Pamela Genini, 29 anni, modella e imprenditrice. Uccisa, dopo mesi di violenze, con 76 coltellate dall’ex compagno. La sua tomba viene profanata da uno stalker che decapita il cadavere e fa sparire la testa
Milano, 14 Ottobre 2025
Titoli & Articoli
Pamela Genini, uccisa a Milano. L’ultimo sms all’ex fidanzato: «Ho paura, Gianluca ha il doppione delle chiavi» (il Messaggero – 15 ottobre 2025)
Pamela Genini, 29 anni, e Gianluca Soncin, 52, stavano insieme da un anno ma la loro era una relazione tormentata. Chi conosceva bene la donna uccisa ieri sera con 29 coltellate dal compagno nella sua casa di Milano racconta che l’estate scorsa, durante una vacanza all’Elba, lei aveva deciso di andarsene dopo che lui aveva minacciato di ucciderle il cane. Una vicina ha raccontato invece di una lite violenta che risalirebbe a circa sei mesi fa. Ma contro l’uomo non risultano denunce.
Ieri sera, prima di essere accoltellata a morte, Pamela ha risposto al citofono alla Polizia allertata dai vicini. Ma quell’ultimo disperato tentativo di salvarsi, facendo finta che fosse arrivato “Glovo” per non farsi capire dal killer, non è bastato.
Pamela era nativa di Strozza, paesino sul versante orientale della Valle Imagna. Ma, da tempo, trascorreva la vita tra Montecarlo, Milano e Dubai, quando era di ritorno a casa in provincia di Bergamo la si vedeva di tanto in tanto a Sant’Omobono, oppure da una parrucchiera a Ponte Giurino, frazione fra i Comuni di Berbenno e Bedulita. Appena 19enne aveva partecipato al programma “L’isola di Adamo ed Eva” su Deejay Tv, condotto da Vladimir Luxuria.-
«Modella e giovane imprenditrice alla quale piace mettersi in gioco pensando fuori dagli schemi»: così, sul sito del brand di costumi da bagno Ep SheLux, fondato con un’amica, viene descritta Pamela Genini. Bellissima e determinata, Pamela dai social emerge come una giovane donna piena di passioni, dalla moda ai viaggi fino all’imprenditoria. Non solo una modella, ma anche una giovane imprenditrice, che con l’amica influencer Elisa Bartolotti aveva lanciato una linea beachwear e che invece da sola gestiva un’attività da agente immobiliare, con dimore di pregio in località balneari e una sede milanese in pieno quadrilatero della moda.
Quello di ieri, a quanto risulta, doveva essere l’ultimo incontro: sembra che lei volesse lasciarlo e che si erano visti per un chiarimento. La donna ha capito quello che stava per accadere, aveva anche telefonato all’ex fidanzato per chiedere aiuto, ma non è bastato. «Sapevo che lei voleva liberarsi di lui. Lo voleva lasciare», ha detto l’uomo ai poliziotti. «Non sono riuscito a salvarla, è un peso che mi porterò dietro tutta la vita».
Pamela è stata uccisa sul terrazzino della sua casa sotto gli occhi dei vicini che hanno anche allertato la polizia ma all’arrivo degli agenti era ormai troppo tardi. «Ho sentito le urla, sono state devastanti – ha raccontato una residente del palazzo al civico 33 di via Iglesias a Milano – Poi altri vicini hanno chiamato la polizia. È successo tutto molto velocemente, in pochi minuti. Ho pensato subito che fosse successo qualcosa. Già in passato era intervenuta la polizia. Lei chiedeva aiuto sul pianerottolo. Si sentivano le urla sia da dentro che da fuori». Un’altra vicina racconta che li conosceva di vista. «Li vedevo insieme, ma era sempre lei che parlava. Lui non ricambiava mai nemmeno il saluto. Non li vedevo molto contenti insieme ma mai avrei immaginato una situazione del genere».
Secondo quanto si è appreso, Soncin aveva cominciato a impedirle di vedere le sue amiche e, dopo una serie di maltrattamenti che non erano mai stati denunciati, Pamela era fuggita a Milano dove ieri l’uomo l’ha uccisa con un coltello seghettato prima che i poliziotti riuscissero a fermarlo. Quando gli agenti sono arrivati sotto casa Pamela era ancora viva: ha fatto in tempo a rispondere al citofono e ha detto solo “Glovo”, evidentemente per far credere al compagno che si trattava di una consegna a domicilio. Eppure non è riuscita a premere il bottone dell’apertura. Al momento dell’irruzione in casa, Pamela infatti era già in fin di vita. Soncin, originario di Biella, arrestato nel 2010 per una maxi truffa sull’import delle auto di lusso, si è accanito ancora su di lei fino ad ucciderla. E prima che gli agenti riuscissero a bloccarlo, ha provato a togliersi la vita con due coltellate alla gola. Trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda, non è in fin di vita.
Soncin aveva convissuto per un periodo con Pamela a Cervia ma aveva già minacciato di morte la ragazza e la sua famiglia. Pamela era quindi tornata dai suoi genitori, nel Bergamasco e poi si era trasferita a Milano nell’appartamento dove ieri sera è stata uccisa. Soncin lavorava nella compravendita di auto. Soncin è accusato di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dallo stalking per «averla ripetutamente minacciata di morte ed essendosi recato a casa della Genini – in via Iglesias 33, a Milano – con un coltello, dopo essersi procurato una copia delle chiavi dell’appartamento», un delitto commesso «per futili motivi e con crudeltà».
«Teso ho paura ha fatto doppione chiavi mi è entrato, non so che fare, chiama polizia». È il messaggio inviato da Pamela Genini, la ragazza di 29 anni uccisa ieri sera a Milano da Gianluca Soncin, il 52enne ora in carcere, all’ex fidanzato con cui era diventata amica e con il quale, prima di essere accoltellata, era al telefono. Nel decreto di fermo di Socin, l’ex ha raccontato di quella chiamata interrotta dall’arrivo improvviso dell’uomo con cui era contenta di aver chiuso i rapporti: «Ad un certo punto l’ho sentita gridare “aiuto, aiuto, aiuto”, – ha spiegato – dopo queste parole Pamela ha chiuso la telefonata». Pamela Genini «pur volendosi allontanare e troncare la relazione, temeva di interromperla bruscamente perché aveva paura che il Soncin facesse del male a lei e ai genitori in quanto lo stesso le diceva ‘se mi lasci ti ammazzo e ammazzo tua madre’, inoltre mi diceva ‘io non posso lasciarlo altrimenti mi ammazza’». Lo ha raccontato, sentito come testimone, l’ex fidanzato che ha chiamato la Polizia per tentare di salvare la 29enne uccisa ieri sera da Gianluca Soncin. (di Veronica Cursi)
Pamela aggredita già nel 2024, intervennero i carabinieri ma nessuna denuncia (Eco di Bergamo – 17 ottobre 2025)
Dito di una mano fratturato e prognosi di 20 giorni: è il risultato dell’aggressione subita da Pamela Genini il 3 settembre del 2024 a Cervia e refertata il giorno dopo all’ospedale di Seriate. Da lunedì gli inquirenti in cerca di riscontri.
Dito di una mano fratturato e prognosi di 20 giorni: è il risultato dell’aggressione subita da Pamela Genini il 3 settembre del 2024 a Cervia e refertata il giorno dopo all’ospedale di Seriate, nella Bergamasca. Al Pronto soccorso la ragazza spiegò di essere stata aggredita dal compagno Gianluca Soncin ma nessuna segnalazione arrivò né alla Procura di Bergamo né a quella di Ravenna. È quanto riporta l’Ansa.
Dopo l’aggressione a Cervia, Pamela partì in auto e decise di andare a dormire da un’amica nella Bergamasca, andando poi il giorno dopo a farsi visitare la mano che le faceva male. Raccontò di essere stata picchiata da Soncin ma non sporse denuncia e, nonostante l’intervento dei Carabinieri, sia a Cervia chiamati per una lite domestica, sia a Seriate allertati dall’ospedale, non arrivò nessun documento nelle questure e nelle procure di Bergamo e Ravenna che quindi non attivarono il ’codice rossò per Soncin o qualsiasi altra misura preventiva.
Lunedì prossimo si terrà una riunione operativa tra inquirenti e investigatori in vista della raffica di acquisizioni che verranno disposte nell’indagine della pm Alessia Menegazzo e della aggiunta Letizia Mannella. Si lavora per trovare i riscontri alle dichiarazioni rese dall’ex fidanzato di lei, poi diventato amico, che la sera del delitto ha dato l’allarme. Oltre ai tabulati telefonici, la Procura dovrà raccogliere, tra l’altro, tutta la documentazione che riguarda la lite avvenuta a Cervia, a casa di Soncin, nel settembre dell’anno scorso. Una lite per cui lei è «scappata» a Bergamo dai suoi genitori ed è andata all’ospedale di Seriate per via di un dito rotto. Episodio su cui c’è un rapporto dei carabinieri, poi trasmesso ai loro colleghi della località balneare in provincia di Ravenna, ma non una denuncia di Pamela.
Probabilmente per paura e perché già minacciata, ha ritrattato e minimizzato. Pertanto il caso è stato declassato tra quelli non gravi. I pubblici ministeri puntano a ricostruire tutti gli episodi di violenza e minacce di Soncin nei confronti della 29enne: dalla pistola puntata al ventre al tentativo di accoltellamento fino all’aggressione in un albergo dell’Isola d’Elba durante una vacanza.
Oltre a scavare nella vita del 52enne, con precedenti, un arresto, tra l’altro, una denuncia per maltrattamenti in famiglia da parte della ex moglie (la quale varrà sentita), si cercherà nel telefono e nei dispostivi dell’uomo sequestrati che verranno analizzati con la formula dell’accertamento irripetibile. Secondo i primi esiti dell’autopsia, il numero di fendenti è superiore a quello emerso dagli accertamenti medico-legali di tre giorni fa, che riportavano 24 colpi. Almeno tre quelli letali nella zona del torace, ma serviranno comunque approfondimenti per capire se siano state inferte altre ferite mortali all’altezza del collo.
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In memoria di
Pamela Genini, terrificante scoperta nel cimitero: “Hanno trafugato il corpo e l’hanno decapitato” (Milano Today – 26 marzo 2026)
La notizia è stata diffusa da Gianluigi Nuzzi nel corso del programma di Canale 5 ‘Dentro la notizia’. I resti sarebbero stati trovati dagli operai incaricati di spostare il feretro della 29enne nella tomba di famiglia
Una scoperta macabra e terrificante quella fatta dagli operai al lavoro nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, che hanno trovato la bara di Pamela Genini danneggiata. Dentro, il cadavere della 29enne, brutalmente assassinata a Milano lo scorso ottobre, era decapitato. Lo fa sapere la redazione di ‘Dentro la notizia’, il programma Mediaset condotto da Gianluigi Nuzzi che nel pomeriggio di giovedì 26 marzo ha raccontato in onda quanto trapelato da indiscrezioni giunte alla redazione.
“Il corpo di Pamela Genini è stato trafugato”. Ha spiegato il giornalista e conduttore del programma pomeridiano di Canale 5. Stando a quanto riportato, lunedì scorso gli operai erano al lavoro nel cimitero della bergamasca, incaricati di spostare il feretro di Pamela Genini dal loculo in cui era stata collocata dopo il funerale quattro mesi fa, alla tomba di famiglia. Gli addetti ai lavori hanno spiegato che la bara presentava viti saltate e c’era molto silicone sui bordi. Gli operai hanno dunque aperto la cassa e hanno trovato i resti della 29enne senza testa, decapitata brutalmente. Il cadavere è stato posto sotto sequestro. La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per vilipendio di cadavere e furto. Le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Zogno e del comando provinciale di Bergamo.
Pamela Genini è stata uccisa il 14 ottobre 2025 dal suo ex compagno, Gianluca Soncin, nel terrazzino del suo appartamento nel quartiere di Gorla a Milano. L’uomo, che secondo gli inquirenti l’aveva già perseguitata nei mesi precedenti, sarebbe entrato in casa con una copia delle chiavi effettuata a sua insaputa e l’avrebbe colpita con oltre 30 coltellate. I vicini hanno sentito le urla e chiamato il 112, ma l’aggressione è stata fulminea. Soncin ha poi tentato il suicidio senza riuscirci ed è stato fermato dalla polizia.
Pamela Genini, a “Quarto Grado” le immagini della bara profanata (TgCom24 – 11 aprile 2026)
La trasmissione mostra, in esclusiva, i tagli netti sula feretro e la vite fuori sede
Femminicidio Genini, investigatori: “Al 90% è stato Francesco Dolci” a profanare la tomba (SkyTg24 – 29 aprile 2026)
Per la Procura di Bergamo che ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto della testa, la sagoma che di vede nel video delle telecamere di sicurezza potrebbe essere quella di Domenico Dolci, ex fidanzato rimasto amico della vittima. Pamela Genini, 29 anni, è stata uccisa a coltellate dall’ex compagno Gianluca Soncin, ora detenuto per omicidio pluriaggravato
Proseguono le indagini dei carabinieri di Bergamo per identificare il responsabile della profanazione di Pamela Genini al cimitero di Strozza, nella Bergamasca. Per gli investigatori, la sagoma individuata dalle telecamere di sicurezza sarebbe compatibile per l’80-90% con Domenico Dolci, amico ed ex fidanzato della vittima. La ragazza, 29 anni, è stata uccisa lo scorso 14 ottobre con 76 coltellate dall’ex compagno Gianluca Soncin. L’uomo, 53 anni, è detenuto per omicidio pluriaggravato e per lui la Procura di Milano ha chiesto il processo immediato. Intanto, il 23 marzo 2026, la tomba di Pamela Genini è stata profanata e il suo corpo decapitato. Ad accorgersi del reato sono stati alcuni operai che lavoravano nel cimitero: incaricati di trasferire il feretro dal loculo alla cappella di famiglia, si sono accorti di alcune viti saltate e del silicone sui bordi.
La Procura di Bergamo ha quindi aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto della testa per identificare i responsabili e chiarire il movente. Nelle immagini delle telecamere comunali poste fuori dal cimitero di Strozza si nota una sagoma: stando all’andatura e alla corporatura, gli investigatori ritengono possa trattarsi di Domenico Dolci, fidanzato precedente a Soncin e rimasto amico della ragazza. Secondo le analisi del medico legale, la profanazione sarebbe avvenuta pochi giorni dopo il funerale. Le immagini delle telecamere, invece, risalgono a pochi giorni prima della macabra scoperta del 23 marzo e dunque non sarebbe compatibile con quella della profanazione. Dolci, imprenditore bergamasco, sentito più volte dagli inquirenti ha sempre negato di essere andato di notte al cimitero. Nelle immagini poco nitide si vede l’uomo ripreso che si ferma qualche minuto, si avvicina al cancello, poi si allontana e va verso il parcheggio. Qui si vede parzialmente un’automobile, che potrebbe essere compatibile con l’Opel in uso all’imprenditore. L’uomo intanto, nei giorni scorsi, si è presentato spontaneamente in Procura a Bergamo, accompagnato dal suo avvocato Eleonora Prandi, e ha depositato una memoria in cui sarebbero elencati alcuni nomi di persone che avevano avuto a che fare con Pamela. Dolci ha inoltre denunciato minacce e violazioni di domicilio e parlato di un losco giro d’affari in cui Pamela era finita. Nelle cassette di sicurezza della vittima, gli inquirenti hanno trovato circa 400mila euro.
Processo Genini, il legale della famiglia: “Pamela impotente e terrorizzata dalle minacce” (SkyTg24 – 13 luglio 2026)
Le parole di Nicodemo Gentile all’ingresso del Tribunale di Milano dove si tiene l’udienza del processo a carico di Gianluca Soncin, accusato dell’omicidio dell’ex fidanzata
L’avvocato Nicodemo Gentile ha rilasciato dichiarazioni all’ingresso del Tribunale di Milano, dove in Corte D’Assise si tiene l’udienza del processo a carico di Gianluca Soncin, accusato dell’omicidio di Pamela Genini. Il legale, che difende la famiglia della vittima, ha dichiarato ai microfoni che la ragazza fosse impotente e terrorizzata dalle minacce dell’uomo. La ragazza di 29 anni è stata uccisa dall’ex compagno, Gianluca Soncin, nell’ottobre del 2025. (Video)
Omicidio di Pamela Genini, al processo a Gianluca Soncin la rabbia della famiglia: «Si poteva salvare, Dolci doveva portarla da noi» (Corriere della Sera – 14 luglio 2026)
È l’attenzione al dettaglio, anche minimo, la cifra del processo che vede Gianluca Soncin imputato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Pamela Genini. Nell’udienza che al tribunale di Milano ha dato il via alla fase istruttoria, davanti alla corte presieduta dalla giudice Antonella Bertoja, sono stati ripercorsi i gesti che Gianluca Soncin ha compiuto fino a scagliarsi con 76 coltellate sulla 29enne di Strozza. E poi gli attimi appena successivi, quelli immortalati dagli agenti delle Volanti intervenuti sul posto dopo la chiamata fatta da Francesco Dolci al 112non appena Pamela gli scrisse che Soncin le stava entrando in casa con una copia delle chiavi che si era procurato da un ferramenta.
In aula sono state proiettate le immagini che uno degli agenti ha girato con il proprio cellulare nell’appartamento di via Iglesias a Milano, dove la giovane viveva. Sono gli ultimi attimi di vita di Pamela. Lei è per terra, appena dopo l’ingresso. Tutti in aula riescono a sentire i suoi rantoli, il tentativo disperato di rimanere in vita. Dal banco degli imputati, il 52enne ha mantenuto lo sguardo dritto, rivolto verso la Corte. Girandosi, si sarebbe rivisto per terra, con le braccia insanguinate e le ferite al collo che si era inferto da solo dopo l’arrivo dei poliziotti. Avrebbe forse anche incrociato lo sguardo diPier Giuseppe Rota, compagno di Una Smirnova, la madre di Pamela, che non era presente in aula.
«Questo femminicidio era evitabile» Dalla famiglia della 29enne è tanta la rabbia verso Soncin, lo dimostrano le parole dell’avvocato Nicodemo Gentile, parte civile per mamma Una: «Soncin ha commesso diversi atti persecutori nei confronti di una persona paralizzata in una situazione di impotenza. Questo femminicidio era evitabile». Gli ha fatto eco il padre adottivo della 29enne, che poi ha chiamato in causa Francesco Dolci, unico indagato per la profanazione della salma : «Soncin non ci ha mai chiesto perdono. Ora è assicurato alla giustizia, sono curioso di sentire cosa avrà da dire. Pamela si sarebbe salvata se Dolci l’avesse portata da noi. Erano al telefono perché la stalkerava, non è mai stato il suo fidanzato», ha ribadito.
A rispondere per prima alle domande della pm Alessia Menegazzo, degli avvocati di parte civile e della difesa di Soncin, è stata la dirigente delle volanti della questura di Milano, Serafina Di Vuolo. La pm è tornata all’inizio della relazione, nel marzo 2024, ricordando due degli episodi più violenti, uno all’isola d’Elba e uno a Cervia, a casa di Soncin. Il giorno dopo all’ospedale di Seriate aveva compilato il modulo per l’attivazione del codice rosso ma senza volere sporgere denuncia. In aula è stata letta una mail in cui Soncin le dice: «Quando c’è amore una sberla non conta niente». Di Vuolo ha ricordato poi il 9 maggio 2025, quando Pamela aveva chiamato il 112 perché lui la perseguitava.
L’agente commosso: «Le sue urla me le ricorderò» Poi si è tornati al 14 ottobre. I messaggi con Dolci si interrompono alle 21.52. Gli agenti delle volanti citofonano, lei risponde «Glovo» (parola in codice per il pericolo di vita) sentono le sue grida «strazianti», sfondano il portoncino all’ingresso e provano a entrare nell’appartamento. Dall’altra parte, Soncin cerca di bloccare la porta. Il fatto è ormai compiuto. Il 52enne ha trascinato Pamela davanti all’ingresso dopo che lei si era rifugiata in balcone, e l’ha finita. Nel ricordarlo, uno degli agenti sentiti si commuove: «Ho fatto ciò che potevo, le sue urla me le ricorderò».
Davanti a fatti così evidenti e crudeli è necessario non lasciar sfuggire neanche il più piccolo particolare.
Gli avvocati della difesa Pietro Sartori e Simona Lucerihanno tentato di dimostrare che Soncin abbia chiuso la porta per sbloccare il chiavistello, con un’insistenza a più riprese contestata dalla giudice che condannò in primo grado Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio e che svela la strategia difensiva. Se c’è una parte della storia che non può essere rivista, forse gli avvocati stanno provando a riscriverne alcuni segmenti in modo da mettere il proprio assistito in una posizione diversa da quella che porterebbe all’ergastolo, attribuendogli una volontà di collaborazione. Ha la stessa origine il tentativo dei difensori di dimostrare che tra i due ci fosse ancora un rapporto tale da giustificare che lui fosse in possesso delle chiavi di casa di lei. La prossima udienza sarà il 5 ottobre, verranno sentiti i vicini che assistettero al massacro. (di Michela Cirillo)







