Vincenzo Lopresto, 41 anni, padre. Massacra di botte la moglie e la uccide a colpi di stampella ortopedica. Condannato in primo grado con rito abbreviato a 10 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, ottiene i domiciliari perchè “non pericoloso” ma le proteste lo riportano in carcere. In secondo grado viene condannato a 30 anni per omicidio volontario, la Cassazione rigetta il ricorso
Napoli, 7 Marzo 2019
Titoli & Articoli
Donna trovata morta in casa. Le reazioni: “Il marito malato di gelosia” (Napoli Today – 7 marzo 2019)
Si sarebbe costituito Vincenzo Lopresto, l’uomo di 41 anni sospettato dell’omicidio della moglie, Fortuna Bellisario, 36 anni. Dalle prime ricostruzioni emergono particolari agghiaccianti che attendono conferma. Come l’utilizzo di una spranga di ferro, sequestrata dalla polizia, e la presenza in casa dei tre figli, la più piccola di soli 5 anni.
I residenti del Parco La Quadra, in corso Mianella, quartiere Miano, sono sconvolti. “Sembravano una coppia perfetta – afferma una donna – sempre mano nella mano, sempre insieme”. Sono in tanti a non credere a quanto sia accaduto: “Se ho capito chi è stato, l’ho visto sempre come una persona educata e tranquilla” sostiene un’altra residente. Eppure, c’è chi giura che qualche segnale sospetto si era già palesato: “Lei non aveva capelli in testa – afferma Maria – e ci siamo spesso chieste se poteva essere stato lui a strapparglieli. Una volta l’ho vista piena di lividi e lei mi disse che era caduta. Usciva di casa solo in presenza di lui”.
E sarebbe stata proprio la gelosia a scatenare l’ira dell’uomo, il quale in passato ha praticato anche la boxe. Sono gli stessi residenti a parlare di una lite, finita poi in tragedia. Dettagli che dovranno essere confermati o meno dalle indagini di polizia e carabinieri. Gli agenti del commissariato locale stanno interrogando il 41enne. Sul ballatoio delle palazzine a due piani, i fratelli di Vincenzo, tre, sono apparsi distrutti. Dai racconti del vicinato, uno di loro si sarebbe scagliato contro Vincenzo, salvato dalle forze dell’ordine. La madre, probabilmente presente durante l’aggressione, ha accusato un malore. E’ giunto anche il prete della parrocchia frequentata dal presunto colpevole.
Intanto, nella popolazione, resta una sensazione di disgusto: “Non vogliamo più essere associati solo a questo schifo – afferma un cittadino – Secondigliano e Miano non sono solo questo. Qui c’è tanta brava gente che non ne può più”. (di Massimo Romano)
Funerali Fortuna, il parroco: “Si notavano le pressioni del marito” (Napoli Today – 13 marzo 2019)
“Un uomo che picchia una donna è uno stronzo”. Padre Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità, non usa parabole durante l’omelia per il funerale di Fortuna Bellisario, la donna uccisa dal marito a Miano il 7 marzo scorso. Alla funzione hanno partecipato prevalentemente donne, come alla fiaccolata di lunedì sera: “Non voglio credere che ci siano uomini che coprano queste cose non partecipando alla commemorazione” il commento del prete.
La famiglia di fortuna è della Sanità e il Rione si è stretto intorno a loro. Al funerale presente anche una delegazione della parrocchia San Francesco Caracciolo di Miano, quella frequentata da Fortuna e dal marito Vincenzo Lo Presto, reo confesso. “Dall’esterno sembrava una famiglia molto unita, felice – racconta il viceparroco Pierpaolo Ottone – I bambini erano gioisi e molto affettuosi con noi della chiesa”. Eppure, qualche campanello d’allarme sembra che ci fosse anche in questo quadro di famiglia felice: “Si notava una certa pressione di lui su Fortuna – prosegue Padre Ottone – Si capiva che il marito cercava di ovattarla, di tenerla sempre vicino a se, ma non si poteva immaginare che in quella casa si nascondesse una tale violenza”.
All’esterno della Basilica di Santa Maria alla Sanità applausi all’uscita del feretro e un grido: “Giustizia”. Decine le donne presenti che hanno accolto in un lungo e commosso abbraccio la sorella Rita e la madre di Fortuna. “Donne, denunciate gli uomini-mostro, non restate in silenzio” è il messagio che arriva dalla piazza del Rione.
Omicidio Fortuna Belisario, il marito costringeva i figli a picchiare la madre (Corriere del Mezzogiorno – 16 aprile 2021)
Non solo picchiava Fortuna, le incendiava parti del corpo con l’accendino, la feriva con le forbici, le stringeva le mani alla gola. Ma incitava anche i tre figli a picchiarla, fin dalle prime ore del mattino, perché era una madre «sbagliata» dal momento che «guardava altri uomini»; se non lo facevano, venivano a loro volta picchiati. L’ordinanza del Riesame che ripristina il carcere per Vincenzo Lo Presto, il marito di Fortuna Bellisario, massacrata il 7 marzo di due anni fa davanti ai bambini, è un racconto dell’orrore (ma il provvedimento è sospeso fino alla decisione finale della Cassazione, dunque al momento l’uomo è a casa). In quattro pagine il collegio (presidente Vito Maria Giorgio Purcaro, che è anche estensore, giudici Maria Vittoria Foschini e Alessandra Maddalena) elenca i motivi per cui la decisione di scarcerare Lo Presto presa dal gip appare «incoerente e distonica con l’impianto motivazionale della sentenza» da lui stesso redatta.
Lopresto quel giorno colpì selvaggiamente la moglie con la stampella che usava per deambulare e con uno scovolino per bottiglie con l’asta metallica; Fortuna ebbe un conato di vomito che le provocò la morte per soffocamento. Se per il gip Lo Presto non è socialmente pericoloso ed è «di indole non allarmante», per i giudici del Riesame, invece, è «un soggetto del tutto incapace di tenere a freno i propri impulsi violenti anche nei confronti di altri componenti del nucleo familiare».
I giudici ritengono importante anche la testimonianza di un cugino dell’imputato, che ha raccontato come «Lo Presto teneva comportamenti violenti nei confronti della moglie, dei figli e della madre, era appassionato di riviste e video pornografici, era dedito ad una dissoluta attività sessuale, anche in forma di orge con altre donne, e gli aveva rivelato che vent’anni prima aveva violentato una zia e aveva ammazzato di botte una persona nel bosco».
I video porno li guardava davanti ai bambini, due femminucce e un maschietto: lo hanno raccontato loro stessi allo psicologo che li segue nella struttura protetta in cui si trovano ora. I piccoli giustificano il padre, che in questi anni li ha terribilmente manipolati. Se guardava quei video, hanno spiegato, era per fare ingelosire la madre, che «pensava ad altri uomini». Lo descrivono come un uomo «forte e giusto», mentre pensano che la madre meritasse le punizioni alle quali lui la sottoponeva e che accettava senza reagire.
Una situazione terribile, dunque, alla quale si sta cercando di porre rimedio con la supervisione del Tribunale minorile; i tempi saranno lunghi e i risultati incerti. I bambini «non mostrano consapevolezza della gravità del gesto compiuto dal padre in danno della madre e di loro stessi; si dicono continuamente preoccupati per le sorti del padre, che reputano una figura genitoriale sana e giusta. Diversamente, quando rievocano la genitrice, appaiono incuranti e inconsapevoli del decesso della figura materna». Sottoposti a psicoterapia, stanno cominciando adesso ad elaborare il trauma: secondo gli esperti che li seguono, non è affatto opportuno che riprendano i rapporti con il padre, anche solo telefonici; i giudici minorili hanno condiviso questa valutazione.
Fortuna Bellisario, la donna che non può più chiedere aiuto (Chi l’ha visto – 24 marzo 2021)
(vedi video)
Femminicidio di Fortuna: il marito Vincenzo Lo Presto torna in carcere (la Repubblica – 17 giugno 2021)
L’uomo dovrà essere quindi trasferito in cella dalla casa della madre a Napoli almeno fino all’avvio del processo di secondo grado che prenderà il via il 13 luglio prossimo
Deve tornare in carcere Vincenzo Lo Presto, 43 anni, condannato in primo grado a 10 anni di reclusione per l’omicidio della moglie, Fortuna Bellisario, uccisa in casa, alla perfieria nordi di Napoli, il 7 marzo del 2019. Lo ha deciso la prima sezione della Corte di Cassazione che, accogliendo le richieste del procuratore generale, ha respinto il ricorso presentato dal legale dell’uomo, l’avvocato Sergio Simpatico.
L’omicida era stato scarcerato quattro mesi fa: mandato agli arresti domiciliari dal gip. Che lo riteneva socialmente non pericoloso, dopo la condanna a (soli) dieci anni in primo grado, per la contestazione che intanto era stata modificata da omicidio volontario ad omicidio preterintenzionale. Così il marito che aveva picchiato a sangue la madre dei suoi tre figli, uccidendola a colpi di spranga (la gruccia ortopedica con cui lui si aiuta nei movimenti) tornava nella sua casa – la dimora coniugale dei pestaggi – a neanche due anni di distanza dal femminicidio. Era il 23 febbraio scorso: Repubblica aprì il caso, ripercorse la storia e tutti gli atti. Diede spazio alle voci di chi chiedeva giustizia.
Il nostro giornale ricordò le testimonianze significative e i dettagli del raccapricciante scenario in cui maturò quell’omicidio. Raccontò la mobilitazione silenziosa e composta del comitato delle donne Forti Guerriere del Rione Sanità, affiancate anche dal sostegno di professionisti e legali, come l’avvocatessa Manuela Palombi. Quelle ex amiche d’infanzia o solo conoscenti di Fortuna, studentesse o nonne di un quartiere dove non tutte trovano il coraggio di ribellarsi alle violenze, ogni giorno si recavano al Tribunale, sostando in silenzio con uno striscione: “In -giustizia per Fortuna”. Repubblica riportò le dichiarazioni sulla pericolosità dell’uomo depositate agli atti: e rese persino da alcuni parenti del condannato, in particolare di un cugino che offriva squarci gravi su alcune condotte di Lo Presto.
Tre mesi dopo, a caso ormai esploso, con la Procura che ricorre contro quella attenuazione della custodia cautelare, sono i giudici del Tribunale del Riesame a ribaltare il ragionamento del gip. Stabiliscono che Lo Presto torni in carcere, salvo attendere l’esito del ricorso in Cassazione. E con quattro dure pagine di motivazioni, quel collegio spiega invece che Lo Presto è “un soggetto del tutto incapace di tenere a freno i propri impulsi violenti”. Gli stessi giudici poi ritornano alle parole di quel parente che ora vive lontano dalla Campania. Il quale raccontò che “Vincenzo Lo Presto teneva comportamenti violenti nei confronti della moglie, dei tre figli, della sua stessa madre” e che gli aveva raccontato che “venti anni prima aveva violentato una loro zia e aveva ucciso una persona nel bosco”. Intanto, anche l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, aveva partecipato alla mobilitazione di una parte del rione e dell’opinioen pubblia
Lo Presto dovrà essere quindi trasferito in cella dalla casa della madre almeno fino all’avvio del processo di secondo grado che prenderà il via il 13 luglio prossimo, davanti alla IV sezione della Corte di Appello d Napoli. “Ci promettiamo altre istante davanti alla IV sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli – ha commentato l’avvocato Sergio Simpatico – davanti alla quale, il 13 luglio si terrà la prima udienza. “Siamo fiduciosi riguardo la scarcerazione del mio cliente”, continua a sostenere il legale.
L’iter giudiziario nei confronti di Lo presto prese il via ipotizzando nei suoi confronti il reato di omicidio doloso. Successivamente però venne chiesta dal sostituto procuratore titolare dell’indagine l’attenuazione del reato da volontario a preterintenzionale. Lo Presto venne condannato a dieci anni di reclusione dal gup che lo ritenne colpevole, appunto, di omicidio preterintenzionale.
La difesa di Lo Presto punta molto sulle sue difficoltà di deambulazione: l’uomo, specie nel corso dell’ultima udienza prima della scarcerzione, si è presentato sulla sedia a rotelle. Sebbene, stando alla ricostruzione dell’accusa e dello stesso gip, quelle grucce siano servite troppo spesso, al marito, per picchiare a sangue, ripetutamente, per anni, Fortuna. Anzi, risulta che Lo Presto abbia costretto i tre figli minori a partecipare al pestaggio della madre (oggi sono stati allontanati e sono tutti coinvolti in un programma di recupero).
In particolare, nel giorno dell’assassinio, Lo Presto la colpì alla testa alle braccia alle gambe: fino a provocarle un trauma cranico e poi un soffocamento a causa del vomito.
Dopo la scarcerazione, osteggiata dagli avvocati di parte civile Manuela Palombi e Marco Mugione con una serie di atti e testimonianze, lo scorso marzo la Procura di Napoli ha chiesto la riforma della sentenza emessa in primo grado nei confronti di Lo Presto e l’aggravamento dell’ipotesi di reato da preterintenzionale a volontario. Intanto, a marzo, l’ottava sezione, collegio E, del Riesame di Napoli aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere per il 43enne : lasciando, però, in sospeso il provvedimento in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione. Poi il dispositivo della Suprema Corte che arriva a tarda sera del mercoledì: quell’uomo torni in cella.
Omicidio Fortuna Bellisario, condanna definitiva per l’ex marito (Rai News – 21 ottobre 2022)
Respinto in Cassazione il ricorso di Vincenzo Lo Presto che era stato condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Appello di Napoli per l’omicidio della donna, massacrata di botte il 7 marzo del 2019 davanti ai suoi figli
Diventa definitiva la condanna nei confronti di Vincenzo Lo Presto, 43 anni, l’ex marito di Fortuna Bellisario, la mamma napoletana uccisa a suon di botte, davanti ai suoi figli, il 7 marzo del 2019. Lo ha deciso la Corte di Cassazione rigettando il ricorso presentato dai legali dell’uomo, nonostante il PG in aula avesse chiesto l’annullamento senza rinvio della decisione della IV sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli che aveva condannato Lo Presto a 30 anni di reclusione per omicidio volontario.
In primo grado l’accusa era stata di omicidio preterintenzionale e l’uomo era stato così condannato a 10 anni. Una sentenza che aveva fatto molto discutere. A Lo Presto furono pure concessi gli arresti domiciliari per un breve periodo.
“Le forti guerriere”, le donne del quartiere Sanità che nel nome di Fortuna hanno dato vita a un’associazione contro la violenza di genere, protestarono silenziosamente davanti al Palazzo di Giustizia. Poi, arrivò la decisione di revoca dei domiciliari, la sentenza di secondo grado nel luglio di un anno fa che triplicava la pena fino alla decisione della Corte Suprema.
“È stata fatta definitivamente giustizia su una vicenda umana drammatica che ha riguardato una donna fragile vittima di assurde violenze da parte del marito, che non ha avuto il minimo scrupolo nel massacrarla davanti ai poveri figli anche con l’uso di una stampella”, commenta l’avvocato Manuela Palombi che insieme con suo padre, il professor Elio Palombi, ha seguito in questi anni la famiglia Bellisario. “Finalmente è stata ridata a Fortuna la dignità di donna che le era stata violata in vita e persino dopo la morte”, conclude.




