Maria Arcangela Turturo, 60 anni, mamma e nonna. Dopo anni di maltrattamenti, il marito incendia l’auto con lei dentro e le impedisce di scappare sfondandole il petto e fratturandole le gambe. Muore in ospedale dopo aver raccontato tutto
Gravina in Puglia (Bari), 6 Ottobre 2024
Titoli & Articoli
Le fiamme, l’aggressione. Maria Arcangela racconta il suo femminicidio e muore (Avvenire – 7 ottobre 2024)
A Gravina in Puglia un uomo strangola la moglie dopo aver cercato di darle fuoco: «È stato lui, voleva uccidermi» le parole alla figlia prima di morire in ospedale. Altre violenze da Nord a Sud
«Mi voleva uccidere», «mi ha messo le mani alla gola», «mi ha chiuso in auto con le fiamme». Le ultime parole pronunciate da Maria Arcangela Turturo in ospedale, prima di morire, raccontano di una violenza disumana, inimmaginabile. È stata lei a svelare alla figlia e alla polizia che quello che era successo poco prima non era un incidente, ma che il responsabile di tutto era stato il marito, Giuseppe Lacarpia. La ricostruzione, purtroppo, è stata confermata anche dalle immagini che una giovane ha girato con il proprio telefonino quando si è fermata per strada perché ha visto l’auto bruciare: ha pensato ci fosse stato un incidente stradale e si è fermata per prestare soccorso.
Tutto accade in pochi istanti su una strada provinciale di Gravina in Puglia: è l’1.40 di domenica mattina. Le riprese mostrano la brutale aggressione con l’uomo a cavalcioni della donna, stesa per terra, che infierisce su di lei. Un orrore senza fine. Perché quello stesso uomo aveva intenzionalmente dato fuoco all’auto in cui viaggiava con la moglie, nel tentativo di ucciderla, e poi aveva proseguito il proposito omicida schiacciandola con il proprio corpo e stringendole il collo con le mani per soffocarla. «Quando mi sono avvicinata alla signora per vedere come stesse, perché lei era lucida e parlava, mi ha detto frasi che non riesco a dimenticare: “Mi voleva togliere da davanti”» racconta sotto choc la ragazza che insieme agli amici ha girato il video, per poi intervenire in soccorso di Maria Arcangela. Man mano che si avvicinavano, si sono accorti che le fiamme riprese da lontano provenivano da un’auto e che una donna gridava alla ricerca di aiuto. I ragazzi avrebbero voluto aiutare la signora, uscendo dall’auto, ma sarebbe prevalsa la paura del fatto che l’uomo potesse avere un’arma. Lacarpia li avrebbe guardati, loro avrebbero gridato “Ma cosa stai facendo?”, senza ricevere risposta. Anzi, il 66enne si sarebbe rimesso sopra la donna, riprendendo a spingere con le mani sul suo petto.
Nel video, della durata di circa 15 secondi, si vede l’uomo che si accanisce, a pochi metri dall’auto, completamente avvolta dalle fiamme. L’inquadratura si sposta accidentalmente per un secondo e poi torna a registrare l’immagine sui due: si nota la donna che con un braccio sembra volersi difendere dall’uomo, il quale tenta di bloccarle l’arto con la mano. Durante il video si sentono distintamente le urla della ragazza che sta riprendendo indirizzate all’uomo e gli urla di lasciarla. Tutto inutile, fino all’arrivo di altri due ragazzi che hanno aiutato la donna, allontanandola dall’auto in fiamme, mentre il 65enne si sistemava sul ciglio della strada.
Più tardi, in ospedale, il racconto alla figlia: «È stato lui». Maria Arcangela però non ce l’ha fatta: è morta per i traumi subiti. Il suo assassino invece, ricoverato anche lui, se l’è cavata con una prognosi di tre giorni per una contusione. La procura di Bari l’ha fermato con l’accusa di omicidio volontario: ha precedenti per delitti contro la persona e contro il patrimonio. (di Thomas Usan)
Femminicidio a Gravina, sabato i funerali di Maria Arcangela Turturo. La figlia: “Papà non prendeva più le pillole” (QuintoPotere – 11 ottobre 2024)
Si terranno sabato 12 ottobre, alle ore 15.30 presso la Chiesa Santissimo Crocifisso di Gravina, i funerali di Maria Arcangela Turturo, la 60enne uccisa a mani nude dal marito, il 65enne Giuseppe Lacarpia, in carcere con l’accuso di omicidio volontario (aggravato dal legame di parentela e premeditato).
Lacarpia avrebbe prima dato fuoco alla macchina mentre la moglie era ancora all’interno e poi, quando la donna ha provato a fuggire, l’avrebbe immobilizzata a terra causandole fratture alle gambe e al torace. La donna è poi morta nell’ospedale di Altamura, in cui era stata trasportata. Il gip, nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare di ieri, ha rilevato il pericolo di reiterazione di reato, “dovendosi ritenere, in base alle circostanze del fatto, che l’indagato sia soggetto estremamente pericoloso, poiché violento, calcolatore e privo di ogni inibizione”. Per Lacarpia è stata disposta la carcerazione per contenere “la libertà di movimento dell’indagato, al fine di allontanarlo dai familiari e prevenire ulteriori manifestazioni delittuose” e perché non si può “riporre alcun affidamento sulla capacità di autodisciplina del soggetto, di cui difettano in benché minimi indicatori”.
Lacarpia, scrive ancora il gip, “ha infierito sulla moglie, riprendendo la condotta pochi secondi dopo essersi fermato, a dimostrazione dell’intenzione di eliminarla, verosimilmente per impedirle di denunciarlo”. E per l’uomo, che soffre di problemi neurologici, “non vi sono seri dubbi, in questa fase, in merito all’imputabilità dello stesso”.
In una prima fase il 65enne avrebbe detto di aver cercato di assistere la moglie dopo che, a causa di un incidente, la macchina aveva preso fuoco. Ma per il gip si tratta “di una versione di comodo”, perché “emerge benissimo dal video (girato da una ragazza che passava in quel momento insieme ad alcuni amici, ndr) che l’uomo non ha minimamente messo in sicurezza la moglie, ma che l’ha, al contrario, aggredita. Inoltre, i primi rilievi sull’origine dell’incendio, suggeriscono che questo abbia avuto matrice dolosa”. La Procura resta a caccia del liquido infiammabile. Lacarpia lo avrebbe comprato qualche giorno prima della tragedia e avrebbe detto a sua moglie che lo avrebbe usato per togliere dalla strada una valigia rosa.
“Ultimamente aveva smesso di prendere i farmaci; è successo negli ultimi 15 giorni e mia madre se ne accorse perché trovava le pillole nella tazza del bagno”, il racconto di una delle figlie della coppia. (di Raffaele Caruso)



