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Mattia Di Teodoro, 33 anni, impiegato. Installa un gps per cani sull’auto della ex moglie, la raggiunge e la massacra con oltre 40 coltellate. Poi si suicida

Firenze, 15 Maggio 2016


Titoli & Articoli

Firenze, un omicidio-suicidio annunciato: “Prima uccido lei, poi mi ammazzo” (la Repubblica – 17 maggio 2016)
In un biglietto e in sms a un amico Di Teodoro ha anticipato il suo proposito. Una scusa per convincere la moglie a seguirlo
Poche righe per dire che non ce la faceva più senza di lei, che il vortice di solitudine e depressione in cui era precipitato continuava a spingerlo sempre più in basso, in modo inesorabile. “Voglio cominciare chiedendo scusa ai miei genitori che amo alla follia, e ai genitori di mia moglie”, ha scritto. Poi un finale agghiacciante: “Stasera la ucciderò, e ucciderò anche me”. Aveva annunciato il delitto in una lettera, Mattia Di Teodoro, 33 anni, fiorentino, trovato morto domenica sera nell’abitacolo della sua Citroen bianca, sul margine dell’Arno nel quartiere dell’Isolotto. Accanto a lui Michela Noli, 31 anni, il corpo segnato da una raffica di coltellate. Un omicidio suicidio, hanno subito chiarito gli investigatori della omicidi, guidata dal vice questore aggiunto Alessandro Ausenda: la giovane donna aveva diverse ferite sulle braccia, subite durante un estremo tentativo di difesa. Di Teodoro, poi, aveva annunciato la terribile decisione non solo nella lettera-confessione, ma anche in alcuni messaggi inviati ad un amico. È stato proprio uno di questi sms (“l’ho uccisa”), scritto prima ancora di commettere l’omicidio, a far scattare l’allarme. Gli agenti si sono presentati a casa dei genitori della donna e poi nell’abitazione di via dei Massoni, dove la coppia viveva insieme fino allo scorso aprile. Nel frattempo, però, di Teodoro aveva già fatto in tempo ad allontanarsi con la moglie, dopo averla convinta a seguirlo in macchina con una scusa.
L’assalto è stato violentissimo: venti, venticinque coltellate, fino a quando lei ha smesso di divincolarsi e si è accasciata sul sedile.
Poi l’uomo ha chiuso gli sportelli, ha impugnato un altro coltello e se l’è rivolto contro, tagliandosi all’addome e alla gola. Una fine atroce, che ha finito per gettare nello sconforto due intere famiglie. Michela Noli, impiegata come hostess di terra all’aeroporto di Peretola, era andata a vivere dai genitori dallo scorso primo aprile, da quando aveva troncato la relazione. Di Teodoro, impiegato nella casa editrice in cui lavora la madre (il padre è un docente di architettura), era rimasto invece col suo cane nella villa sulle colline di Careggi, poco distante da via Bolognese.
“Non riesco a crederci, mi tremano ancora le gambe”, racconta con un filo di voce la proprietaria della villa di via Massoni, che da anni conosceva la coppia e in particolare Di Teodoro. “Lei molto riservata, schiva. Sapevo che negli ultimi tempi era insofferente, Mattia era una persona con alcuni problemi, con disagi di natura psichica. Di certo quando se né è andata lui è sprofondato nella depressione, non parlava d’altro. Abbiamo cercato di aiutarlo in tanti, ma non è servito a nulla”.
Secondo la ricostruzione degli investigatori il crescendo di follia è iniziato domenica mattina (non si esclude comunque che il piano fosse stato ideato nei giorni scorsi), quando il giovane è riuscito a scovare la moglie a casa del nuovo compagno, grazie al sistema gps della macchina. A quel punto si è presentato sotto l’abitazione e ha affrontato i due, senza mostrarsi violento. Terminato il confronto, è tornato a casa e ha lasciato a un foglio gli ultimi pensieri: “Mi hanno deriso, mi sento tradito e abbandonato”. E ancora: “Uccido lei ma poi mi ammazzo, non voglio andare in galera”. Poche ore e ha cominciato a mandare messaggi a un amico, chiedendo consigli su come togliersi la vita con un coltello: solo uno dei tanti messaggi dello stesso tenore inviati durante la giornata di domenica, tanto che l’amico in un primo momento non lo ha preso sul serio. Lui, invece, ha tirato dritto. Ha raggiunto la moglie a casa dei genitori e con la scusa di alcuni vestiti da recuperare l’ha convinta a seguirlo in strada e poi in macchina. Pochi chilometri, il tempo di raggiungere una zona appartata sull’argine dell’Arno e scatenare una violenza inaudita. (di Luca Serranò)

 

Quella lucida follia messa nero su bianco ‘Non sono malato come potreste credere’ (la Nazione – 18 maggio 2016)
La lettera choc che Mattia Di Teodoro ha scritto poche ore prima di uccidere la moglie
Nelle venticinque righe della lettera choc della morte annunciata, quelle scritte da Mattia Di Teodoro, non c’è mai un nome. Non parla mai di Michela che sta per uccidere, la chiama la «mia ex moglie». E’ come se l’intera confessione fosse spersonalizzata, come fosse raccontata attraverso una maschera di una rappresentazione tragica greca. Si scusa con i suoi genitori e con i suoceri. Al babbo e alla mamma dice «vi voglio bene alla follia» e poi aggiunge: «Scusate tutti per il dolore che vi sto causando». Mattia sa benissimo cosa succederà, conosce le lacrime e il dolore che sta andando a provocare, il dolore del lutto quello che lui sta provando da qualche tempo, da quando la moglie Michela lo ha abbandonato. Ma poi vuole cancellare alcuni dubbi che immagina possano sorgere appena la ‘sentenza’ senza appello sarà eseguita. E la gente saprà cosa è successo. E quindi prosegue: «Non sono malato come potreste credere, sono solo stato ferito a morte e lasciato in un angolo…deriso…deluso. L’abbandono dunque.
Finora forse non si era reso conto con certezza che la storia tra loro era finita, ma quando ha raggiunto la consapevolezza, ha dato corpo a quello che ogni tanto confessava agli amici: «Io una come lei non la troverò mai più nella mia vita. Senza di lei non posso stare. E’ la mia vita». Così come lui è stato la sua morte.

Quando ha avuto la certezza che lei stava con Matteo, il suo collega, certezza avuta per averli visti insieme, ha affondato le mani nella disperazione e se l’è macchiate di sangue. «Mia per sempre e solo mia. Mai di nessun altro» Questo il senso dell’omicidio-suicidio. Nella lettera che Mattia ha appiccicato con dello scotch dietro il portone di casa, parla anche agli amici. «Amici miei io chiedo scusa anche a voi. Non potevate fare nulla, voi mi avete dato tutto». Con loro aveva trascorso l’ultimo giorno prima della tragedia, a fare una grigliata e a mandare sms a Giovanni, l’amico più amico degli altri. Quello che aveva raccolto i suoi sfoghi e che diverse volte aveva cercato di distoglierlo da questa ossessione. Non sono riusciti a credergli quando diceva che le avrebbe tagliato la gola, perché sapevano che era un ragazzo buono, un po’ chiuso. Non avrebbero mai potuto immaginare di leggere questo finale. E poi Mattia conclude la lettera con un addio a tutti: «Addio, vi voglio bene…scusate…ma non ce l’ho fatta a vivere così». La firma vergata in fretta, e via verso il destino al quale lui ha deciso di sostituirsi.


Link

  • Michela Noli
2016, accoltellamento, ex, suicida

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