Peter Pancaldi, 44 anni. Attira in trappola l’ex convivente e la soffoca
Prato di Correggio (Reggio Emilia), 13 Maggio 2025
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Reggio Emilia, 47enne trovata morta in casa: il compagno si avvale della facoltà di non rispondere (TgCom24 – 15 maggio 2025)
A dare l’allarme la sorella e l’ex compagno. Sul cadavere non ci sarebbero segni di morte violenta
Una donna di 47 anni, Daniela Luminita Coman, è stata trovata morta mercoledì sera in un’abitazione di Prato di Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Le indagini dei carabinieri sono scattate dopo la denuncia di scomparsa della sorella e dell’ex compagno, preoccupati dal fatto che la donna non rispondeva né alle chiamate, né ai messaggi. Una volta arrivati sul posto ed entrati in casa, i militari hanno scoperto il cadavere della 47enne, che conviveva da poco nell’abitazione del nuovo compagno, che in quel momento non era presente. L’uomo è stato poi rintracciato ed è stato sentito in caserma: si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sul corpo della donna, di origini romene, non ci sarebbero però segni evidenti di morte violenta.
Daniela Coman strangolata dal compagno, “Attirata in una trappola mortale” (Modena Today – 16 maggio 2025)
Il Procuratore di Reggio e i Carabinieri hanno ricostruito le primi fasi dell’indagine che hanno portato al fermo di Peter Pancaldi
Lei voleva lasciarlo e lui le ha teso una trappola mortale. E’ l’accusa mossa dalla Procura della Repubblica a Peter Pancaldi, il 44enne fermato e portato in carcere perché gravemente indiziato del femminicidio della sua convivente, la 48enne romena Daniela Coman. L’uomo è indagato per omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dal fatto di aver in precedenza messo in atto condotte persecutorie nei confronti della vittima.
La donna è stata ritrovata cadavere (sul letto coperta da un piumone) nell’abitazione con cui, pur avendo mantenuto un proprio appartamento in provincia di Modena, conviveva con il suo presunto assassino. La relazione, iniziata circa un anno fa, era tormentata e costellata di botte e minacce di morte. Pancaldi, affetto da problemi di tossicodipendenza, era possessivo e spesso preda di accessi d’ira in cui – come raccontato dalla sorella della vittima – era solito tappare naso e bocca della compagna impedendole di respirare. E sarebbe questa la modalità con cui Daniela Coman, sul cui corpo non sono stati inizialmente trovati segni di violenza, potrebbe essere stata uccisa.
Secondo la cronologia degli eventi ricostruita dai Carabinieri reggiani, lo scorso martedì mattina la donna – che per il procuratore capo di Reggio Calogero Gaetano Paci conduceva nel complesso una vita “ordinaria e tranquilla”– ha chiamato l’azienda di Baggiovara in cui lavorava come impiegata avvisando che sarebbe arrivata in ritardo, dopo aver svolto una commissione personale. Si sarebbe quindi incontrata con Pancaldi, a cui aveva comunicato la fine della loro relazione, nell’abitazione che avevano condiviso.
Durante l’incontro, organizzato per prendere gli oggetti personali che aveva lasciato, la donna aveva messo in pratica uno stratagemma, utilizzato altre volte a tutela della propria incolumità fisica, chiamando cioè la sorella al telefono e (con il cellullare nascosto nella borsa) mantenendo attiva la comunicazione in modo che la parente potesse sentire cosa succedeva. Il tutto si sarebbe svolto senza incidenti, ma nella tarda mattinata dello stesso giorno, Pancaldi avrebbe richiamato la ex informandola di aver trovato in casa un computer e una macchina fotografica a cui la donna era particolarmente legata, perché contenenti le foto del figlio 11enne, che vive con il padre nel modenese. Il secondo appuntamento con l’ex compagno le sarebbe quindi stato fatale.
Le ricerche della donna sono partite però solo la sera del giorno dopo, mercoledì, in seguito alla formale denuncia di scomparsa presentata a Sassuolo dall’ex compagno della 48enne, che non era andata a prendere il figlio avuto con lui a scuola. L’uomo si è rivolto ai militari anche su pressione della sorella della vittima, che non riusciva a mettersi in contatto con lei da ore. Dopo la scoperta del cadavere nella casa, i Carabinieri si sono messi sulle tracce di Pancaldi che- come appreso dai vicini di casa- era uscito di casa a bordo dell’auto della convivente. L’uomo è stato individuato in stato confusionale a Modena verso le 2 di mercoledì notte e portato in ospedale. Poi, in caserma a Reggio Emilia, avrebbe confessato ai Carabinieri di aver soffocato la sua compagna ritenendola responsabile della fine di una precedente relazione con un’altra donna, e degli agi economici necessari a procurarsi gli stupefacenti che questo rapporto gli garantiva.
Ad avvalorare l’attendibilità del 45enne anche il fatto che abbia indicato agli investigatori il punto delle campagne reggiane in cui ha buttato il telefono della sua vittima, che inizialmente risultava scomparso. L’udienza di convalida del fermo di Pancaldi- ora detenuto nel carcere reggiano di via Settembrini- si terrà probabilmente lunedì. La salma di Coman si trova invece all’istituto di medicina legale di Modena in attesa dell’esame autoptico. Il procuratore Paci lancia infine un appello: “Anche se è difficilissimo perché ci sono i figli di mezzo e le condizioni anche economiche, dite alle vittime di denunciare sempre. Senza la denuncia queste vicende non emergono, rimangono sommerse in un ambito diventa difficile da esplorare e in cui, spesso, ne va della loro vita”. (DIRE)
Il femminicidio di Correggio: Daniela uccisa per asfissia meccanica (Gazzetta di Reggio – 21 maggio 2025)
L’esito dell’autopsia conferma la tesi della procura secondo cui Peter Pancaldi l’ha uccisa soffocandola
Asfissia meccanica. Sarebbe questa, secondo le prime evidenze dell’autopsia di lunedì pomeriggio, la causa della morte diDaniela Luminita Coman, la 48enne uccisa a Prato di Correggio. Viene confermata, quindi, la tesi della Procura, anche se per i dettagli sarà necessario aspettare le prossime settimane, una volta avvenuto il sopralluogo della medicina legale nella casa del delitto e una volta svolti tutti gli approfondimenti del caso. Secondo i primi accertamenti avvenuti dopo la scoperta del corpo, Daniela sarebbe morta dopo che le sono stati tappati naso e bocca. Questi dettagli verranno accertati in un secondo momento, ma quello che sembra certo già da ora è che la causa sia l’asfissia meccanica, ovvero una forma di asfissia in cui la respirazione è impedita da un ostacolo fisico o meccanico: in questo caso l’azione del killer. Durante l’autopsia sono stati effettuati dei prelievi e il tutto verrà approfondito tramite esami di laboratorio. Si tratta di prelievi di natura genetica e tossicologica che consentiranno di rilevare il Dna, mentre non si concentrano, ad esempio, sulle impronte digitali. Saranno, inoltre, approntate nuove indagini sul luogo del delitto. E verranno setacciati i telefoni, sia di Daniela, sia di Peter Pancaldi: i dispositivi sono stati posti sotto sequestro e verranno analizzati. Il lasso di tempo in cui il delitto è stato commesso è piuttosto ampio e andrebbe dalla tarda mattinata di martedì 13.
Pancaldi fa scena muta in tribunale: l’arresto è convalidato e resta in carcere (Gazzetta di Modena – 19 maggio 2025)
L’uomo ha ucciso la 48enne sassolese Daniela Coman soffocandola nel suo appartamento di Prato di Correggio. Ma c’è un punto a favore della difesa: il giudice non ritiene sussistente né la premeditazione, né l’aver commesso il fatto su persona che stalkerizzava né il legame affettivo
Colpo di scena in tribunale sul femminicidio di Prato di Correggio. Peter Pancaldi, 45 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, l’arresto è stato convalidato e l’omicida della compagna Daniela Luminita Coman, 48 anni – ammazzata il giorno stesso in cui lo aveva lasciato – resta in cella.
Tuttavia il giudice per l’udienza preliminare Matteo Gambarati, dopo averci riflettuto per ben tre ore, è uscito con un’ordinanza articolata, ritenendo non sussistenti le tre aggravanti contestate: né la premeditazione, né l’aver commesso il fatto su persona che stalkerizzava né il legame affettivo. L’imputazione provvisoria di omicidio pluriaggravato rimane tale, ma è indubbio che si tratta di un punto a favore per la difesa e di un “avviso” per il pm Valentina Salvi, che dovrà approfondire questi aspetti: difatti l’indagine ha preso un nuovo slancio, con un secondo sopralluogo sulla scena del delitto e la riconvocazione della sorella della vittima. Nonostante si sia in una fase ampiamente preliminare, questo primo vaglio potrebbe avere un peso specifico nell’iter giudiziario: in caso di conferma e di cadute di tutte le aggravanti, Pancaldi potrebbe accedere al rito abbreviato e quindi a un sostanzioso sconto di pena.
I fatti agghiaccianti I fatti risalgono al 13 maggio scorso, con la scomparsa della donna scattata il giorno seguente, la sera del 14, quando Daniela non si è presentata a prendere il figlio a Sassuolo. Il cadavere della 48enne è stato trovato adagiato sul letto coperto da un piumone in via Dinazzano 35/c, a Prato di Correggio, nell’appartamento del compagno che si era allontanato sulla Peugeot bianca di lei. Peter Pancaldi è stato fermato all’1.30 di notte vicino ai Giardini Ducali di Modena, dove aveva appena comprato una dose di crack. Ha confessato il delitto: dopo un primo incontro in casa di buon mattino, in tarda mattinata lui l’ha richiamata con una scusa, ha insistito per riallacciare la relazione e di fronte ai ripetuti «no» l’ha uccisa.
In aula Pancaldi ha fatto scena muta. Il pm Valentina Salvi ha chiesto la conferma dell’arresto e della custodia cautelare in base al pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Pericoli contestati dall’avvocato difensore di fiducia Annalisa Miglioli, che non ha avanzato richieste (il 45enne non ha un alloggio alternativo) ma ha preannunciato quella che sarà la linea difensiva sostenendo l’insussistenza delle aggravanti. (di Ambra Prati)


