Samanta Zironi, 50 anni, mamma. Uccisa con una coltellata al cuore dal marito
Ferrara, 29 Maggio 2026
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Femminicidio a Ferrara, Samanta Zironi uccisa a coltellate nel suo appartamento: arrestato il marito. Il 52enne “ha finto il suicidio della donna” (il Fatto Quotidiano – 30 maggio 2026)
A chiamare il 118 (e non le forze dell’ordine, come si era appreso in un primo momento), intorno alle 3, è stato il marito Vladimiro Lombardi
Una sola coltellata al torace, vicino al cuore. È morta così Samanta Zironi, la 50enne ferrarese trovata senza vita questa notte nella sua abitazione in via Gatti Casazza, nel quartiere Barco. A chiamare il 118 (e non le forze dell’ordine, come si era appreso in un primo momento), intorno alle 3, è stato il marito Vladimiro Lombardi, chiedendo i soccorsi e facendo pensare a un possibile un suicidio. L’uomo, 52enne, è stato fermato per omicidio, non ha confessato e durante l’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere.
L’arma, un coltello da cucina, è stato trovato accanto al cadavere, riverso a terra sul pavimento della camera da letto con indosso solo gli slip. Sul posto i poliziotti di Ferrara, insieme ai colleghi della Scientifica impegnati nei rilievi. Tracce di sangue sono state trovate esclusivamente nella camera da letto dei coniugi, mentre il resto dell’appartamento era in ordine. Sono in corso anche accertamenti sulla vita della coppia: al momento non risulta che la donna abbia presentato in passato denunce contro il marito, ma risultano interventi delle forze dell’ordine per liti tra i due. La coppia ha una figlia, attualmente affidata ai servizi sociali.

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La mamma: «Me lo sentivo, io lo sapevo. Mia figlia era tanto buona»
«Io lo sapevo, me lo sentivo. Mi sono alzata con uno strano pensiero. Samanta era venuta qui da me, come sempre. Poi nel tardo pomeriggio, con tutta la spesa in mano, si è avviata verso casa a piedi. Mi è salita l’ansia, così ho detto a mio figlio Aurelio di andare ad aiutare sua sorella. Lui è partito con la bicicletta, l’ha raggiunta e ha caricato le sporte nel cestino. È andato con lei fino al Barco…ogni volta che spariva dietro quella porta…». La famiglia di Samanta Zironi, la donna uccisa a coltellate dal compagno, vive nella zona di piazzale dei Giochi, in un grande condominio pieno di suoni e panni stesi al sole. «Io e mio figlio stiamo qui, lei è andata poi via con lui – racconta -. Maledetto il giorno. La mia Samanta era buona, dolce, mi faceva tanta compagnia. Sabato nel tardo pomeriggio alcune persone hanno suonato al campanello, era la Polizia. Mi sono vestita e ho pensato ecco, ci siamo. Avevo in mente il cavalcavia, la strada. Lei si muoveva sempre a piedi. Stranamente non l’avevo sentita e il telefono suonava a vuoto. O forse non suonava nemmeno, non mi ricordo. Aurelio ha detto l’hanno investita, io sono rimasta in silenzio».
In casa è tutto perfettamente in ordine. Le fotografie appese alle pareti, la televisione che viaggia da sola. Samanta da piccolina, Samanta durante la prima comunione, Samanta vestita a festa. «Mi hanno fatto sedere. Una signora bionda, molto gentile, ha detto qualcosa che io non ho voluto sentire. Il mio corpo si è spento, la mia testa anche. Non serviva sapere nulla che il mio cuore già non sapesse». Seduto sul divano Aurelio Zironi scuote la testa. «Mi sale la rabbia, la devo scacciare. Avrei dovuto dire a mia sorella di stare qui, di non tornare più in quella casa. Invece l’ho sempre e solo accompagnata in silenzio, lei a piedi e io in bicicletta». I parenti vanno e vengono, si mettono a disposizione. «Quell’uomo era ossessionato da lei e ultimamente era peggiorato – spiegano -. Era convinto che lei avesse una vita parallela e appena usciva da casa iniziava a telefonare. Una, due, dieci, cento telefonate al giorno. Quando poi tornava Samanta doveva essere già dentro».
La donna apre un cassetto e tira fuori un album di fotografie, un raccoglitore di plastica ruvida, come quelli che si trovano nelle credenze dei nonni. «Ecco, guadate come era felice da piccolina. La nostra è stata una vita semplice, senza troppe cose. Rideva, rideva tanto. Poi però quel sorriso è sparito. La vita è stata dura e crudele con lei. Ne ha passate tante la povera mia Samanta». «Io non l’ho saputa difendere – aggiunge il fratello -. Veniva qui a si rilassava, mangiava tranquilla».
Samanta Zironi non poteva mai spegnere il telefono e doveva rispondere, sempre e subito. Non poteva vedere le amiche e ultimamente faceva fatica anche ad andare a lavorare. «Quella signora bionda, quella signora che è venuta qui in casa a dirci di Samanta è stata molto gentile. Molto. Io però le sue parole non riesco a ripeterle. Le ho in testa eh. Ma non riesco a dirle». «Adesso non sappiamo cosa succederà, cosa dobbiamo fare. Magari qualcuno poi ci dirà qualcosa, siamo solo in attesa di capire». In attesa. In realtà la mamma e il fratello di Samanta Zironi aspettano da anni. Una telefonata, il suono del citofono, la sagoma della donna che sbuca dell’angolo della strada. «Perché io lo sapevo. Lo sapevo che sarebbe arrivato il giorno in cui non l’avrei più vista».
Il femminicidio si è consumato nella notte tra il 29 e 30 maggio in una palazzina popolare Acer al Barco. Samanta Zironi aveva 50 anni. Il compagno e convivente, Vladimiro Lombardi, è stato posto in stato di fermo, gravemente indiziato di delitto. L’uomo ha chiamato il 118 verso le tre del mattino per far soccorrere la compagna. Era morta. «L’ho trovata così», avrebbe detto poi ai soccorritori. Così, ovvero morta per via di una coltellata al torace. Lombardi, 52enne, è stato portato nel carcere dell’Arginone, sottoposto a fermo d’indiziato di delitto. Femminicidio, il reato ipotizzato dalla sostituta procuratrice Ombretta Volta. «Non ho nulla da dire sulla vicenda», le parole dell’avvocato di lui, Gianluca Paparella. (di Annarita Bova)
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Femminicidio a Ferrara: una donna di 50 anni, Samanta Zironi, è stata trovata senza vita in un appartamento di via Gatti Casazza, nel quartiere Barco, alla periferia della città, uccisa con una coltellata al torace. A ucciderla, verso le 4 di notte, sarebbe stato il marito 52enne, Vladimiro Lombardi, che successivamente ha chiamato le forze dell’ordine. E’ stato portato in questura e arrestato: al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere alle prime domande del pm di turno. Si tratta di una coppia di italiani; già in passato, secondo i primi accertamenti, la donna sarebbe stata vittima di maltrattamenti.
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Convalidato il fermo di Vladimiro Lombardi, l’uomo accusato di aver ucciso la moglie, Samanta Zironi, nella loro casa di Ferrara. L’uomo non ha risposto alle domande del gip. Secondo alcune amiche, Zironi non lasciava più l’appartamento, spaventata dal controllo e dalla gelosia del marito.
Convalidato il fermo per Vladimiro Lombardi, attualmente in custodia cautelare in carcere. Il 52enne è accusato di aver ucciso la moglie, Samanta Zironi, nella notte tra il 29 e il 30 maggio a Ferrara. Zironi era stata trovata senza vita nell’appartamento di via Gatti Casazza, zona Barco. Il corpo era stato rinvenuto accanto al letto con una ferita provocata da una coltellata. Era stato proprio Lombardi ad allertare i soccorsi, lasciando intendere al telefono un possibile gesto volontario da parte della moglie. Per gli investigatori, l’uomo avrebbe invece avuto una responsabilità diretta nella morte della consorte. La dinamica dei fatti è apparsa subito chiara ai soccorritori intervenuti, che avevano trasferito l’uomo in Questura. Qui Lombardi aveva deciso di non rispondere alle prime domande del pm di turno.
In casa, invece, era stata sequestrata quella che secondo l’accusa sarebbe stata l’arma del delitto: un coltello da cucina usato per infliggere alla vittima un colpo nella zona toracica. Le indagini sono state affidate alla polizia mentre la Scientifica ha eseguito i rilievi nell’appartamento. Mentre le indagini proseguono, Lombardi ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere anche durante nell’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari. Resta da chiarire, quindi, il movente legato al presunto femminicidio.
Secondo chi conosceva Samanta, il marito era molto geloso. A un’amica, lei aveva raccontato di essere stata minacciata con un coltello 2 anni prima del delitto. La donna non usciva quasi più di casa ed era costretta a rispondere alle continue videochiamate del partner, che le telefonava durante le pause dal lavoro per accertarsi che non ci fosse nessuno con lei. Per chi indaga, dietro il femminicidio potrebbe esserci una lite per futili motivi, forse nata proprio a causa dell’estrema gelosia di Lombardi che ha poi cercato di inscenare un suicidio.



