Elisabetta Polcino, 49 anni, mamma. Uccisa a colpi di pietra dal marito, che uccide anche il figlio e massacra la figlia, che sopravvive (strage di Paupisi)
Paupisi (Benevento), 30 Settembre 2025
Titoli & Articoli
Benevento, uccide la moglie a sassate. Poi ammazza il figlio (il Manifesto – 1 ottobre 2025)
Salvatore Ocone, 58enne imprenditore agricolo, si è dato alla fuga. Nella sua auto trovata in fin di vita anche la figlia
Una donna e il figlio uccisi. La figlia ricoverata in ospedale in gravissime condizioni. Il marito e padre sospettato di essere l’assassino e fermato nel tardo pomeriggio dai carabinieri. È il drammatico bilancio della storia iniziata ieri all’alba a Paupisi, un comune della provincia di Benevento dove risiedono circa 1.500 persone. Elisa Polcino, 49 anni, avrebbe dovuto accompagnare i due figli di 15 e 16 anni a scuola. Non è uscita di casa alla solita ora e la suocera, che abita nella stessa villa del figlio e della moglie, ma al piano inferiore, è andata a controllare per capire cosa fosse accaduto, nel caso la nuora avesse bisogno di aiuto.
HA TROVATO IL CADAVERE della donna, ha urlato, sono accorsi altri familiari che risiedono nella stessa strada e poi i carabinieri. Intanto era sparito Salvatore Ocone, cinquantottenne imprenditore agricolo e coniuge di Elisa. Nessuna traccia di due dei tre figli della coppia, il quindicenne e la sedicenne. Non era parcheggiata al solito posto l’auto dell’uomo, una Opel Mokka di colore nero. Un terzo figlio, ormai maggiorenne, che vive e lavora a Rimini, è stato avvisato telefonicamente e nel pomeriggio è rientrato nel comune beneventano. L’ipotesi dei carabinieri è stata subito quella che Ocone avesse assassinato la moglie con uno o più colpi di un oggetto contundente, che potrebbe essere stato una pietra, ma a quanto si è appreso ieri non è stato ritrovato nella casa.
L’OMICIDIO, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, potrebbe essere avvenuto mentre la donna dormiva, ma non si esclude che il marito abbia invece colpito la moglie al culmine di una lite. L’autopsia chiarirà quale sia stata l’ora del decesso, quanti colpi abbia sferrato l’assassino e quali siano stati quelli letali. Ocone ha poi trascinato con sé in auto i figli, non è chiaro se già feriti anch’essi, quando ha fatto perdere le sue tracce.
SONO SCATTATE LE RICERCHE in tutto il beneventano con il supporto dell’elicottero del nucleo di Pontecagnano e sono state poi allargate con il trascorrere delle ore al resto della regione e in tutta Italia. Nel tardo pomeriggio l’uomo è stato rintracciato tra le campagne di Ferrazzano e Mirabello Sannitico. L’auto è stata individuata da un elicottero ed è partita la segnalazione alle pattuglie in strada. Nella vettura c’erano anche i figli adolescenti dell’uomo. Il sedicenne era morto. La ragazza di 15 anni ha riportato la frattura della teca cranica ma non ci sono ferite provocate da armi da taglio. Non è escluso che sia stata colpita con un oggetto, come la madre. Fermato nelle campagne di Ferrazzano, in provincia di Campobasso, dopo 12 ore in fuga, Ocone è stato condotto in caserma in stato di fermo ed è iniziato un lungo interrogatorio da parte degli inquirenti per ricostruire nel dettaglio cosa sia accaduto nell’appartamento di Paulisi ieri mattina e nelle ore della fuga in auto. Nel piccolo comune del Beneventano, dove alcuni dei residenti avevano partecipato alle ricerche dei carabinieri quando si era diffusa la notizia di quanto accaduto, lutto e dolore. «Non abbiamo notizie da questa mattina – aveva commentato in tarda mattinata il sindaco Salvatore Coletta, un architetto – e siamo fortemente preoccupati per la sorte dei ragazzi». Ocone, secondo le testimonianze di alcuni dei suoi familiari, soffriva di depressione.
C’È CHI RICORDA che in passato si erano verificati episodi sintomatici di uno stato di disagio e di malessere psichico: si sarebbe per esempio denudato in strada. Un vicino di casa della coppia ha raccontato ieri che dalla casa dei coniugi provenivano spesso urla da parte della donna e che fossero molto frequenti le liti. (di Fabrizio Geremicca)
L’interrogatorio di Salvatore Ocone: “Elisa aggressiva e autoritaria”. Moglie e figlia colpite nel sonno (Fan Page – 1 ottobre 2025)
Elisa Polcino e la figlia Antonia sarebbero state colpite mentre dormivano; da accertare quello che è accaduto al figlio Cosimo e se si sarebbe potuto salvare.
Nel corso dell’interrogatorio, davanti ai magistrati, Salvatore Ocone ha detto di avere colpito la moglie per “dinamiche familiari conflittuali” e che il comportamento della donna era caratterizzato da “aggressività” e “dominazione”. Particolari che sono stati diffusi questa mattina in conferenza stampa dal procuratore facente funzioni di Benevento Gianfranco Scarfò. L’uomo è da questa notte in carcere, destinatario di fermo per duplice omicidio, tentato omicidio e sequestro di persona: dopo avere ucciso la moglie, Elisa Polcino, 49 anni, ha ucciso il figlio Cosimo, di 15 anni, e ha ferito gravemente la figlia Antonia, di 16 anni, usando presumibilmente la stessa pietra. La ragazza è attualmente ricoverata in prognosi riservata a Isernia, nella notte è stata sottoposta a un intervento chirurgico.Elisa Polcino e la figlia Antonia colpite nel sonno
Moglie e figli, ha detto Ocone ai magistrati, sono stati “tutti colpiti all’interno della casa” dove vive la famiglia, a Paupisi, piccolo paese della provincia di Benevento. Versione che trova riscontro nei sopralluoghi effettuati dai carabinieri: Elisa Polcino era senza vita in camera da letto, tracce vistose di sangue sono state trovate nella camera dei ragazzi e nel salone. La strage sarebbe cominciata alle prime ore di ieri, 30 settembre: intorno alle sei Ocone, piccolo imprenditore agricolo di 58 anni, avrebbe prima colpito la moglie, uccidendola, poi la figlia, ferendola gravemente alla testa, e quindi il figlio, uccidendo anche lui. Poi ha caricato i due giovani nella sua automobile ed è scappato, rendendosi irreperibile fino alle 18 circa, quando la Opel Mokka nera è stata individuata a Ferrazzano, vicino Campobasso, in Molise, a circa 70 km di distanza da Paupisi. Secondo gli inquirenti, Ocone avrebbe girato senza meta per poi fermarsi in quella campagna, dove sarebbe rimasto per sei o sette ore nell’automobile, col cadavere del figlio e la figlia gravemente ferita. Il comandante provinciale dei Carabinieri di Benevento, Enrico Calandro, ha spiegato in conferenza stampa che il veicolo è stato individuato dall’equipaggio dell’elicottero del Nucleo di Pontecagnano, era in un uliveto tra alcune balle di fieno; il velivolo aveva volato ininterrottamente per 5 ore, con tre rifornimenti. Una volta notata la vettura, con la telecamera di bordo era stato verificato il numero di targa. Dato il territorio impervio, che avrebbe rallentato l’intervento delle pattuglie, i tre militari a bordo, un ufficiale e due marescialli, hanno fatto un atterraggio di emergenza in un’area pianeggiante poco distante e hanno immobilizzato Ocone, che non ha opposto resistenza. I tre carabinieri hanno quindi inviato le coordinate geografiche alla centrale operative, facendosi localizzare da pattuglie e ambulanze. Il procuratore ha aggiunto che, invece, resta ancora da stabilire “come e dove l’uomo ha colpito il ragazzo”. Particolare non di poco conto: si dovrà infatti stabilire se era ancora vivo quando è stato caricato in auto e, di conseguenza, se sarebbe stato possibile salvargli la vita con un immediato intervento dei sanitari.
Ocone, è emerso dalle indagini, ha avuto “un vissuto psichiatrico”; era stato curato per una psicosi e su questo aspetto “c’è una diagnosi da parte di uno psichiatra”. Nel 2011, inoltre, era stato sottoposto a un tso, trattamento sanitario obbligatorio. Non risultano, invece, precedenti atteggiamenti violenti da parte dell’uomo né all’interno della famiglia. Il procuratore Scarfò ha sottolineato che “Non esiste alcun elemento di segnalazione, nessuna prova per ritenere che l’uomo, in passato, sia stato violento nei confronti dei familiari”.
Strage del Sannio, oggi i funerali di mamma Elisa e del figlio Cosimo. Fuori dal coma la figlia 16enne (Avvenire – 10 ottobre 2025)
Funerali congiunti e lutto cittadino oggi a Paupisi, il comune del Beneventano sconvolto dalla tragedia della famiglia Ocone. Oggi pomeriggio alle 16 nella chiesa di Santa Maria del Bosco si terranno i funerali di Elisa Polcino e Cosimo Ocone, moglie e figlio di Salvatore Ocone, l’uomo che ha ucciso entrambi nella strage dello scorso 30 settembre. Per l’occasione, il sindaco di Paupisi ha proclamato il lutto cittadino dalle 13 sino alla fine del funerale.
Il nulla osta per la restituzione delle salme ha avuto l’ok da parte dell’autorità giudiziaria dopo che è stata effettuata, mercoledì, anche l’autopsia sul corpo di Cosimo che aveva soltanto 15 anni. L’esame ha confermato quanto emerso già in un primo momento: anche Cosimo, come la madre Elisa e la sorella di poco più grande, è stato colpito con una grossa pietra al capo. La morte sarebbe stata quasi immediata.
Intanto, le condizioni della 17enne Antonia Ocone, unica superstite alla follia omicida del padre, restano stazionarie nella loro gravità. All’ospedale di Pozzilli, in provincia di Isernia, nel Molise, dove la ragazza è ricoverata dal giorno dell’aggressione, i bollettini parlano di una graduale riduzione della sedazione farmacologica. I parametri vitali restano stabili ma la prognosi è ancora riservata. E’ lei l’unica superstite della strage insieme al fratello Mario, che era si è trasferito da Paupisi a Rimini per motivi di lavoro.
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In memoria di
Una ragazza nel nome di tutti noi (la Repubblica – 2 novembre 2025)
La ragazza si è svegliata. Era in coma da un mese. Da quando, riporto dalla cronaca di Dario Del Porto, «il 30 settembre all’alba, nella villetta familiare di Paupisi in provincia di Benevento, il padre, Salvatore Ocone, ha impugnato un masso di sette chili e ha cominciato a colpire. Ha ucciso la moglie, Elisa Polcino, mentre dormiva. Quindi ha infierito sui due figli: Cosimo, il più piccolo, di 15 anni, e lei. Ha trascinato i due ragazzi giù per le scale, li ha caricati in auto ed è rimasto in fuga per quasi dodici ore, fino a quando i carabinieri non lo hanno trovato. Era a torso nudo, sporco di sangue. Sul sedile posteriore Cosimo era ormai privo di vita. La sorella era stordita, ma viva. Indossava un pigiama rosa».
Ha riaperto gli occhi. Mercoledì (29 ottobre) ha lasciato la terapia intensiva. L’hanno trasferita in reparto, ora può sedersi in carrozzina. Non parla però. Non parla. Le fanno sentire la musica che ama, le hanno portato i pupazzi che aveva in cameretta, accanto a lei si alternano una zia, il fratello maggiore che quella notte non c’era, lavora fuori. Non parla. Sedici anni. Dodici ore. Il corpo del fratello. Il corpo del padre. Il pigiama rosa.
Come si fa. Cosa sono le vite, i destini. Come si fa. Cosa possiamo fare noi, tutti noi, mi chiedo: noi la comunità di simili, noi gli esseri umani suoi contemporanei, suoi connazionali. Noi che avremmo potuto se solo per caso fossimo nati lì, quel giorno, essere lei, oppure sua madre, sua zia, la signora dell’alimentari, l’insegnante della sua classe. Perché sì, certo, la famiglia che resta: il fratello maggiore, la zia. Ma quando uscirà dall’ospedale, questa giovane donna, come farà a darsi un futuro. Me lo chiedo dei bambini che vedo vagare nelle macerie di Gaza, dei piccoli che si stringono alle madri in Sudan — come potranno vivere con quel ricordo, cosa ne faranno. Non ovunque, non a tutti possiamo arrivare. Ma qui, a Benevento. Basta allungare la mano. Ci saranno, queste mani? Non la dimentichiamo, nel nome di tutte, di tutti. (di Concita De Gregorio)




