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Amine El Ghazzali, 25 anni. Dopo mesi di violenze, uccide la moglie con 24 coltellate. Condannato a 16 anni per omicidio più 1 anno e 4 mesi per maltrattamenti

Albino (Bergamo), 2 Giugno 2015

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Titoli & Articoli

Sara e il matrimonio per salvare il suo assassino. Lui si difende: “È stata lei ad aggredirmi” (Leggo – 6 giugno 2015)
Le nozze tra la 19enne Sara El Omri, uccisa nel bergamasco con 24 coltellate, e il suo presunto assassino Amine El Ghazzali, sono state celebrate per convenienza. Dalle prime indagini sul delitto, è emersa la doppia vita del 25enne marocchino, senza casa e senza soldi, ma con due profili Facebook. Uno utilizzato per avvicinare Sara e l’altro per l’amante 16enne, adesso incinta di al sesto mese. Sara e Amine si erano conosciuti nel 2013 proprio sul social network, convogliando a nozze dopo soltanto un mese, per permettere al 25enne di ottenere il permesso di soggiorno.
Ma in quel matrimonio non c’è amore, tanto che sul suo secondo profilo Facebook Amine ‘sbandierava’ la sua relazione con la 16enne di Locarno. Foto insieme, dediche romantiche e canzoni, mentre la moglie viveva nell’ombra, sia nella vita reale che in quella telematica. Adesso il marocchino e la sua giovane amante sono accusati di omicidio volontario, anche se i ruoli dei due sono ancora da definire.
LA DIFESA «Ho reagito in risposta ad una sua aggressione». Si è difeso così Amine El Gahazzali, il marocchino di 25 anni accusato di avere ucciso a coltellate la moglie, Sara El Omri, 19 anni, martedì sera ad Albino, assieme alla sua amante sedicenne di origine kosovare residente in Svizzera e pure in carcere con la stessa accusa di omicidio volontario in concorso. Oggi l’uomo ha risposto a tutte le domande del gip Ezia Maccora, che deciderà domani sulla convalida dell’arresto. La tesi difensiva del marocchino appare però poco credibile agli inquirenti, visto che l’immigrato è un energumeno mentre la moglie era piuttosto minuta. Inoltre quest’ultima è stata uccisa con ben 24 coltellate, dunque l’ipotesi che il marito si sia difeso sembra piuttosto vacillante.
L’AUTOPSIA È stata fissata per lunedì mattina, 8 giugno, l’autopsia sul corpo di Sara El Omri, la diciannovenne uccisa martedì sera sulla pista ciclopedonale di Albino. L’ispezione esterna del cadavere ha permesso agli inquirenti di contare 24 coltellate: l’autopsia servirà a confermare questo dato. L’anatomopatologo incaricato dal sostituto procuratore Raffaella Latorraca dovrà chiarire la tipologia e la traiettoria delle ferite, inferte da due diversi coltelli: in base a questo si chiarirà quali coltellate ha sferrato il marito della vittima, Amine El Gahazzali, marocchino di 25 anni, e quanti la sua amante, la sedicenne J. S., svizzera e incinta al sesto mese. Secondo gli inquirenti a uccidere Sara sono stati entrambi.

«Sara era diventata un ostacolo» L’assassino: mi sono difeso da lei (Corriere della Sera – 6 giugno 2015)
La versione dei due amanti. La sedicenne: «Ero presente ma non ho visto»
Nella buia storia di Sara El Omri il punto di non ritorno è un bambino che nascerà prima della fine di agosto. Sara ha 19 anni, una disabilità alle mani, problemi cognitivi, una situazione familiare complicata. Amine El Ghazzali la sposa solo per mettersi in regola. E al magistrato che lo ha interrogato, ieri mattina nel carcere di via Gleno, avrebbe riferito che per quel matrimonio i suoi parenti hanno pagato decine di migliaia di euro in più tranche ai genitori della ragazza (circostanza per ora non riscontrata e negata con fermezza dal legale degli El Omri, l’avvocato Pasquale Citro del Foro di Milano). Sara, però, di lui era innamorata. Nonostante le botte. Nonostante l’aborto. Nonostante l’amante. Aveva accettato una convivenza a tre fin dal principio. Tollerava «l’altra». Come loro, Amine e la sua ragazza, sopportavano lei. Che cosa si spezza allora?
Secondo chi indaga, è la gravidanza della sedicenne, incinta al sesto mese, a rompere il fragile equilibrio fra i tre. Da un lato perché Sara, a cui invece un figlio era stato negato, aveva iniziato a manifestare gelosia nei confronti della «rivale» così diversa da lei. Occhi blu e viso d’angelo. E poi perché Amine era sempre più determinato a ricostruirsi una vita in Canton Ticino. Lasciata Sara, alla Questura era stata segnalata la separazione (pare dagli El Omri) e la pratica per il suo permesso di soggiorno si era fermata. Tornato clandestino e in vista della nascita del figlio che gli avrebbe permesso, fra l’altro, il ricongiungimento familiare (la sedicenne ha cittadinanza svizzera), aveva iniziato a pressare per il divorzio ma non aveva i soldi per pagare l’avocato. Era diventata un ostacolo, Sara, è la conclusione degli inquirenti.
I due indagati, accusati di omicidio volontario in concorso, si sono difesi come avevano fatto dopo l’arresto. Lui davanti al gip di Bergamo Ezia Maccora e al pm Raffaella Latorraca, che coordina le indagini dei carabinieri. E lei, al centro di prima accoglienza del Beccaria di Milano, davanti al gip del Tribunale dei minori di Brescia Daniela Martino e al pm Simonetta Bellaviti. La versione di Amine. Il 25enne sostiene di aver perso la testa in seguito a un’aggressione da parte della vittima, proprio per la gelosia che provava nei confronti della sedicenne. «È stata Sara a portare il coltello – avrebbe ribadito Amine -, io mi sono difeso». Un racconto che l’accusa ritiene inverosimile. Sia per le condizioni di Sara, sia perché a lui sarebbe bastato poco per fermarla (è alto un metro e 80 per oltre cento chili di peso) e soprattutto perché è stato un massacro. Ventiquattro i colpi inferti, anche su braccia e mani. Segno che lei voleva difendersi e lui voleva finirla, rileva l’accusa. Era alterato? Amine sostiene di avere bevuto molto quella sera. Ma per l’accusa era sufficientemente in sé da fuggire e guadare il fiume fino a Nembro.
La ragazzina, assistita dagli avvocati Teresina Zucchetti e Andrea Pezzotta, ha raccontato di non aver preso parte in nessun modo al delitto e di essersi resa conto di quanto accaduto solo quando Sara era a terra. Non sa, dice, chi ha innescato la violenza. Per entrambi i gip decideranno oggi. (di Maddalena Berbenni)

 

Uccise la moglie Sara vicino al fiume 16 anni di carcere al marito (Corriere della Sera – 31 maggio 2016)
La sentenza del gup Bianchi per Amine El Ghazzali, 26 anni: l’omicidio ad Albino un anno fa, con 24 coltellate. Disposta per i genitori una provvisionale di 200 mila euro complessivi. Il pm aveva chiesto 30 anni
Il gup Bianca Maria Bianchi ha condannato a 16 anni di carcere Amine El Ghazzali, marocchino di 26 anni imputato per l’omicidio della giovane moglie Sara El Omri, sulla pista ciclabile di Albino vicino al fiume Serio. Per i maltrattamenti nei confronti della donna la pena è invece di un anno e quattro mesi. Per l’omicidio il pubblico ministero Raffaella Latorraca aveva chiesto 30 anni. Il giudice ha anche disposto una provvisionale (risarcimento immediatamente esecutivo) di 200 mila euro per i genitori di Sara. Il 2 giugno del 2016 la giovane ragazza, anche lei di origine marocchina, era stata trovata agonizzante dai passanti sulla pista ciclabile vicino al fiume. E rivolgendosi a uno di loro aveva detto: «Lui mi ha ucciso», mentre il marito fuggiva. Fu uccisa con 24 coltellate.
Dopo lunghi periodi di maltrattamenti in famiglia, Sara aveva accusato il giovane marito di gelosia, per la frequentazione con una ragazza, minorenne svizzera, rimasta incinta di El Ghazzali. Anche lei era presente il 2 giugno vicino al Serio ed è accusata di concorso in omicidio: reato di cui deve rispondere di fronte al tribunale dei Minorenni.

Anche secondo la Corte d’appello di Brescia Amine El Ghazzali dovrà scontare 17 anni di carcere per l’uccisione della moglie, allora 19.enne, tramite 24 coltellate
E’ stata confermata in Appello a Brescia la condanna a 16 anni per omicidio e 1 anno e 4 mesi per maltrattamenti comminata a maggio 2016 ad Amine El Ghazzali aver ucciso la moglie Sara El Omri, di 19 anni. Ne dà notizia Il Giorno. L’omicidio era avvenuto il 2 giugno del 2015, lungo la pista ciclabile di Albino, vicino al fiume Serio. La ragazza era stata trovata agonizzante dai passanti e prima di morire era riuscita a dire: “Lui mi ha ucciso”, indicando proprio il marito che in quel momento era presente insieme ai primi soccorritori. La ragazza fu uccisa – come stabilì poi l’autopsia – con 24 coltellate. Il giudice ha stabilito una provvisionale di 100 mila euro per il papà e centomila euro per la mamma della vittima. cAnche una 18enne locarnese di origine kosovare (16 anni al momento dei fatti) era finita sotto processo in Italia con l’accusa di concorso morale nel delitto. Gli inquirenti sospettano fosse l’amante di El Ghezzali. Il processo si era tenuto in separata sede, visto che la ragazza era minorenne. Ora vive in una casa protetta con un figlio avuto nell’aprile 2016.

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