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Chamila Wijesuriyauna, 50 anni, barista, mamma. Sgozzata e gettata in un laghetto da un collega

Milano, 9 Maggio 2025


Titoli & Articoli

Chamila, com’è morta la donna trovata nel laghetto: «Due ferite da taglio alla gola». L’ultima passeggiata con Emanuele De Maria (Leggo, 11 maggio 2025)
Com’è morta Chamila Wijesuriyauna, la donna di origini dello Sri Lanka di 50 anni, madre di un figlio adolescente, trovata morta in un laghetto all’interno del Parco Nord di Milano? La donna, collega di Emanuele De Maria, il detenuto che lavorava in hotel e che si è tolto la vita dopo un giorno di fuga dopo aver accoltellato un barista dello stesso albergo, è stata trovata senza vita nel pomeriggio di domenica 11 maggio.
Secondo quanto stabilito dal medico legale, Chamila aveva due ferite da taglio alla gola e ulteriori lesioni simili in corrispondenza dei polsi. De Maria e Chamila erano stati ripresi venerdì pomeriggio mentre camminavano all’interno del parco e poi l’uomo, da solo, è stato ripreso più tardi dalle immagini delle telecamere nei pressi della fermata Bignami della metropolitana. Chamila Wijesuriyauna lavorava al bar dell’hotel Berna ormai da molti anni: era una delle veterane della struttura. Sposata, con un figlio all’ultimo anno del liceo, abitava a Cinisello Balsamo, in una via al confine con Milano non lontana dal parco Nord. «Tutti i colleghi la amavano e le volevano bene», ricorda il marito. Che per la prima volta da quando sono sposati, venerdì pomeriggio perde le sue tracce.
Il marito si ricorda di aver visto una volta Hani Fouad Abdelghaffar Nasr, anche lui impiegato al bar dell’hotel Berna, aggredito ieri mattina da De Maria. Quando sarà interrogato, sarà il 50enne di origine egiziana a poter spiegare quale fosse il rapporto tra loro tre e a cosa sono dovute queste tragiche 48 ore con due morti e un ferito grave.
Nelle ultime immagini che la ritraggono viva Chamila Wijesuriya, la 50enne originaria dello Sri Lanka trovata morta nel pomeriggio al parco Nord di Milano, era in compagnia di Emanuele De Maria, il 35enne detenuto che si è suicidato oggi gettandosi dal Duomo di Milano. I video risalgono al pomeriggio di venerdì: i due, colleghi all’hotel Berna, dove De Maria lavorava come receptionist con un permesso di lavoro esterno, camminano uno accanto all’altro, all’interno del parco, riparandosi dalla pioggia con due ombrelli. La 50enne è vestita interamente di jeans. Gli stessi abiti che indossava oggi quando è stata ritrovata cadavere, a un chilometro di distanza. De Maria indossa i jeans e un giubbotto nero, come le scarpe e lo zaino. Ha una mano in tasca mentre passeggia al fianco della donna.

Il femminicidio e il suicidio dal Duomo: “Chamila aveva paura di essere uccisa da lui” (Caserta News – 15 maggio 2025)
Le testimonianze dei colleghi di lavoro della 50enne. Per gli psicologi del carcere De Maria era pronto a rientrare in società
Avrebbe avuto “paura di essere ammazzata da lui” Chamila Wijesuriya, la barista dell’hotel Berna di Milano uccisa a coltellate il 9 maggio scorso da Emanuele De Maria, il detenuto per femminicidio (uccise una donna a Castel Volturno) ammesso al lavoro esterno nell’albergo, che il giorno dopo ha anche tentato di uccidere Hani Fouad Nasra, un altro dipendente che aveva messo in guardia la donna della sua pericolosità. I timori della 50enne, da quanto si è saputo, sono emersi dalla testimonianze raccolte anche tra i colleghi in questi giorni nell’inchiesta della Procura di Milano che sta scavando su eventuali sottovalutazioni e mancate segnalazioni nel percorso detentivo del 35enne.
Dalle relazioni degli psicologi del carcere di Bollate, dove era detenuto, De Maria viene descritto come una persona più che pronta a rientrare in società. Si parla di un detenuto “collaborativo”; che dà “segni di resipiscenza”; un uomo che aveva “dato la massima disponibilità a collaborare”. Ma anche “equilibrato” e senza evidenze di “scompensi psichici”. 


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In memoria di

Il marito di Chamila uccisa dal collega: «Perché De Maria era libero? Fate più attenzione quando date la libertà a chi ha commesso un omicidio volontario» (Vanity Fair – 13 maggio 2025)
La 50enne italo-srilankese è stata trovata morta al Parco Nord. Le parole del marito: «Mia moglie mi ripeteva che non mi avrebbe mai lasciato. Ora non si può restituire nulla, ho perso tutto, la mia vita»
Era un’ottima moglie e madre. Le vorrei dire solo “ti amo”. Mi ripeteva che non mi avrebbe mai lasciato. Non si può restituire nulla, ho perso tutto, la mia vita». Sono le parole al Corriere della Sera del signor Himanshu, marito Arachchilage Dona Chamila Wijesuriya, la 50enne italo-srilankese trovata morta al Parco Nord di Milano. A ucciderla, con quattro coltellate, sarebbe stato Emanuele De Maria, 35 anni, evaso dal carcere di Bollate che, grazie al permesso di lavoro all’esterno, lavorava come lei all’hotel Berna e che si è tolto la vita lanciandosi dal Duomo di Milano.
«La mia preoccupazione, che condivido con tutti, giustizia italiana compresa, è questa: fate più attenzione quando date la libertà a chi ha commesso un omicidio volontario», aggiunge l’uomo che si dice distrutto. Ha capito subito che a sua moglie era successo qualcosa di grave. «Alle 17.20 di venerdì l’ho chiamata. Non mi ha risposto e non si è più fatta sentire. Non immaginavo però fosse stata uccisa proprio qui, di fronte a casa nostra». «Non mi ero assolutamente accorto che lei potesse avere altre relazioni. Avrei avuto sospetti se si fosse allontanata, se fosse stata assente, ma tutto questo non è successo». Sarebbe stata uccisa perché avrebbe voluto interrompere la relazione con De Maria che avrebbe anche accoltellato un altro lavoratore dell’hotel perché aveva invitato la donna a lasciarlo.
«Quello che mi aveva raccontato nell’ultima telefonata non era la verità. La palestra è distante dieci minuti da casa. Ma non ho mai avuto modo di dubitare di lei in quasi trent’anni di matrimonio. Può darsi si abbiano dei cedimenti. Se mia moglie l’ha avuto, allora è stato con un omicida ancora in giro. Se fosse successo con qualcun altro, forse ora sarebbe qui» racconta ancora. In molti dicono che si sarebbe evitato l’ennesimo femminicidio.
Per il funerale, con rito buddista, arriveranno anche la madre e la sorella. «Non lasceremo l’Italia. Che ci ha dato tutto. Mi chiedo, e questa come ho già detto sarà la domanda che continuerò a porre, perché a questa persona non sono state fatte delle perizie? Perché era in giro?».
Aveva scontato cinque anni di carcere dei 14 a cui era stato condannato Emanuele De Maria quando ha avuto accesso al lavoro esterno. Lo prevede la legge. La direzione del carcere di Bollate, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, aveva chiesto al Tribunale di sorveglianza di Milano l’autorizzazione all’impiego nell’hotel Berna. La richiesta era specifica vista la conoscenza di diverse lingue da parte dell’uomo. Il 29 novembre 2023 ha firmato un contratto a tempo determinato, un anno dopo quello a tempo indeterminato. Tutti gli indicatori erano positivi, la sua appariva come una storia esemplare di reinserimento sociale anche in base alle relazioni degli educatori e ai giudizi del datore di lavoro. Bollate è il carcere il penitenziario con il più basso tasso di recidiva Italia, ma sono in generale positivi i dati sull’utilità del lavoro esterno. Torna a delinquere solo il 17% di chi sconta parte della pena in misura alternativa al carcere e solo il 5% di chi lavora all’esterno. (di Chiara Pizzimenti)