Roberta Tamburini, mamma. Uccisa a martellate in testa e colpi di ascia dal marito
Cimego (Trento), 28 Marzo 1996

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Uccisa la suocera del boss Cutolo aggredita a martellate da suo figlio (la Repubblica – 22 maggio 2008)
DUE donne della sua vita uccise allo stesso modo. Dodici anni fa la moglie, la notte scorsa sua madre. Entrambe ammazzate a colpi di martello. La figura maschile protagonista delle vicende è Giovanni Iacone, fratello di Immacolata, moglie di Raffaele Cutolo. Che martedì sera, come impazzito, ha tentato di sfuggire ai carabinieri alla stazione della Circumvesuviana di Ottaviano ingaggiando un lungo inseguimento lungo i binari fino a Sant’ Anastasia. Era armato di una pistola, una accetta e una cesoia, ha minacciato le divise, infine è stato arrestato.
In quegli stessi minuti la madre – Pasqualina Alaia, 78 anni – è stata trovata in fin di vita con il cranio fracassato nel suo appartamento in via Rosario San Giovanni di Ottaviano dopo l’ aggressione a martellate. Inutile l’ intervento dei medici e l’ operazione all’ ospedale San Giovanni Bosco. L’ anziana è morta qualche ora dopo. Giovanni Iacone, 48 anni, è indagato per omicidio. Formalmente è in carcere per la pistola che aveva con sé e per resistenza a pubblico ufficiale.
C’ è tempo per chiarire la dinamica del delitto, ma la storia di Iacone lascia spazio a pochi dubbi. Una storia criminale e di carcere interrotta dall’ indulto firmato Mastella. Se, infatti, Iacone non avesse goduto dei benefici del provvedimento, ieri sarebbe stato ancora dietro le sbarre per omicidio. Iacone, cognato e affiliato di Cutolo ai tempi della Nuova Camorra organizzata, venne arrestato nel ’96 per l’ omicidio della moglie Roberta Tamburini. All’ epoca già cognato del boss (che aveva conosciuto la moglie Immacolata grazie all’ altro fratello Luigi, poi ucciso in un agguato) prese a martellate in testa la consorte dopo una violenta lite per motivi di gelosia. Venne ritrovato e arrestato nella stessa casa dove ieri è stata ferita a morte la madre, e dove si era rifugiato per sfuggire alla cattura. Condannato a sedici anni di reclusione.
Fu a quell’ epoca che Immacolata Cutolo cominciò la sua battaglia per ottenere l’ affidamento dei nipotini, i due bambini di sei e otto anni travolti dallo choc per la morte della madre: furono loro a trovarla in un lago di sangue. Una battaglia persa. Intanto i bambini erano diventati grandi, e Iacone, scarcerato grazie all’ indulto nell’ ottobre 2006, si era trasferito a vivere dalla madre Pasqualina Alaia dove dodici anni prima si era rifugiato. Quindi la lite con l’ anziana donna, l’ intervento del 118 e la fuga di Iacone. Vicenda che si ripete, mentre per Immacolata Cutolo – che era riuscita ad avere una figlia dal boss in regime di 41 bis dopo otto anni di istanze – arriva un nuovo tremendo lutto nella sua vita. Uccisi prima il padre e il fratello Luigi, poi la nuora, infine la madre.
Uccise sua madre a martellate. Arrestato il cognato di Cutolo (Corriere del Mezzogiorno – 3 giugno 2011)
L’opposizione all’incesto alla base del gesto. La donna era contraria alla relazione con la sorellastra Allo stesso modo aveva già ammazzato sua moglie
Massacrò la madre a martellate perchè lei si opponeva alla relazione incestuosa con la sorellastra: tre anni dopo il delitto Giovanni Iacone, 52 anni, cognato del boss Raffaele Cutolo, è stato arrestato dai carabinieri. Nel 1996 Iacone aveva assassinato nello stesso modo la moglie, Roberta Tamburrini, mentre i figli dormivano.
Pasqualina Alaia, madre di Giovanni e di Immacolata Iacone, la moglie di Raffaele Cutolo, fu uccisa il 20 maggio del 2008 a Ottaviano, la cittadina del Vesuviano di cui è originario anche l’ex capo della Nco. L’ultimo a vederla fu il figlio, che, come spiega in una nota il procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, era anche l’unico ad avere un movente: l’anziana madre si opponeva alla relazione che lui aveva intrecciato con una possibile sorellastra. Arrestato subito dopo il delitto, Iacone venne poi scagionato perchè nei suoi confronti non furono raccolti indizi sufficienti. Nuove indagini, complessi accertamenti di natura tecnica, ulteriori e più precise testimonianze raccolte dai carabinieri hanno indotto il gip del Tribunale di Nola a emettere una nuova ordinanza di custodia cautelare. Giovanni Iacone, sottolinea Mancuso, ha un lungo elenco di precedenti penali, tra cui vari omicidi particolarmente crudeli.LA STORIA – Entrò giovanissimo nella Nco di Raffaele Cutolo, che grazie a lui, durante un processo, conobbe la giovane donna che sarebbe diventata sua moglie. Nei primi anni Settanta, ancora minorenne, subì le prime denunce per furto aggravato e porto d’arma da fuoco; nel 1978 fu arrestato per estorsione. Nel 1980 finì in carcere per l’omicidio di Domenico Bove; cinque anni dopo la Procura della Repubblica di Nuoro lo accusò, assieme ad altri camorristi della Nco, del terribile assassinio del boss milanese Francis Turatello, avvenuto nel penitenziario di Badu e Carros durante la «mattanza delle carceri» del 1981. Turatello era stato accoltellato, sventrato e le sue viscere addentate in segno di disprezzo. Dal maggio del 1987 Giovanni Iacone trascorse gran parte dei suoi periodi di detenzione in reparti psichiatrici. Scarcerato nel 1996, venne nuovamente arrestato e condannato a 16 anni per l’uccisione a martellate della moglie, avvenuta a Cimego (TN) il 28 marzo di quell’anno, dopo una violenta lite in casa. Dal 27 novembre 2006, tuttavia, il cognato di Cutolo era tornato in libertà. Meno di due anni dopo, la sua furia omicida sarebbe esplosa di nuovo e con le stesse modalità contro la madre.