Loading

Cleria Mancini, 65 anni, sarta, mamma e nonna. Uccisa a colpi di pistola dall’ex marito

Lettomanoppello (Pescara), 9 Ottobre 2025


Titoli & Articoli

Cleria Mancini, chi era la donna uccisa dall’ex marito: la carrozzina elettrica, gli spari tra la folla e il nipote salvo per miracolo (Leggo – 10 ottobre 2025)
Cleria Mancini stava tornando dalla spesa pomeridiana intorno alle 18.30 accompagnata dal nipote adolescente a Lettomanoppello (Pescara). Lui era in piazza, su quella carrozzella elettrica sulla quale aveva preso a spostarsi da quando, per ragioni di salute, ha difficoltà a camminare. Poi improvvisamente tra la gente che passava e i ragazzini che si avvicinavano alla giostra, Antonio Mancini, 69 anni, ha esploso una serie di colpi contro la moglie separata, Cleria Mancini 66 anni, uccidendola e mirando anche al ragazzino adolescente che era con lei, figlio di suo figlio. Quindi si è allontanato in direzione di Turrivalignani, un piccolo centro a poca distanza, dove ha esploso altri colpi all’interno di un bar senza ferire nessuno. I carabinieri, conoscendo bene le sue abitudini, non ci hanno messo molto a raggiungerlo e a localizzarlo. Lui ha provato a nascondersi, imboscandosi tra i tavoli, poi si è lasciato prendere.
Cleria Mancini, chi era la vittima di femminicidio. Antonio Mancini era da tempo di fatto separato dalla moglie Cleria, anche se non davanti a un giudice. Spesso avevano discussioni tra di loro. I rapporti erano ancora più tesi con il figlio, Camillo, papà del ragazzino che ieri sera era con la nonna e che si è salvato solamente riparandosi dietro un’auto in sosta, che ha intercettato uno dei colpi di pistola probabilmente diretti contro di lui. Mancini è un pluripregiudicato, con precedenti importanti per violazione della legge sullo spaccio di sostanze stupefacenti. Un passato che ovviamente ha sempre pesato nelle sue relazioni familiari. Cleria, che ha studiato all’università dell’Aquila, è ricordata come una donna buona, tranquilla.
Il primo elemento che gli investigatori stanno cercando di approfondire è quello della premeditazione: Antonio Mancini stava aspettando la ex compagna sicuro di incontrarla? La donna abita a non più di duecento metri da dove è stata uccisa, in quella zona girava per andare in farmacia, per la piccola spesa ed era quindi facile vederla passare. Per quale motivo Mancini è uscito di casa armato? Con una pistola rubata, tra l’altro, nel 2011 a un agente di polizia penitenziaria. I carabinieri stanno già acquisendo le immagini di alcune telecamere della zona per controllarle e verificare se l’uomo si fosse piazzato lì in attesa.


Le ultime parole di Cleria: «Non darmi più fastidio», poi il colpo dritto al cuore (Il Messaggero – 11 ottobre 2025)
Un testimone oculare del femminicidio a Lettomanoppello: «L’ho visto arrivare e fermarsi, poi ha mirato e l’ha uccisa»
Lettomanoppello, piccolo comune ai piedi della Majella, è immerso nello sgomento dopo l’omicidio di Cleria Mancini, 65 anni, uccisa in pieno giorno dall’ex marito Antonio Mancini, 69. La tragedia, avvenuta nella piazza del paese, ha lasciato una ferita profonda in una comunità, da sempre unita, un posto dove tutti si conoscono.
In tanti hanno visto, sanno e raccontano i minuti di terrore vissuti nel centro di Lettomanoppello giovedì attorno alle 18,30. Italo D’Alfonso è stato testimone oculare dell’omicidio: «Quand’è successo il fatto ero seduto sulla panchina di fronte alla piazza e ho assistito a tutta la scena. Antonio Mancini veniva dalla salita e Cleria dalla strada principale, con a fianco il nipote di 13 anni. Quando si sono incrociati, lei ha fatto cadere una busta della spesa e ha detto: “Basta, non darmi più fastidio”. Subito dopo le parole della donna lui ha tirato fuori la pistola e ha sparato a sangue freddo, ad altezza del cuore». Ricorda l’orrore e prosegue: «Sono andato subito da lei per cercare di soccorrerla, ma quando l’ho girata ho visto che aveva un foro di proiettile, il corpo cosparso di sangue e il volto viola. In quel momento ho capito che fosse morta sul colpo». Il testimone, ancora scosso, racconta di aver visto l’assassino agire con lucidità e rabbia: «Lui voleva colpire il figlio perché prova risentimento nei suoi confronti da tanti anni. L’omicidio della moglie è stato una vendetta verso Camillo Mancini, a cui era legatissima». Parole che pesano come pietre, mentre il paese cerca di dare un senso all’assurdità del gesto. La comunità si stringe nel dolore, incapace di cancellare le immagini di quel pomeriggio. «Sono ancora sotto choc per quello che ho visto e non penso che mi riprenderò facilmente. Quanto successo ha gettato il paese nello sconforto anche perché Cleria era una persona buona, si è sempre occupata del marito anche nel periodo di detenzione», aggiunge Italo D’Alfonso, la voce incrinata dalla commozione.
Nel borgo, dove le giornate scorrono lente e le relazioni hanno il ritmo dell’abitudine, la tragedia ha scosso tutti. La piazza, il luogo dell’incontro quotidiano, è ora il teatro del ricordo. Sui muri, gli sguardi sono bassi e gli abbracci si moltiplicano. Lettomanoppello appare oggi come un paese smarrito, sospeso tra dolore e incredulità, incapace di dimenticare ciò che ha visto. E mentre il silenzio cala sulle vie del centro, restano le parole dei testimoni a raccontare ciò che nessuno avrebbe mai voluto vedere: «Quanto è successo ci ha tolto la pace. Non la conoscevo bene, ma dopo quello che ho visto mi sembra che la conoscessimo tutti. Tutti, qui, abbiamo perso qualcosa».
«ERA SQUILIBRATO» Vito non nasconde l’amarezza: «In paese quell’uomo era conosciuto come un tipo squilibrato. Negli anni ha litigato con tutti e non era ben visto da nessuno. Un’altra colpa è l’aver portato cose brutte a Lettomanoppello. Era da tempo che minacciava di voler commettere un omicidio. Circa dieci anni fa il figlio denunciò il possesso di un’arma rubata, quella stessa con cui ha ucciso la moglie Cleria». Parole che restituiscono l’immagine di un uomo isolato e temuto, con alle spalle anni di tensioni e violenza, segnali che in molti ora rileggono come avvertimenti mai davvero ascoltati. «Era da tempo che si diceva potesse accadere qualcosa di grave», sussurra qualcuno davanti alla piazza principale, dove il silenzio si mescola allo sconcerto. (di Stefano Perilli)

Femminicidio di Lettomanoppello, l’autopsia: per Cleria fatale un solo colpo al cuore (Il Centro – 11 ottobre 2025)
E lunedì 13 ottobre alle ore 9, nel carcere di Pescara, si terrà la convalida dell’arresto di Antonio Mancini, ex marito della donna
Nuovi sviluppi sul femminicidio di Lettomanoppello avvenuto giovedì pomeriggio. L’autopsia sul corpo di Cleria Mancini, eseguita ieri dal medico legale Davide Girolami su incarico del pm Giuliana Rana, ha confermato che la donna è morta a causa di un solo colpo che ha raggiunto il cuore. Si terrà lunedì 13 ottobre alle ore 9, nel carcere di Pescara, la convalida dell’arresto di Antonio Mancini, il 69enne finito in manette per l’omicidio dell’ex moglie, di 66 anni, e il tentato omicidio del nipote 12enne. All’uomo vengono contestati, tra gli altri, i reati di omicidio e tentato omicidio aggravati perché commessi nei confronti di un familiare, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale. Mancini è assistito dall’avvocato d’ufficio Marcello Cordoma, ma nelle prossime ore potrebbe nominare un legale di fiducia.

Tutta Lettomanoppello per l’addio a Cleria, don Davide: “Abbiamo bisogno di uomini che siano custodi di tutte donne” (Il Pescara – 15 ottobre 2025)
Chiesa e strade piene per l’ultimo saluto alla donna vittima di femminicidio. Il passaggio del feretro nel luogo dove è stata uccisa e le parole e l’abbraccio del parroco al nipote Antonio. “Chiediamo una giustizia definitiva, senza condizioni” Un abbraccio che è la luce cui guardare per uscire da quell’oscurità scesa la sera del 9 ottobre su tutta la comunità di Lettomanoppello.  È quello tra don Davide Schiazza e Antonio, il nipote 13enne di Cleria Mancini, la 66enne uccisa davanti ai suoi occhi con un colpo di pistola al cuore davanti al monumento dedicato alle vittime di Marcinelle di cui ora è chiamato a rispondere l’ex marito, il 69enne Antonio Mancini accusato anche del tentato omicidio del ragazzo che porta il suo nome e verso il quale ha puntato la pistola esplodendo un colpo finito sul lunotto di un’auto parcheggiata.
Occhi, quelli di un bambino, che “non dovrebbero mai vedere quel male che tu e tutti abbiamo visto in questi giorni”, ha detto il parroco rivolgendosi al 13enne, vestito di bianco, nel corso di un’omelia in cui è soprattutto a lui che ha parlato così come a tutti i giovani, senza far mancare parole chiare su una giustizia, quella degli uomini, che deve essere fatta. “Auspico che la giustizia faccia il suo corso e mi auguro che sia una giustizia definitiva – ha infatti detto don Davide -. Una giustizia che non sia esitante, una giustizia senza condizioni. Chiediamo che la giustizia che sappia guardare oltre e fare scelte che includano la sicurezza di tutti” e quindi, ha sottolineato, quella delle donne, dei bambini e di tutta la comunità che ha gremito oggi la chiesa, il sagrato e le vie di tutto il paese.
La tragedia che ha scosso Lettomanoppello, chiusa nel lutto cittadino nel giorno dell’addio così come deciso dal sindaco Simone Romano D’Alfonso presente ai funerali, è tutta in quel passaggio del vangelo di Marco scelto dal parroco, cioè quello della crocifissione, e in quella frase, che ha cadenzato nel corso di tutta l’omelia: “era mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la Terra”. La sensazione quella maledetta sera, ha sottolineato, è stata proprio quella di veder scendere quell’oscurità, che “ha riempito le nostre anime di dolore, oscurità, disgusto e rabbia”. Ma non c’è solo il buio perché, ha sottolineato don Davide riprendendo il passo del vangelo, “questa oscurità durò fino alle tre del pomeriggio”. Una oscurità che ha fine e quella fine, ha sottolineato don Davide, è nella scelta che ognuno di noi, ancor più i ragazzi, hanno la possibilità di fare nel decidere che uomini e che donne essere e diventare.
“Tu e i tuoi amici – ha detto quindi don Davide rivolgendosi sempre al ragazzo – potrete sempre scegliere tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è; tra ciò che può dare una vita bella e luminosa e ciò che è terrore, orrore e dolore”. “Abbiamo bisogno di uomini veri che siano custodi di tutte le donne”, ha affermato ricordando agli adulti che bambini e giovani “non hanno bisogno tanto di parole e passatempo, hanno bisogno di esempi; non hanno bisogno di prediche, ma di essere ascoltati. Loro hanno bisogno di poter contare su di noi e di avere accanto adulti con le idee e che facciano vedere loro cos’è l’amore vero”. “Non ho alcun dubbio sul fatto che sceglierei sempre il bene e lo so non solo perché mi fido di te, ma perché so che non sei solo. E sono con vinto di un’altra cosa: che quando sarai più grande ogni lettese ti dirà ‘siamo orgogliosi di avere tra noi uno come te’. Io voglio conoscere quell’uomo che tu diventerai, un uomo con uno sguardo generoso verso i più deboli”, ha aggiunto. Quindi il ricordo di Cleria: “una vita spezzata nella maniera più ingiusta per mani di chi avrebbe dovuto custodirla”, ha detto don Davide ricordandola come una “donna forte, paziente, resiliente e con un coraggio fuori dall’ordinario”.
Di lacrime ne sono scese seppur con la dignità di una comunità attonita finita al centro dell’attenzione mediatica e sentitasi ferita, qualcuno ci racconta, da come è stata descritta. Una comunità di lavoratori e brava gente, sottolinea un uomo che ci si avvicina, che nel giorno dell’addio si è stretta al dolore dei familiari di Cleria accompagnandola per l’ultima volta tra le strade di Lettomanoppello, con la banda al seguito, fino a quel monumento dove la sua vita è stata brutalmente interrotta e che è oggi anche il luogo da cui la sua voce continuerà a denunciare l’orrore di una scia di sangue, quella dei femminicidi, che sembra non fermarsi mai.
“Antonio caro tu ci hai già dato prova di grande coraggio. Sai chi era coraggioso come te? Nonna Cleria. Ti abbraccio Antonio, ti abbraccio a nome di tutti”, ha concluso don Davide parlando dal sagrato e stringendolo tra le braccia. Un abbraccio diventato lo spiraglio da cui scorgere la luce dentro l’oscurità e che Antonio, anche con la scelta di vestire di bianco così come tutti i suoi amici, ha forse inconsapevolmente voluto rappresentare. (di Alessandra Farias)

 


Link