Daniela Luminita Coman, 47 anni, impiegata, mamma. Soffocata dall’ex convivente
Correggio (Reggio Emilia), 13 Maggio 2025
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Daniela Coman, 48enne di Sassuolo, trovata morta in casa a Correggio: indagini in corso (Gazzetta di Modena – 15 maggio 2025)
Il cadavere della donna è stato trovato dai carabinieri nell’appartamento di un amico, che in quel momento non era presente e che in queste ore è stato ascoltato in caserma. Era stato l’ex compagno a lanciare l’allarme non avendo più notizie da due giorni
Daniela Coman, una donna di 48 anni di origine romene residente a Sassuolo, è stata trovata morta in un appartamento a Correggio nella serata di ieri, mercoledì 14 maggio. I carabinieri che hanno fatto irruzione nella casa, situata nella frazione correggese di Prato, dopo che l’ex marito di Daniela aveva denunciato di non avere più notizie di lei da due giorni: appena entrati, i militari reggiani hanno trovato il cadavere della donna. Nell’appartamento vive un amico di Daniela, che non era in casa al momento dell’arrivo dei carabinieri: è stato rintracciato solo più tardi nel Modenese. Dalle prime informazioni sarebbe in questo momento in caserma, dove i carabinieri lo stanno ascoltando per cercare di capire cosa sia accaduto alla donna.
Morte di Daniela Coman, famigliari e conoscenti sconvolti: «L’avevamo vista pochi giorni fa» (Gazzetta di Modena – 16 maggio 2025)
La 48enne trovata senza vita in un appartamento a Correggio ha vissuto per anni a Sassuolo, dove abita l’ex marito e padre del loro figlio di 11 anni, e lavorava come impiegata a Modena alla Sce Srl. Il cognato: «Non so davvero cosa pensare, è successo tutto all’improvviso e non ho ancora avuto modo di parlare con mio fratello»
Tutto si è fermato nella casa dove Daniela Luminita Coman, 48 anni, trovata morta in un appartamento a Correggio, e l’ex marito di 65 anni hanno vissuto per anni a Sassuolo. C’è ancora il nome della donna sul campanello, le ciabatte lasciate fuori dalla porta socchiusa e una targhetta in ceramica con scritti sopra i nomi di tutti i componenti della famiglia: c’è anche quello del figlio, di 11 anni. Un bambino che ora dovrà crescere senza la sua mamma, morta in circostanze misteriose, forse vittima di un femminicidio da parte dell’attuale compagno, conosciuto da poco tempo, ma al momento non ci sono ancora le prove per dirlo.
Il cognato «Non ce lo saremmo mai aspettato, non so davvero cosa pensare: è successo tutto all’improvviso e non ho ancora avuto modo di parlare con mio fratello, dunque non so bene cosa sia successo», racconta l’ex cognato, visibilmente addolorato per la morte della donna. «L’avevo vista anche qualche giorno fa, sembrava tutto normale, non ho notato nulla di diverso. Poi oggi ho saputo della tragedia. Ora aspetto che mio fratello torni a casa per capire cosa possa essere successo. Non me la sento di dire altro al momento» conclude l’uomo.
I vicini Una coppia riservata, in giro si vedevano poco. Lei impiegata in un’azienda di Modena, la Sce Srl, lui idraulico di 65 anni nato e cresciuto in quella borgata insieme agli altri due fratelli. Una tragedia immane, una famiglia spezzata e una comunità straziata. La scomparsa della donna è scesa come un fulmine a ciel sereno su Sassuolo, dove lei e l’ex compagno, idraulico libero professionista, hanno vissuto insieme per tanti anni. Nel quartiere, dove abita ancora l’ex compagno, a due passi dalla tangenziale, i vicini, così come l’ex cognato, l’avevano vista fino a qualche giorno prima. La notizia li ha sconvolti: non si sarebbero mai aspettati un epilogo del genere per la madre di un bambino di soli 11 anni. Si erano conosciuti anni fa, facevano coppia da una ventina d’anni. Undici anni fa la nascita del primo e unico figlio. Poi qualcosa si è rotto e, pare solo ultimamente, è arrivata la separazione e lei ha iniziato a frequentare un altro uomo, a Correggio. Anche se spesso si recava a casa del nuovo compagno a Correggio, la residenza della vittima era rimasta invariata, a Sassuolo, tanto che quasi nessuno sapeva della separazione dei due coniugi: una decisione recente, probabilmente. (di Manuel Marinelli)
Daniela Coman strangolata dal compagno, “Attirata in una trappola mortale” (Modena Today – 16 maggio 2025)
Il Procuratore di Reggio e i Carabinieri hanno ricostruito le primi fasi dell’indagine che hanno portato al fermo di Peter Pancaldi
Lei voleva lasciarlo e lui le ha teso una trappola mortale. E’ l’accusa mossa dalla Procura della Repubblica a Peter Pancaldi, il 44enne fermato e portato in carcere perché gravemente indiziato del femminicidio della sua convivente, la 48enne romena Daniela Coman. L’uomo è indagato per omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dal fatto di aver in precedenza messo in atto condotte persecutorie nei confronti della vittima.
La donna è stata ritrovata cadavere (sul letto coperta da un piumone) nell’abitazione con cui, pur avendo mantenuto un proprio appartamento in provincia di Modena, conviveva con il suo presunto assassino. La relazione, iniziata circa un anno fa, era tormentata e costellata di botte e minacce di morte. Pancaldi, affetto da problemi di tossicodipendenza, era possessivo e spesso preda di accessi d’ira in cui – come raccontato dalla sorella della vittima – era solito tappare naso e bocca della compagna impedendole di respirare. E sarebbe questa la modalità con cui Daniela Coman, sul cui corpo non sono stati inizialmente trovati segni di violenza, potrebbe essere stata uccisa.
Secondo la cronologia degli eventi ricostruita dai Carabinieri reggiani, lo scorso martedì mattina la donna – che per il procuratore capo di Reggio Calogero Gaetano Paci conduceva nel complesso una vita “ordinaria e tranquilla”– ha chiamato l’azienda di Baggiovara in cui lavorava come impiegata avvisando che sarebbe arrivata in ritardo, dopo aver svolto una commissione personale. Si sarebbe quindi incontrata con Pancaldi, a cui aveva comunicato la fine della loro relazione, nell’abitazione che avevano condiviso.
Durante l’incontro, organizzato per prendere gli oggetti personali che aveva lasciato, la donna aveva messo in pratica uno stratagemma, utilizzato altre volte a tutela della propria incolumità fisica, chiamando cioè la sorella al telefono e (con il cellullare nascosto nella borsa) mantenendo attiva la comunicazione in modo che la parente potesse sentire cosa succedeva. Il tutto si sarebbe svolto senza incidenti, ma nella tarda mattinata dello stesso giorno, Pancaldi avrebbe richiamato la ex informandola di aver trovato in casa un computer e una macchina fotografica a cui la donna era particolarmente legata, perché contenenti le foto del figlio 11enne, che vive con il padre nel modenese. Il secondo appuntamento con l’ex compagno le sarebbe quindi stato fatale.
Le ricerche della donna sono partite però solo la sera del giorno dopo, mercoledì, in seguito alla formale denuncia di scomparsa presentata a Sassuolo dall’ex compagno della 48enne, che non era andata a prendere il figlio avuto con lui a scuola. L’uomo si è rivolto ai militari anche su pressione della sorella della vittima, che non riusciva a mettersi in contatto con lei da ore. Dopo la scoperta del cadavere nella casa, i Carabinieri si sono messi sulle tracce di Pancaldi che- come appreso dai vicini di casa- era uscito di casa a bordo dell’auto della convivente. L’uomo è stato individuato in stato confusionale a Modena verso le 2 di mercoledì notte e portato in ospedale. Poi, in caserma a Reggio Emilia, avrebbe confessato ai Carabinieri di aver soffocato la sua compagna ritenendola responsabile della fine di una precedente relazione con un’altra donna, e degli agi economici necessari a procurarsi gli stupefacenti che questo rapporto gli garantiva.
Ad avvalorare l’attendibilità del 45enne anche il fatto che abbia indicato agli investigatori il punto delle campagne reggiane in cui ha buttato il telefono della sua vittima, che inizialmente risultava scomparso. L’udienza di convalida del fermo di Pancaldi- ora detenuto nel carcere reggiano di via Settembrini- si terrà probabilmente lunedì. La salma di Coman si trova invece all’istituto di medicina legale di Modena in attesa dell’esame autoptico. Il procuratore Paci lancia infine un appello: “Anche se è difficilissimo perché ci sono i figli di mezzo e le condizioni anche economiche, dite alle vittime di denunciare sempre. Senza la denuncia queste vicende non emergono, rimangono sommerse in un ambito diventa difficile da esplorare e in cui, spesso, ne va della loro vita”. (DIRE)



