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Michela Noli, 31 anni, hostess. Uccisa con una raffica di coltellate dall’ex marito

Firenze, 15 Maggio 2016


Titoli & Articoli

Firenze, Michela aveva paura ma si è fidata per l’ultima volta di lui (la Repubblica – 17 maggio 2016)
Dopo la rottura Matteo assediava la sua ex con domande e messaggi tanto da farle chiudere il profilo Facebook. Lei aveva detto a un’amica di sentirsi braccata
Michela aveva paura di lui, lo aveva confidato a un’amica. Si sentiva braccata. Eppure l’altra notte quando lui le ha scampanellato per dire “scendi ti voglio ridare tutte le tue cose”, lei si è fidata. Lo fanno quasi sempre le donne, si fidano. Forse Michela Noli pensava soltanto di scendere a prendere una valigia con un po’ di maglioni, non di restare prigioniera della Citroen bianca, la stessa sulla quale erano partiti due anni fa per il viaggio di nozze, coi barattoli legati al parafango e gli amici dietro che facevano ciao con le mani.
Mattia Di Teodoro aveva perso le tracce del ragazzo che si vede nelle foto su Facebook, pieno di sorrisi. Si era smarrito in se stesso, si era avvitato sulla paura di perderla. La assediava di domande e messaggi sul cellulare anche quando lei era già andata via dalla casa presa in affitto sulle colline di Careggi ed era tornata a vivere con i genitori all’Isolotto. Bisogna decifrarli i fantasmi del lutto, imparare a conviverci. Per lui si erano spalancate le porte della depressione che lo flagellava fin da ragazzo, pomeriggi vuoti sul divano a guardare il niente di un muro e a sentirne il dolore.
Mattia era fragile anche ai tempi del liceo Machiavelli. Poca voglia di studiare, rapporto complicato coi genitori: ma nell’adolescenza a chi non succede? Suo padre è un celebre architetto, docente dell’università di Firenze, la mamma più tardi lo aveva messo a lavorare nella casa editrice con lei, un modo per poter seguire da vicino il figlio. Chi conosceva Mattia racconta il suo disagio: “Aveva grandi sbalzi d’umore: quando stava bene era una persona estroversa, simpatica, intelligente e anche capace di slanci affettivi, cioè tutt’altro che violento. Quando stava, però, male cadeva in una sorta di buco da cui era difficile stanarlo”.
Michela negli ultimi mesi aveva paura di quell’ex che dai giorni dell’abbandono ad aprile la tormentava, la inseguiva, la spiava negli spostamenti attraverso il cellulare, collegandosi al Gps. Le ossessioni ci trasformano. Lei avvertiva quel crescendo di attenzioni moleste e di pericolo. Si era cancellata da Facebook, mentre lui su Facebook postava le foto: di loro in vacanza, in montagna, al mare, la festa di nozze, gli abbracci, il cane, il gattino. Come se quegli istanti esistessero ancora. Ma è la vita a dare un posto alle cose, non le nostre proiezioni virtuali o i desideri. Mattia aveva disperatamente cercato di ripartire, a modo suo: si era comprato una moto Harley Davidson, “una rinascita” aveva scritto sui social. Era soltanto una bugia, il paravento dietro cui nascondere il buio che sentiva. “Michela di lui aveva paura. Aveva già subito qualche violenza” racconta a mezza voce un amico. “Era una ragazza dolce e riservata” spiega Carlo, della palestra ZeroUno dove la giovane andava tutti i giorni. “Faceva i corsi e le macchine. Siamo così addolorati, abbiamo così pianto…”.
Per stare bene Mattia doveva prendere psicofarmaci, pasticche che avevano effetti collaterali, così ogni tanto le sospendeva senza dire niente. Lo capivano bene quelli che lo frequentavano perché precipitava nel disagio più profondo. Chi lo ha sentito pochi giorni fa ha capito che stava molto male: nelle sue perlustrazioni clandestine nella vita della ex moglie, dentro le incursioni a distanza sul cellulare di lei, aveva scoperto che Michela frequentava un altro uomo. Fine degli alibi, la verità è più forte: la montagna frana addosso. Un amico ci aveva provato a dirgli: “Mattia chiedi il divorzio, lasciati tutto alle spalle, dimenticala, chiudi, riprendi le tue medicine”. Lui aveva fatto cenno di sì con la testa, sì avrebbe ubbidito. Invece è ricaduto nel suo pozzo, intrappolato nel risentimento che gli ha fatto prendere un coltello, salire in auto, suonare alla porta di lei: “Ho qui le tue cose da restituirti”. Il resto è un epilogo che aggiunge solo tristezza e fa a pezzi ogni mistero. (di Laura Montanari) 

“Michela voleva denunciare Mattia” (Toscana MediaNews – 17 maggio 2016)
I genitori della ragazza uccisa dall’ex marito, che poi si è suicidato, si sono recati in procura. La mamma ha chiesto di assistere all’autopsia
I genitori di Michela Noli sono gli ultimi ad aver visto viva la figlia trentenne domenica sera, pochi minuti prima che salisse in macchina con il marito da cui si era separata, Mattia di Teodoro. Poco dopo, il 35enne l’ha massacrata con venti coltellate e poi si è tagliato la gola, folle di gelosia per la nuova relazione sentimentale intrecciata dalla ragazza. Il medico legale Martina Focardi, che domani effettuerà le autopsie sui corpi degli ex coniugi, non ha accolto la richiesta della mamma di Michela di assistere, dichiarando che sarebbe “un’inutile sofferenza”.
Alcune colleghe di Michela avrebbero raccontato che la giovane era preoccupata per i messaggi e le telefonate continue dell’ex marito e che aveva pensato di denunciarlo per stalking. Proposito che però non aveva messo in atto.
La Polizia sta accertando anche se Mattia avesse piazzato un gps sull’auto di Michela per seguirla e controllare i suoi spostamenti e soprattutto le sue frequentazioni. Per quanto riguarda invece i messaggi inviati a un amico in cui annunciava il delitto e il suicidio, secondo alcuni psicologi potrebbe essere stata un’inconscia richiesta di aiuto, un tentativo di essere fermato che però non ha evitato che il dramma arrivasse a compimento.


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