Jessica Strappazzollo Custodio De Lima, 33 anni, commessa, mamma. Uccisa con 27 coltellate dal compagno già denunciato per violenze
Castelnuovo del Garda (Verona), 26 Ottobre 2025
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Chi era Jessica Stapazzollo, uccisa a coltellate dall’ex compagno nel Veronese (il Resto del Carlino – 28 ottobre 2025)
Reis Pedroso Douglas, cittadino brasiliano di 41 anni, è accusato di aver ucciso la 33enne nell’appartamento di Castelnuovo del Garda dove la donna viveva. Si è tolto il braccialetto elettronico, violando il divieto di avvicinamento
È stata uccisa con “un numero imprecisato, ma comunque smisurato di coltellate” Jessica Stapazzollo Custodio de Lima, cittadina brasiliana di 33 anni che viveva in un appartamento in via Silvio Pellico, a Castelnuovo del Garda, nel Veronese.
Dopo già diversi episodi di aggressioni e violenza domestica, l’ex compagno – Reis Pedroso Douglas, cittadino brasiliano di 41 anni – l’ha uccisa nonostante il divieto di avvicinamento a suo carico: si è tolto il braccialetto elettronico, è entrato in casa e si è reso autore dell’ennesimo femminicidio in Italia.
Chi era Jessica Stapazzollo Da quello che è stato appurato finora Jessica Stapazzollo Custodio de Lima era madre di una bimba di 1 anno, avuta da una precedente relazione. La relazione con l’ex compagno è durata più di un anno circa e la coppia viveva insieme con la bambina nell’appartamento di Castelnuovo del Garda, da Reis Pedroso acquistato circa 4 anni fa. Jessica aveva il domicilio a casa della madre a Ponti Sul Mincio (Mantova), ma da un anno e mezzo viveva nella palazzina a Castelnuovo dove è stata uccisa. Non è ancora chiaro a quando precisamente risale il femminicidio: il suo corpo è stato trovato questa mattina, ma gli amici non la sentivano più almeno da sabato. È stato proprio questo a far scattare l’allarme e ad avvertire i carabinieri, che però avevano già fermato il brasiliano, accusato di omicidio.
Le violenze, la denuncia, il codice rosso La 33enne, prima dell’uccisione, è stata vittima di numerosi maltrattamenti e violenze da parte di Pedroso, con relative chiamate ai carabinieri. Il 41enne si trovava infatti sottoposto a procedimento penale per numerose ipotesi di reato, tra cui lesioni volontarie ai danni della compagna commessi da agosto 2024 ad aprile 2025. La situazione era grave, ma risale a 6 mesi fa l’episodio più violento che ha poi portato all’allontanamento dell’uomo dalla casa e alla misura cautelare del braccialetto elettronico.
Reis Pedroso Douglas, infatti, il 21 aprile 2025, aveva gettato a terra Jessica, trascinata per i capelli sull’asfalto, colpita al volto con tre pugni e poi, ripetutamente, con la chiave della sua autovettura. I Carabinieri l’avevano arrestato in flagranza di reato e il giudice aveva convalidato l’arresto e applicato misura cautelare. Fu proprio dopo quell’episodio che alla donna venne levata la custodia della figlia, visto il clima familiare violento. Non solo: Jessica era anche andata dai carabinieri per denunciare la situazione (anche se pare che poi avesse ritirato la denuncia): era così scattato il ‘codice rosso’.
I vicini le avevano consigliato di andarsene. Secondo quanto è emerso dai racconti dei vicini, nell’appartamento di via Silvio Pellico erano stati numerosi gli episodi di violenza e maltrattamenti e le chiamate alle forze dell’ordine. A Jessica più volte era stato suggerito di andarsene dagli stessi vicini di casa. Ma lei rispondeva sempre che ”l’avrebbe fatto ma che non sapeva dove andare”.
Il femminicidio: cosa si sa finora. Reis Pedroso Douglas, cittadino brasiliano di 41 anni, è accusato di avere ucciso Jessica Stapazzollo Custodio de Lima con numerosi colpi di coltello. La Procura di Verona, in una nota, ha spiegato che il fermo è stato eseguito la notte scorsa dai Carabinieri della Compagnia di Peschiera del Garda, dopo che l’uomo aveva chiamato i Carabinieri verso mezzanotte, manifestando intenti suicidi. Per questo sono partiti gli accertamenti e, a seguito di sue ammissioni, il cadavere è stato rinvenuto nell’abitazione di Castelnuovo del Garda. Il coltello invece è stato rinvenuto all’interno della vettura di Reis Pedroso. Per quanto riguarda il braccialetto elettronico, che gli era stato installato il 19 maggio, Reis Pedroso ne era sprovvisto al momento dell’intervento dei carabinieri. Non è ancora stato ritrovato, mentre il ricevitore di Fastweb Spa (legato al funzionamento del bracciale), che era stato consegnato a Jessica, è stato rinvenuto nascosto nel garage della abitazione della madre a Ponti Sul Mincio.
Le colleghe di Jessica: «Con il trucco mascherava i lividi sul viso» (l’arenza – 30 ottobre 2025)
Parlano le colleghe di Jessica Stappazzollo, uccisa dal compagno a Castelnuovo del Garda
«Jessica era di una dolcezza unica, e non è una frase fatta perché non c’è più. Abbiamo lavorato insieme un paio di mesi, le insegnavo come gestire il reparto dell’ortofrutta. Da un giorno all’altro è sparita, non ha più risposto al telefono». A parlare è Valentina, commessa del supermercato Prix di Castelnuovo del Garda, meno di 500 metri in linea d’aria dall’appartamento di via Pellico dove Jessica Stappazzollo, 33 anni, è stata uccisa dal compagno Douglas Reis Pedroso. «Jessica ha lavorato da noi da febbraio ad aprile di quest’anno», riferisce la vice responsabile del punto vendita, di origini brasiliane come la vittima e il suo carnefice.
Al 21 aprile risale l’ennesimo episodio di violenza nei confronti di Jessica. Douglas l’aveva gettata a terra, trascinata per i capelli sull’asfalto, colpita con tre pugni in faccia e sfregiata con la chiave della sua macchina. Fatto che aveva portato a far scattare il Codice rosso e le misure di tutela con il divieto di avvicinamento alla vittima, misure inefficaci perché Jessica aveva deciso di tornare a vivere con lui.
«Era silenziosa, molto gentile e anche molto riservata», riprende la vice responsabile del supermercato, «sono stati i suoi vicini di casa, nostri clienti, a riferirmi la situazione che viveva. Da quanto so, negli ultimi mesi aveva lavorato in una gelateria di Valeggio e in una sala slot di Peschiera».
Stando al racconto della madre della giovane, che vive a Ponti sul Mincio, sarebbe questo l’ultimo impiego della figlia. Nel locale affacciato sulla Sr11 non c’è però voglia di parlare, la voce è affranta: «Non rilasciamo dichiarazioni».
Jessica non rivelava il suo dramma, ma traspariva la sua tristezza. «Era spenta», la ricorda l’ex collega Valentina, «qualche volta sono riuscita a farla sorridere, cosa che non faceva mai. Se notavo i segni delle percosse? Lividi evidenti mai, ma un paio di volte l’ho vista più truccata del solito». Questa sera le colleghe che hanno lavorato con lei faranno di tutto per essere presenti al momento di raccoglimento e riflessione organizzato dal Comune di Castelnuovo davanti al Municipio, in piazza degli Alpini, con inizio alle 19.30. L’iniziativa, spiega la vicesindaco con delega alle Pari opportunità Silvia Fiorio, «sarà statica e vedrà la partecipazione della presidente dell’associazione Telefono Rosa di Verona, il cui centro antiviolenza ha uno sportello di ascolto e consulenza sul nostro territorio». Sarà un’occasione, spiega il Comunein una nota, «per esprimere vicinanza ai familiari e agli amici e per riaffermare con forza il valore del rispetto, della dignità e del diritto alla vita di ogni donna», motivo per cui tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. Nel primo pomeriggio di ieri in via Pellico regnava il silenzio, interrotto solo dalla voce di una troupe televisiva assiepata davanti al condominio dove viveva la coppia.
Anche ieri i carabinieri sono tornati sul posto per risentire alcuni vicini. Le forze dell’ordine ci erano già state in passato, chiamate proprio dai vicini per le liti e le grida che sentivano arrivare dall’appartamento al piano terra. Ieri sul muretto che delimita l’area esterna dell’abitazione qualcuno ha posato una rosa bianca, contornata da foglie verdi e da un nastro nero in segno di lutto. Lutto che ha coinvolto anche la scuola che la figlia di Jessica ha frequentato per un anno e mezzo: «L’alunna è stata con noi nell’anno scolastico 2023-2024 (la donna risulta residente nel Comune da settembre 2023, ndr) e per metà dell’anno successivo: a gennaio 2025, in seguito a un episodio di violenza, è stata allontanata e affidata al padre che vive in un altro paese», conferma la dirigente scolastica, «non ho conosciuto personalmente la madre: ho saputo di quanto accaduto dagli insegnanti, scioccati dalla notizia». (di Katia Ferraro)
«Ha tentato di violentarmi, poi sono scappata e lui le ha sbattuto la testa contro il marmo» (l’Arena – 30 ottobre 2025)
Il racconto: «In bagno le sbatteva la testa contro il marmo Ma lei, nonostante tutto, non si lamentava mai»
A tenere viva la memoria di Jessica Stappazzollo è la sorella minore. In uno dei racconti della ragazza, c’è un episodio, quello che aveva portato alla denuncia, da parte della giovane, a Pedroso, per tentata violenza sessuale. «Dal momento in cui io sono scappata lui ha messo mia sorella dentro il bagno ha iniziato a picchiarla e a sbatterle la testa contro il marmo. Questo è quello che mi ha detto lei dopo che siamo finite in ospedale tutte e due quella sera. Non voleva parlarne, alla fine ne ha parlato con me ma non è servito a tanto perché alla fine non ha fatto denuncia nemmeno quel giorno per paura di quello che poteva capitare dopo». Così la sorella, al programma Mediaset “Dentro la notizia“.
«Lei non ha fatto denuncia perché aveva paura di lui. Io ho fatto denuncia e l’ho fatta anche per lei». Laiza era stata aggredita dal compagno della sorella il 28 dicembre 2024. «Non avevo potuto trascorrere il Natale con lei perché lui non l’aveva lasciata», ha detto la ragazza. «Ero andata a trovarla. Mi aveva chiesto di dormire lì da lei per festeggiare un po’, visto che non ci vedevamo già da quasi un anno. Abbiamo bevuto, lui ha bevuto un po’ troppo, si è drogato un po’ troppo. La situazione è degenerata dal momento che io e il mio ragazzo ci siamo messi nella stanza di mia nipote (la bambina di Jessica che poi è stata affidata al padre naturale per il clima di violenza che c’era in quella casa). Douglas ha iniziato a battere alla porta chiedendo di aprire. Noi abbiamo aperto e lui ha cercato di togliermi la felpa. Non ci è riuscito, io sono scappata. Il mio ragazzo lo ha preso, l’ha sbattuto per terra».
Da lì i tentativi di fuga «mentre lui è rimasto dentro casa con mia sorella. Ho chiamato i carabinieri, sono arrivati dopo mezz’ora e mia sorella era già tutta rotta». E ricorda così Jessica: «Difficile dire queste cose dopo che se n’è andata, ma ho sempre ricordato mia sorella come un esempio da seguire. Una persona che lavorava tanto, che ha sempre dato tanto alle altre persone. Non si è mai lamentata della sua vita, anche se aveva tantissimi casini. Anche l’ultima volta che abbiamo parlato non si è mai lamentata. Mia sorella era una persona molto buona e gentile, mancherà tantissimo a tutti».
Castelnuovo del Garda, Jessica Stappazzollo uccisa con 27 coltellate (Rai News – 31 ottobre 2025)
L’esito dell’autopsia sul corpo della 33enne brasiliana: due dei quattro fendenti al torace hanno raggiunto il cuore. Convalidato dal gip l’arresto di Pedroso
Jessica Stappazzollo Custodio de Lima è stata uccisa con ventisette coltellate. Tanti i segni rilevati dal medico legale, non tutti profondi. Dei quattro colpi al torace, due hanno raggiunto il cuore, non ci sono invece segni di schiacciamento. Questo l’esito dell’autopsia eseguita sul corpo della 33enne di origine brasiliana uccisa in casa a Castelnuovo del Garda,Verona. Ancora nessuna certezza sull’orario della morte, che risalirebbe con tutta probabilità tra domenica e lunedì.>
Nelle stesse ore in cui veniva effettuata l’autopsia, Douglas Reis Pedroso si presentava davanti al giudice delle indagini preliminari per la convalida dell’arresto. Il 41enne brasiliano ha ammesso al magistrato di aver ucciso la compagna, ma non ha detto nulla sul perché, né ha spiegato nei dettagli come si siano svolti i fatti. Il suo arresto è stato convalidato.
Resta un giallo dove sia finito il braccialetto elettronico, al quale l’uomo era stato sottoposto dopo le ripetute violenze ai danni della fidanzata. Apparecchio che probabilmente non avrebbe potuto salvarla perché il ricevitore consegnato alla donna pare non sia mai stato utilizzato. Nessun commento da parte degli avvocati difensori di Pedroso. “Lo stato d’animo del nostro assistito è molto turbato”, si sono limitati a dire ai giornalisti al termine dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Montorio.




