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Giovanna Reggiani, 47 anni. Aggredita, violentata, massacrata e gettata in fin di vita in una scarpata da uno sconosciuto, muore in ospedale dopo 24 ore di agonia

Roma, 30 Ottobre 2007


Titoli & Articoli

Roma, è morta Giovanna Reggiani. La polizia: “Si è difesa disperatamente” (la Repubblica – 1 novembre 2007)
Dopo due giorni in coma non ce l’ha fatta la donna aggredita da un romeno
Al suo capezzale il marito e gli anziani genitori. Proseguono le indagini
L’immigrato: “Nessuna violenza, solo furto”. Controlli nei campi di Tor di Quinto e via Foce dell’Aniene

Condotti in Questura 17 rom, le baracche abusive saranno abbattute
E’ morta Giovanna Reggiani, la 47enne seviziata martedì sera a Roma da un romeno (per il quale è stata chiesta la convalida del fermo per omicidio volontario). Alle 19.34 è stato staccato il macchinario che teneva in vita la donna, dopo che la “flebile attività cerebrale ha smesso di esistere”. Il comunicato medico parla di “arresto cardiaco”.
Tutta la famiglia è rientrata in ospedale. Ci sono il marito di Giovanna Reggiani, il capitano di vascello Giovanni Gumiero, e tutti sui familiari più stretti. Si erano allontanati poco prima del decesso dopo un’intera giornata passata accanto alla congiunta. Macchina dopo macchina sono rientrati all’ospedale Sant’Andrea anche gli ufficiali della marina colleghi del marito, così come don Patrizio, il cappellano militare che in queste ore è stato accanto al marito della donna.
I funerali si svolgeranno, appena le autorità giudiziarie lo permetteranno, con una cerimonia ecumenica, cioè con una liturgia evangelica ma anche cattolica. Giovanna Reggiani, infatti, era di fede valdese, mentre il marito è cattolico. A spiegarlo è stato Antonio Adamo, pastore della chiesa valdese di Roma, uscendo dal Sant’Andrea.
Il cordoglio del capo di Stato maggiore della marina Militare: “In questo momento di grande dolore, tutta la Marina si stringe attorno al comandante Gumiero e alla sua famiglia, esprimendo vicinanza sentita e partecipazione affettuosa”. Domani l’autopsia. Intanto dal carcere di Regina Coeli, Nicolae Romulus Mailat nega la violenza e dice: “Ho solo rubato una borsetta”.
L’aggressione. Martedì sera Giovanna Reggiani era stata aggredita da un 24enne romeno, il suo corpo esanime gettato in un fosso nelle campagne intorno alla stazione in via di Camposampiero, non lontano dall’accampamento rom dove vive l’uomo arrestato e per il quale le manette sono scattate la sera stessa.
Le indagini. Giovanna Reggiani potrebbe essere stata colpita “con un sasso o addirittura anche con lo stesso ombrello della donna” spiega il capo della squadra mobile di Roma, Vittorio Rizzi. L’ipotesi è che prima ci sia stata una rapina e, dopo, l’aggressione. La vittima ha reagito “con tutte le sue forze”. Decisiva, spiegano gli investigatori, la testimonianza della rom che ha guidato gli investigatori dal 24enne romeno. “La testimone gridava il nome del responsabile, piangeva e lo ha sempre indicato come autore dell’aggressione – dice Rizzi – adesso è in un luogo protetto”.
Il romeno nega. “Ho rubato una borsetta alla stazione di Tor di Quinto. No violenza, guardate analisi, nessuna violenza”, ha detto Nicolae Romulus Mailat al senatore del Prc Salvatore Bonadonna, che gli ha fatto visita nel carcere romano di Regina Coeli. Il romeno è apparso impassibile, quasi inconsapevole della tragedia. E’ in isolamento in una cella della VII sezione. Mangia regolarmente ed è “tranquillo”, riferiscono fonti dell’amministrazione penitenziaria. Il medico e lo psicologo non hanno segnalato alcun rischio “autoaggressività” e “autolesionismo”. Sul suo corpo sono stati riscontrati solo dei graffi. Non è guardato a vista ma la VII sezioneè tenuta – di routine – sotto “grande sorveglianza”.
I precedenti di Mailat. Nicolae Romulus Mailat era stato ricoverato nel 1997, a 14 anni, in un centro di rieducazione per minori, in seguito a diversi reati. Nel 2006 un tribunale di Sibiu lo aveva condannato a tre anni di reclusione per furto. Graziato nello stesso anno, poco tempo dopo partì per l’Italia.
Il prefetto: “Espulsioni pronte”. “Ci sono già delle proposte di espulsione di cittadini stranieri da parte delle forze di polizia, ma l’equazione stranieri uguale delinquenti è sbagliata” dice, al Tg1, il prefetto di Roma, Carlo Mosca. Giornata di controlli di polizia negli insediamenti accanto alla stazione ferroviaria di Tor di Quinto e in via Foce dell’Aniene. Gli agenti hanno perquisito 78 baracche e 75 romeni, 17 dei quali condotti all’Ufficio immigrazione della Questura di Roma. Tra due giorni il campo a ridosso della stazione di Tor di Quinto verrà raso al suolo.


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In memoria di

Omicidio Reggiani, così fu violentata e massacrata nella stazione di Tor di Quinto (il Messaggero – 1 novembre 2013)
Giovanna Reggiani, 47 anni, fu uccisa il 30 ottobre del 2007 dopo essere stata violentata e massacrata a Roma, nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto. Sono da poco passate le 7 di sera quando la donna, moglie del capitano di vascello della Marina Militare Giovanni Gumiero di stanza alla Spezia, scende dal treno per far ritorno a casa, un appartamento riservato al personale delle Forze armate a qualche centinaio di metri dal luogo dell’aggressione, dopo un pomeriggio di shopping in centro.
Mentre, sotto una pioggia battente, percorre la strada stretta tra due file di alberi che collega la stazione ferroviaria al centro del quartiere, la donna viene aggredita, derubata, trascinata in una baracca del vicino campo nomadi, violentata, quindi gettata in fin di vita in una scarpata vicino a via Camposampiero.
Ad aggredirla Romulus Nicolae Mailat, un muratore romeno di 24 anni alloggiato nel campo rom vicino alla stazione. La donna si difende da Mailat con tutte le forze, gli graffia il volto e la schiena, ma non riesce a mettersi in salvo. Viene ritrovata in un fossato in coma e seminuda: con i pantaloni ancora abbassati, un maglione nero tirato su. Il volto sporco di sangue, il corpo pieno di lividi. La donna non ha la borsa e in tasca non ha documenti, tanto che l’identificazione avviene solo dopo la telefonata in questura del marito, preoccupato perchè da ore non riesce a rintracciare la moglie.
A incastrare Mailat non ci sono solo le ferite e i graffi sul corpo e le tracce di sangue sui vestiti ma anche la borsetta della Reggiani trovata nella sua baracca, e la testimonianza di una nomade del suo stesso accampamento, che avvisa le forze dell’ordine e racconta di aver sorpreso il 24enne mentre trascinava lungo la strada la vittima priva di sensi.
Giovanna Reggiani muore in ospedale dopo 24 ore di agonia. Il processo a Romulus Nicolae Mailat chiamato a giudizio di fronte alla III Corte d’Assise di Roma si conclude con la condanna a 29 anni di carcere. A presiedere la corte Angelo Gargani, che concede all’uomo le attenuanti generiche, riconoscendo anche il vincolo della continuazione per i tre reati contestati, cioè, l’omicidio, la violenza sessuale e la rapina. Poi il ricorso in appello. La sentenza emessa dalla prima corte d’Assise d’Appello di Roma condanna l’imputato all’ergastolo, al pagamento delle spese processuali pari a 2.500 euro e conferma anche la sentenza di primo grado che riconosce al vedovo della Reggiani il risarcimento danni che in via provvisoria era stato fissato in 500mila euro. Infine, il 14 aprile del 2010, la Cassazione rende definitivo l’ergastolo a Mailat.

Dodici anni fa l’omicidio Reggiani: stazione Tor di Quinto resta una cattedrale nel deserto (Roma Today – 31 ottobre 2019)
Nel 2007 l’efferato delitto, da quel giorno intorno alla fermata della Roma Nord poco è cambiato: ci sono lampioni, telecamere ed sos ma regnano ancora isolamento e abbandono
Dodici anni. Tanti ne sono passati dall’omicidio di Giovanna Reggiani: era il 30 ottobre del 2007 quando la donna, moglie di un capitano di vascello della Marina militare, fu violentata e massacrata nei pressi della stazione di Tor di Quinto, fermata della Ferrovia Roma Nord.
Nel 2007 l’omicidio di Giovanna Reggianiiovanna Reggiani stava tornando a casa dopo un pomeriggio di shopping in centro quando, nell’oscurità della via che porta fuori dalla stazione e sotto il temporale di quel giorno, venne aggredita e trascinata in una baracca vicina al vecchio campo nomadi prima di essere abusata sessualmente e poi gettata in fin di vita in una scarpata limitrofa al borgo artigiano di Camposampiero. Seguirono ore di agonia, poi la morte.  Ad ucciderla Romulus Nicolae Mailat, un muratore romeno allora 24 enne: ergastolo, da scontare in Romania, la pena inflitta all’assassino.
La via dell’omicidio Reggiani dodici anni dopo: rovi e abbandono. Un delitto che Roma non ha mai scordato. Quasi del tutto dimenticata invece stazione Tor di Quinto. E’vero, a differenza del 2007, il campo nomadi di via del Baiardo è stato sgomberato cinque anni dopo, mentre nella stradina che conduce verso i binari oggi ci sono lampioni accesi, telecamere e colonnine del SOS: ma la sicurezza li è ancora lontana.  Dalla trafficata via Flaminia per arrivare ai tornelli della stazione bisogna percorrere oltre 300 metri di via isolata, senza costruzioni: intorno solo campi lasciati all’abbandono, rovi e vegetazione selvaggia.  La vecchia navetta 332, ad essere onesti poco utilizzata, è stata soppressa da anni: chi può si fa accompagnare all’ingresso della stazione, pochi altri si avventurano in solitaria su quel viottolo sconnesso che fa ancora paura. Pure di giorno.
Stazione Tor di Quinto cattedrale nel deserto La chiusura dell’anello ferroviario è ancora lontana e con essa Tor di Quinto prevista come nodo di scambio. La stazione, rinnovata e inaugurata nel 2009, resta una cattedrale nel deserto. Intorno il nulla o poco più. Proprio sopra i tornelli una lastra di marmo ricorda Giovanna Reggiani. “Contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne” – si legge sulla targa commemorativa. All’altezza della rotatoria di via Camposampiero, quella dove Giovanna Reggiani non è purtroppo mai arrivata, una corona di fiori riaccende i riflettori sull’efferato delitto a dodici anni da quel giorno.
“Mai più”: i fiori ricordano Giovanna Reggiani “Mai più” – si legge sull’omaggio floreale. “Mai più perché non solo non deve ripetersi una tragedia simile, ma perché l’amministrazione tenga bene a mente che quello è stato un evento anche frutto dell’incapacità amministrativa: mai più opere pubbliche aperte senza una predisposizione preventiva che tuteli la sicurezza dei suoi fruitori” – ha detto Giorgio Mori, consigliere di FdI in Municipio XV e promotore ogni anno della commemorazione di Giovanna Reggiani. Tra le proposte l’intitolazione alla donna di una via o della stessa rotonda tra Flaminia e Fleming.
Presente alla breve e sobria cerimonia anche il minisindaco del Municipio XV, Stefano Simonelli (M5s): “È importante tenere sempre vivo il ricordo. Quello di oggi è un esempio straordinario di unione per contrastare il ripetersi di tali situazioni. Purtroppo anche oggi, vista la conformità dell’area, spetta ancora ai cittadini tutelarsi e alle forze dell’ordine, che ringrazio, fare uno sforzo in più affinchè anche qui nessuno si senta solo o in pericolo”.  “Per questo territorio oggi è un giorno di ricordo. Siamo qui tutti insieme per dare anche un segnale politico forte perché alcune tragedie non dividano ma uniscano affinché – ha commentato Daniele Torquati, capogruppo del Pd in Quindicesimo – ci sia una riappacificazione anche sul tessuto sociale che amministriamo”.
L’ex Sindaco Alemanno: “Mai dimenticarsi ferite città”. A stazione Tor di Quinto anche l’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, eletto primo cittadino proprio pochi mesi dopo l’omicidio Reggiani.  “Quando i riflettori si allontanano è facile dimenticarsi delle tragedie. E invece non deve essere così. Quello – ricorda Alemanno – è stato un momento di risveglio sul tema della sicurezza e sul fatto che non dvono esserci più territori abbandonati a loro stessi, soprattutto in quei luoghi dove le persone, come in questo caso donne, militari, studenti e lavoratori, sono costretti ad andare. Oggi qui ci sono illuminazione, videocamere di sorveglianza e colonnine per chiedere soccorso: non bastano però. Non bisogna mai dimenticarsi delle emergenze e delle grandi ferite di questa città”. (di Sara Mechelli)