Cristina Peroni, 32 anni, mamma. Massacrata 17 colpi di mattarello e 51 coltellate dal convivente, mentre tiene in braccio il figlio di 6 mesi
Bellariva (Rimini), 25 Giugno 2022
Titoli & Articoli
I vicini: “Litigavano spesso, lui l’aveva picchiata anche quando era incinta” (Rimini Today – 25 giugno 2022)
I residenti di via Rastelli raccontano come dall’appartamento della coppia arrivassero spesso rumori e urla con la vittima, l’annuncio del presunto femminicida: “Ho paura di fare qualcosa di brutto”
Era rientrata a Rimini da Roma da circa una settimana, per tornare dal suo compagno, Cristina Peroni la 33enne vittima del femminicidio avvenuto sabato mattina in via Rastelli. La ragazza si era allontanata proprio a causa dei continui litigi della coppia e, dopo essere stata nella Capitale dai genitori, il rientro in Riviera pare fosse voluto per riappacificarsi con il compagno Simone Benedetto Vultaggio dal quale aveva avuto un bambino nato lo scorso gennaio. Quella tra i due, come raccontano dal vicinato, era una relazione iniziata poco più di un anno fa e nata tra le pagine di Facebook.
La vittima, residente a Roma, si era quindi trasferita subito in Riviera e dopo poca era rimasta incinta di Vultaggio. “Non erano una coppia felice – raccontano dalla strada – e si sentivano spesso le urla delle litigate”. “Lei – spiega un altro vicino – era stata picchiata anche durante la gravidanza ma non aveva mai voluto denunciare i comportamenti di lui”. “Dopo aver partorito però – prosegue il racconto di chi abita lungo la strada – lei era tornata a Roma col bambino, forse si era stancata delle continue percosse. Il fatto di non poter vedere il figlio aveva scosso molto il 47enne. Poco tempo fa l’avevo visto davanti a casa, era particolarmente disperato, e quando gli ho chiesto cosa fosse successo mi ha spiegato di essere angosciato per non poter vedere il neonato“. “L’ho visto poco tempo fa – conclude un altro vicino – e quando gli ho chiesto come andava mi ha risposto di essere preoccupato e che ‘ho paura di fare qualcosa di brutto'”. (di Tommaso Torri)
Omicidio Rimini, il corpo di Cristina Peroni straziato da 50 coltellate (il Resto del Carlino – 30 giugno 2022)
Gli esiti dell’autopsia sulla vittima della brutale aggressione: resta in carcere il compagno Simone Bendetto Vultaggio
Una cinquantina di coltellate al capo, al collo e alle braccia, inclusa quella che le ha lacerato la carotide. Cinquanta fendenti, vibrati con un coltello da filetto, che si aggiungono ai 17 colpi di mattarello con cui, stando alle ricostruzioni, sarebbe cominciata l’aggressione. Sono 67, in tutto, le ferite e le lacerazioni ritrovate sul corpo di Cristina Peroni, 32 anni, vittima del femminicidio consumatosi sabato scorso in via Rastelli. È quanto emerge dall’autopsia disposta dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Luca Bertuzzi, e affidata alla dottoressa Loredana Buscemi, specialista in medicina legale degli ’Ospedali Riuniti’ di Ancona.
Risultati, quelli dell’esame autoptico, che permettono di comprendere con una chiarezza disarmante la brutalità di Simone Benedetto Vultaggio, 47 anni, accusato dell’omicidio della compagna, massacrata dopo l’ennesimo litigio.
Ieri il gip Raffaella Ceccarelli ha convalidato l’arresto dell’uomo, che resta così in carcere ai ‘Casetti’, dopo l’interrogatorio di garanzia svoltosi nella giornata di martedì. Nella sua ordinanza, il giudice parla di “efferratezza” e di “estrema crudeltà”: elementi desumibili non solo dal numero di colpi inferti alla vittima, ma anche dall’utilizzo di armi diverse tra loro come mattarello e coltello, quest’ultimo ritrovato ancora sporco di sangue nel lavandino della cucina dagli agenti della Squadra mobile, accorsi sul posto dopo essere stati allertati dai vicini di casa.
Una escalation di violenza Il rapporto tra Simone e Cristina, sarebbe stato caratterizzato da “una escalation di violenza” culminata nell’omicidio di via Rastelli, ma che è frutto di “un atteggiamento prevaricatore” da parte del 47enne, il quale più volte – stando alla ricostruzione fatta fino a questo punto dagli inquirenti – aveva già aggredito, verbalmente e forse anche fisicamente, la compagna.
Vultaggio, nel corso dell’interrogatorio, ha rimarcato più volte come la sua storia con Cristina fosse diventata molto problematica. I litigi, ha spiegato, erano all’ordine del giorno, tanto che la donna – dopo essersi già allontanata da lui una prima volta, tornando per alcuni mesi a vivere dai genitori a Roma – sembrava pronta a troncare del tutto ogni rapporto, portando con sé il figlioletto di cinque mesi. Una decisione, quest’ultima, che non sarebbe andata giù al 47enne, il quale dal canto suo ha detto di non ricordare nulla del momento in cui ha commesso il delitto. Un’amnesia, secondo la sua versione, determinata dai farmaci per curare l’insonnia. I funerali di Cristina si terranno domani alle 16 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Mentana (in provincia di Roma).
Gli ultimi sms di Cristina: “Non voglio che mio figlio cresca in un posto dove il padre urla, mortifica e picchia la madre” (Rimini Today – 23 novembre 2022)
Le verifiche della squadra Mobile sull’omicidio della 33enne Cristina Peroni da parte del marito 47enne Simone Benedetto Vultaggio hanno portato una nuova luce sul delitto che si è consumato a Rimini lo scorso 25 giugno in via Rastelli: non è stato “il frutto di una frustrazione fortissima e però determinante”, ma un’azione giunta “all’esito di una serie di condotte reiterate e già pienamente maltrattanti”. Nella nuova ordinanza cautelare del Gip di Rimini notificata in carcere all’uomo si sottolinea come i maltrattamenti nei confronti della vittima erano iniziati con la convivenza: vessazioni di natura sia fisica che psicologica quelle delineate dagli inquirenti tra “costanti atteggiamenti denigratori e offensivi”, schiaffi e botte anche quando lei era incinta o mentre allattava il piccolo. Lui sarebbe pure giunto a stringerle le mani al collo per soffocarla. E una volta le avrebbe puntato una pistola contro minacciandola di morte.
Futili i motivi che, prosegue l’accusa, “lo animavano: perlopiù l’irritazione legata alla gestione del piccolo che lui avrebbe voluto a suo modo. E proprio l’ultimo episodio che lo aveva portato a uccidere la moglie, era scattato dal fatto che lei non gli avesse fatto tenere il bimbo in braccio. Il Gip nella sua nuova ordinanza cautelare ha dato atto che, nell’ambito di “gravi indizi di colpevolezza”, la Procura con questa nuova richiesta restrittiva, ha consentito la “comprensione di un contesto estremamente più grave di quanto delineato inizialmente”.
Nel complesso è emersa una “crudeltà che già prima della gravidanza lo contraddistingueva” e che si è manifestata attraverso un “dolo unitario e abituale” messo in campo per mantenere “un contesto di convivenza doloroso, di prevaricazione e soggezione”. La donna, “inizialmente innamoratissima” del compagno, quando aveva realizzato la portata della situazione era cambiata radicalmente virando verso un atteggiamento di “paura per il figlio e per sé”.
Per ricostruire dopo la morte l’entità dei contestati maltrattamenti, gli investigatori hanno sentito familiari, amici della defunta e colleghi di lui; hanno raccolto le confidenze che la vittima aveva fatto attraverso i messaggi telefonici, hanno analizzato i cellulari di vittima e 47enne e hanno acquisito la relazione sulle dichiarazioni rilasciate dalla Peroni al centro anti-violenza dello sportello del Comune di Monterotondo (Roma). Il 12 febbraio la vittima aveva scritto questo messaggio a un’amica: “Se muoio mio figlio va affidato a mia mamma, nel mio telefono ci sono varie prove per il giudice: io me ne voglio andare da qui, non so come fare“. Il 7 marzo a un’altra amica aveva inoltrato un messaggio inviato al compagno in cui aveva scritto tra le altre cose: “(…) Simone io non riesco a tornare a Rimini, non voglio stare con te e non voglio che (…) cresca in un posto dove il padre urla, mortifica e picchia la madre (…) con tutte le volte che mi hai mortificata verbalmente e mi hai alzato le mani mi hai allontanata, hai ridotto una briciola il mio cuore“.
È stata la madre della vittima a riferire l’episodio delle presunte minacce con la pistola: la figlia glielo aveva raccontato a febbraio. Lo stesso episodio lo ha riferito un’amica che aveva incontrato la 33enne a maggio a un funerale. Non solo: un collega di lavoro del 47enne ha detto che l’uomo gli aveva confidato l’intenzione di “comprare una pistola e recarsi a Roma”.



