2006. L’uomo l’ha strangolata al culmine di una lite.
Dopo averla uccisa, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo aveva nascosto il cadavere della vittima in una valigia. Aveva poi fatto perdere le sue tracce fin quando non è stato arrestato nel 2010 in Spagna. Anche qui infatti è stato arrestato per l’omicidio di un’altra donna. Il tribunale spagnolo lo ha poi condannato a undici anni di carcere. Dopo aver scontato la sua pena, nell’aprile del 2021 è stato estradato in Italia per il processo della 24enne. La pubblica ministero Francesca Parola aveva chiesto una condanna a quattordici anni di carcere. L’avvocato difensore invece aveva chiesto che venissero escluse sia l’aggravante dei futili motivi che quella della minorata difesa. Il giudice dell’udienza preliminare, Piera Bossi, ha poi deciso di accogliere la linea della difesa. Il gup ha inoltre riconosciuto le attenuanti date dalla confessione dell’omicidio e dall’indicazione del luogo in cui era stato nascosto il corpo. Il cadavere infatti è stato trovato nelle fogne avvolto da un sacco di plastica. (di Ilaria Quattrone)

 

Uccise la ex 16 anni fa a Busto: condanna a 10 anni e 8 mesi confermata in Appello (Malpensa24 – 12 ottobre 2022)
Nel 2006 uccise a Busto Marilù Flores Gallardo: confermata in Appello la condanna a 10 anni e 8 mesi per Teofilo Apolinar Galarza Melendez. La sentenza pronunciata oggi, mercoledì 12 ottobre.
Doppio delitto. L’omicidio fu commesso 16 anni fa a Busto Arsizio. Il killer aveva poi nascosto il cadavere della vittima a Olgiate. L’arresto arrivò nel 2010 in Spagna dove Melendez ha ucciso una seconda donna. La giustizia iberica lo ha condannato a 11 anni. Scontata la pena è stato estradato in Italia per il secondo processo. Il pubblico ministero Francesca Parola aveva chiesto la condanna a 14 anni di carcere. Il massimo della pena considerando i 21 anni di partenza per il conteggio scontati di un terzo come previsto dal rito.
Via le aggravanti. L’avvocato Davide Toscani, difensore di Melendez, ha sempre chiesto l’esclusione delle aggravanti contestate. Ovvero quella dei futili motivi, «I motivi non sono mai stati accertati quindi è impossibile definirli futili – aveva già spiegato il legale – Si è parlato di gelosia. Ma il mio assistito all’epoca era fidanzato con un’altra donna e che fosse geloso della vittima erano voci all’interno della comunità peruviana che non possono costituire una prova».
Confermata linea difensiva E quello della minorata difesa.  «L’omicidio è avvenuto in via Lamarmora a Busto, zona centrale della città – aveva sottolineato Toscani già in primo grado – Tra le 20.30 e le 21 del mese di luglio. Quando ancora non è buio e le finestre sono aperte. Il mio assistito non ha attirato la vittima in un luogo isolato, lontano da tutti, senza possibilità alcuna di chiedere aiuto». Il legale aveva inoltre ottenuto anche il riconoscimento delle attenuanti: Melendez aveva infatti fatto ritrovare il corpo della vittima e gli aveva dato anche una sorta di sepoltura. Tutte le linee difensive sono state accolto sia in primo grado che in Appello. (di Simona Carnaghi)