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Danilo Restivo. Dopo essere condannato all’ergastolo per l’uccisione di una donna in Inghilterra, viene condannato anche per l’uccisione di Elisa Claps, avvenuta 18 anni prima. Sospettato di altri femminicidi

Potenza, 12 Settembre 1993


Titoli & Articoli

Danilo Restivo:”Mi dichiarai a ElisaMa lei rifiutò le mie avance” (TgCom24 – 21 giugno 2011)
Ai giudici di Winchester: “Da anni taglio i capelli alle ragazze, ma non ho mai ucciso nessuno”
“Ho conosciuto Elisa Claps nel luglio del 1993 attraverso il fratello Luciano Claps. Dopo poco che sono uscito con lei mi sono dichiarato. E lei mi ha rifiutato perché aveva una relazione”. Lo ha dichiarato Danilo Restivo nella deposizione al tribunale di Winchester per l’omicidio della sua vicina di casa, Heather Barnett. Restivo ha ammesso anche: “Da anni taglio i capelli alle ragazze”. All’inizio per scommessa, poi “ha incominciato a piacermi”.
Danilo Restivo, il 39enne potentino accusato di aver ucciso Elisa Claps a Potenza nel 1993, è sotto processo in Gran Bretagna per l’omicidio della sua vicina di casa, Heather Barnett, ammazzata il 12 novembre del 2002 nel bagno della sua abitazione. Il verdetto della giuria britannica è atteso entro la fine della settimana.
La deposizione di Restivo. Nella sua deposizione, Danilo ha spiegato che “A quel tempo non ero un ragazzo serio. Dicevo che mi ero innamorato per poter uscire con loro. Dopo poco che sono uscito con lei mi sono dichiarato. E lei mi ha rifiutato perché aveva una relazione con un ragazzo di Palermo. Non ho avuto altri rapporti con lei se non di amicizia. Ci rimasi male, ma bisogna ricordare che era la sorella di un amico, Luciano, quindi non volevo causare nessun problema”.
“Da anni taglio i capelli alle ragazze”. L’imputato è intervenuto anche su un dettaglio importante: la mania di tagliare i capelli alle donne. Elemento che deporrebbe a suo sfavore. Sia ad Elisa Claps che alla sarta inglese Heather Barnett, il killer tagliò una ciocca di capelli. Danilo ha spiegato la genesi di questa singolare abitudine “La prima volta che ho tagliato dei capelli è stato quando avevo 15-16 anni, al primo anno di scientifico. Ho iniziato come scommessa, tra compagni di classe: per entrare in una cerchia di amici. Poi ho continuato”. “Le prime tre volte – ha proseguito – è stato per scommessa. Poi ha iniziato a piacermi. Ma l’ho fatto senza voler fare male a nessuno, senza avere un problema con una o l’altra ragazza. Mi piaceva toccare e odorare i capelli, ma non riuscivo a odorare nessuno profumo perché avevo un problema al naso”. “Mi sono domandato – ha aggiunto Restivo – che cosa avessi pensato se fossi donna a ricevere un taglio di capelli. E ho quindi deciso di smettere, ho capito che poteva essere pauroso. Ho provato a smettere di tagliare i capelli. Ma ammetto di aver continuato in Italia e Regno Unito. Non so perché ho continuato. Sono anche andato da uno psicologo. Non ho mai saputo che era un crimine, se lo è chiedo scusa”, ha proseguito Restivo.
“Elisa uscì di chiesa, io restai a pregare”. Restivo ha poi ricostruito gli eventi del 12 settembre 1993, giorno in cui Elisa Claps scomparve e giorno in cui si ritiene sia stata uccisa. Interrogato in aula dal suo avvocato, Restivo ha conferamato di aver incontrato la ragazza nella Chiesa della Trinità di Potenza. I due si parlarono per un po’, poi, ha detto Restivo “Elisa uscì dalla Chiesa, mentre io mi fermai ancora un po’ a pregare”.
“Avevo un appuntamento con Elisa Claps quella domenica. Lo fissai per telefono il giorno prima, tra le 18.00/19.00. Era sabato. Non specificai con lei quel era il motivo, volevo solo parlare con Elisa. Il motivo era per parlare di Paola Santarsiere. Ero stato rifiutato da Paola, e non sapevo se era una buona idea o no mandare dei fiori. Ed Elisa era una buona amica di Paola”.
“Una ragazza che ti ha rifiutato era davvero la persona giusta come consigliere?”, ha chiesto l’avvocato. “Eravamo rimasti amici”, ha risposto Restivo, spiegando di avere appuntamento con Elisa intorno alle 11.30. “Siete rimasti fuori dalla chiesa?”. “No. Elisa mi ha invitato a entrare. Non ha specificato subito il perché. Volevamo parlare ma c’era gente che stava pregando, e non volevo disturbare, quindi siamo andati dietro l’altare, nel presbiterio”. “C’erano altre persone lì?”, ha incalzato l’avvocato. “No. Lì abbiamo parlato per 10 minuti di Paola Santarsiere. Elisa mi disse di lasciarla perdere, dal punto di vista di relazione sentimentale, ma di restare amici”.
“Qual era l’umore di Elisa?”. “Era preoccupata. A un certo punto mi disse che era stata molestata da un ragazzo fuori dalla chiesa, ma non mi disse di più”.
“In carcere ho subito abusi fisici e psicologici” “Quando venni arrestato – ha continuato a raccontare Restivo – a un anno dalla scomparsa di Elisa, sembrava più una scusa per non aver trovato un colpevole. Mi avvalsi della facoltà di non rispondere. Per questo mi misero 37 giorni in isolamento, dove venni abusato fisicamente e psicologicamente“.
“Non ho ucciso nessuno” La deposizione si è poi focalizzata sul caso per cui Restivo è accusato in Gran Bretagna, l’omicidio di Heather Barnett: “Non ho mai ucciso nessuno”, ha detto il 39enne potentino, rispondendo alle domande del suo avvocato. “Arrivati davanti alla casa di Heather Barnett lei ha abbracciato i suoi figli, che stavano piangendo fuori dalla villetta. Secondo l’accusa lei ha recitato una scenetta rivoltante, se ne rende conto?”, ha proseguito il legale. “No, ero sincero”, ha risposto Restivo.
“Gente vicina ai Claps mi ha nascosto in casa ciocca di capelli” Secondo Danilo Restivo la ciocca di capelli ritrovata dalla polizia britannica nel 2006 nella camera da letto che il potentino divideva con la moglie Fiamma sarebbe stata nascosta da qualcuno “toccato dalla scomparsa di Elisa Claps”. Restivo, negli interrogatori con la Dorset police, aveva suggerito l’ipotesi che quella ciocca fosse stata nascosta “dai Claps perché mi vogliono morto”. Durante la sua deposizione in tribunale, ha di fatto confermato questa versione. “Non avevo mai visto prima di allora quella ciocca. Pensai che quei capelli fossero stati nascosti in casa mia da persone coinvolte dalla scomparsa di Elisa Claps. E lo credo ancora oggi”, ha detto infatti Restivo.
I funerali di Elisa il 2 luglio, lutto cittadino a Potenza Indetto il lutto cittadino il 2 luglio, a Potenza, in occasione dei funerali di Elisa Claps. Dopo le perizie ordinate dalla procura della Repubblica di Salerno, la salma sarà restituita alla famiglia, che ha deciso di effettuare il rito funebre in piazza Don Bosco. La celebrazione sarà affidata a don Marcello Cozzi, cordinatore di Libera-Basilicata. Venerdì 1 luglio, invece, sarà aperta la camera ardente, nell’aula magna del liceo “Quinto Orazio Flacco” di Potenza, istituto frequentato dalla giovane. “Sarà un giorno di grande tristezza che la città di Potenza ricorderà per sempre”, ha spiegato il primo cittadino potentino, Vito Santarsiero, in una nota. Santarsiero, inoltre, ha annunciato che il Comune “metterà a disposizione, nel cimitero, il loculo che ospiterà la salma di Elisa”.

Elisa Claps, la sentenza per l’omicidio: Danilo Restivo condannato a 30 anni (Corriere del Mezzogiorno – 11 novembre 2011)
L’uomo si era trasferito in Inghilterra dove nel 2010 è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso la vicina
Dopo 18 anni arriva la prima verità giudiziaria sul giallo dell’omicidio di Elisa Claps. I giudici del tribunale di Salerno, accogliendo la richieste dell’accusa, hanno riconosciuto Danilo Restivo colpevole dell’omicidio della studentessa potentina 16enne, condannando il 39enne a una pena di 30 anni di reclusione. La massima condanna possibile nel processo celebrato con rito abbreviato davanti al gup Elisabetta Boccassini.
LA STORIA DI ELISA – Elisa Claps, ultima di tre figli, sparisce nel nulla il 12 settembre del 1993. È domenica, Elisa, che frequenta il primo liceo classico, lascia casa dei genitori al mattino per andare in chiesa e da allora non dà più notizie. Un’amica riferisce che Elisa le ha detto di dover incontrare una persona nella Chiesa della Santissima Trinità e da lì la madre, Filomena, e il fratello, Gildo, cominciano le ricerche della giovane scomparsa, chiedendo vanamente che si proceda a una perquisizione dell’edificio.
IL RITROVAMENTO – Dopo 17 anni di appelli caduti nel vuoto da parte dei familiari e l’interessamento della trasmissione Chi l’ha visto, il cadavere di Elisa viene ritrovato. È il 17 marzo del 2010 e il corpo della studentessa viene scoperto per caso da un operaio impegnato in lavori di manutenzione proprio all’interno del sottotetto della chiesa. Sono ancora riconoscibili gli occhiali, i sandali, l’orologio e una maglia fatta a mano dalla madre, su misura per lei. Secondo i dettagli dall’autopsia svolta sul cadavere, Elisa Claps fu colpita più volte mortalmente al torace con un’arma da taglio, forse un coltello, e poi finita per soffocamento. Sulla maglietta, secondo la perizia depositata dal Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma, frammisto al sangue della 16enne c’è «al di là di ogni ragionevole dubbio» il dna di Danilo Restivo.
IL CARNEFICE: RESTIVO – Danilo Restivo, che ha 21 anni all’epoca della scomparsa, è l’ultima persona ad aver incontrato la giovane quella domenica. A Potenza sono in molti a conoscerlo per la sua mania di tagliare ciocche di capelli a giovani donne incontrate per caso sugli autobus. Restivo, il giorno della sparizione, si presenta al pronto soccorso dell’ospedale per farsi medicare alcune ferite che dice di essersi procurato cadendo. Ma nonostante su di lui si addensi sin da subito una nube fatta di vaghe insinuazioni e più fondati sospetti, riesce a sottrarsi a tutte le accuse. Gli investigatori, del resto, sono ancora impegnati a risolvere il rebus della sparizione di Elisa quando Restivo, passato il clamore iniziale sul caso, decide di emigrare trasferendosi nel Dorset, in Inghilterra.
LA SVOLTA – Nel 2010, quando il cadavere di Elisa torna alla luce, Danilo Restivo è già imputato nel Regno Unito per aver mutilato e ucciso la sua vicina di casa, Heather Barnett. In giugno quando la corte del Winchester lo condanna all’ergastolo in Inghilterra, viene accusato e rinviato a giudizio anche per l’omicidio di Elisa. Dopo un anno e mezzo, l’11 novembre 2011, arriva la sentenza di colpevolezza, mentre restano in piedi i dubbi sollevati in sede processuale sulle complicità e i silenzi di cui si sarebbe avvalso Restivo per sfuggire alla giustizia italiana per quasi vent’anni. (di Sandro Di Domenico)


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In memoria di

Danilo Restivo, che fine ha fatto il killer di Elisa Claps: dove si trova e quanto deve ancora scontare di pena (Il Mattino – 8 novembre 2023)
Sono trascorsi decenni dalle morti delle donne e Restivo non è nemmeno vicino alla metà della pena detentiva, dato che le due condanne ammontano complessivamente a 70 anni di detenzione. Per quanto riguarda la giustizia italiana, peraltro, Daniele Restivo non ha neanche cominciato a scontare la sua condanna, che oltre alla detenzione include anche: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; la libertà vigilata per 3 anni al termine della pena; il risarcimento di 700.000 euro in favore della famiglia Claps. Temporalmente, viene prima la morte di Elisa, uccisa il 12 settembre 1993, mentre Heather Barnett è deceduta il 12 novembre 2002. Gli inquirenti inglesi sono stati però più rapidi a condannare Restivo a 40 anni di carcere nel 2011 (dopo averlo arrestato già a maggio 2010) mentre l’esito del processo italiano in Cassazione è giunto nel 2014.

L’ultimo segmento del giallo di Potenza
Elisa Claps, «su chi ha aiutato Danilo Restivo c’è ancora molto da scoprire. Ecco da dove partire». I giornalisti del libro inchiesta sull’Abisso della chiesa della Trinità tracciano il solco (Il Mattino di Basilicata, 29 dicembre 2023)
Due giornalisti investigativi continuano a ripetere che bisogna tornare a lavorare su chi ha aiutato Danilo Restivo a occultare il cadavere di Elisa Claps e a farla franca per 17 anni. Sono Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito e dai primi giorni di novembre, ovvero da quando hanno presentato il loro libro inchiesta Elisa Claps, Indagine nell’abisso della Chiesa della Trinità (EdiMavi, 200 pagine), cercano di squarciare una cortina che 30 anni dopo il delitto sembra ancora impenetrabile.
«Anche se gli inquirenti di Salerno, sin dal primo capo d’imputazione preparato all’indomani del ritrovamento dei resti di Elisa nel sottotetto della chiesa della Trinità, hanno addossato tutte le colpe solo sull’assassino, ritenendolo anche il regista e l’esecutore dell’occultamento, le carte dell’inchiesta dicono ben altro», spiegano. Secondo i due cronisti ci sono ancora «decine di indizi non considerati, reperti mai analizzati, alcuni dei quali particolarmente importanti (come una macchia di sangue, alcune impronte di calzature, formazioni pilifere e capelli trovati nel sottotetto), e testimoni da riascoltare».
Inoltre, nel libro riportano un eloquente passaggio della sentenza d’appello scritta dai giudici di Salerno: «L’esperienza di tanti processi ci conforta su come non è tanto difficile commettere un omicidio, quanto piuttosto è difficile, estremamente difficile, occultare il corpo della vittima. Ciò riesce bene alle grandi organizzazioni criminali di stampo mafioso-camorristico perché possono contare su una rete di appoggi e di complicità sul territorio che consente di far sparire le tracce di gravi ed efferati delitti. È stato coniato anche un termine entrato nella casistica giudiziaria: lupara bianca (…). Ma per un semplice individuo, vuoi il Restivo, la cosa era tutt’altro che semplice, per non dire quasi impossibile».
Partendo da questa valutazione, i giornalisti hanno messo in fila una serie di elementi che riaprono quello che definiscono «l’ultimo segmento mai esplorato del caso Claps», che porta dritto ai supporter di Restivo. Mentre i riflettori sono tutti ancora puntati sulla riapertura della chiesa della Trinità, su Restivo è ormai completamente calato il silenzio. La giustizia e i media (anche se non tutti) sembrano essersi accontentati della condanna di Danilo nella doppia qualità di assassino e di occultatore dei resti di Elisa.
«L’unico aspetto che le indagini sembrano aver approfondito è legato al sostegno fornito a Danilo dai suoi parenti più stretti che, però, non chiude definitivamente l’ultimo capitolo del caso», scrivono nel libro i giornalisti. Ma, avvertono Amendolare e Di Vito, «immaginare Maurizio Restivo come un uomo talmente potente da riuscire a condizionare l’attività di poliziotti (il cui turnover in Questura nel corso di 17 anni è stato notevole), di magistrati di ben due Procure, di giudici, di testimoni, di giornalisti, di vescovi e sacerdoti, però, risulta davvero difficile. In realtà quella del soccorso familiare è solo la strada investigativa più facile».
E poi c’è anche la logica a dimostare che Danilo non può aver fatto tutto da solo: stando alle ricostruzioni della Procura di Salerno, sarebbe salito con Elisa nel sottotetto, l’avrebbe uccisa, avrebbe occultato in fretta il cadavere, praticando anche un’apertura nel tetto per la fuoriuscita dei miasmi e sarebbe riuscito a tornare a casa (non proprio a due passi dalla chiesa) a piedi in poco più di un’ora. «I resti di Elisa, però, dovevano essere stati ben coperti, se gli operai che hanno lavorato nel sottotetto nel 1996 non hanno visto nulla», spiegano gli autori del libro. O, forse, si chiedono, pur indagati, «non sono stati messi davvero alle strette».
«Emerge una chiara differenza di approccio», sostengono, «nelle indagini alle quali sono state sottoposte le due signore delle pulizie, intercettate e sottoposte a confronto con il sacerdote, e quelle nei confronti degli operai». Secondo i due giornalisti «non ci si può accontentare della conclusione alla quale è giunta la Procura di Salerno, cioè che qualcuno abbia imposto il silenzio a chi ha lavorato nel sottotetto». Le coperture, inoltre, sembrano essere andate avanti fino all’ultima fase dei processi. «Bisogna capire, per esempio», secondo Amendolara e Di Vito, «come è stato possibile che il processo per falsa perizia al quale è stato sottoposto il genetista che non trovò il Dna di Danilo sulla maglia di Elisa (trovato invece dai carabinieri del Ris) si sia chiuso con la prescrizione già in primo grado».
E poi c’è stato un ultimo depistaggio, del quale mai nessuno si è occupato. Quando tutti i processi erano chiusi uno scritto anonimo indicava un testimone da ascoltare, sostenendo che non era mai stato convocato. I due giornalisti, però, nel grande mare della documentazione prodotto dalle inchieste sull’omicidio di Elisa sono riusciti a trovare il suo verbale. Era stato dunque già sentito. «Perché spostare l’attenzione su quel personaggio?», si chiedono i giornalisti. Ma, soprattutto, cercano di stringere il cerchio su chi si sia preso la briga di prendere carta e penna per allontanare di nuovo l’attenzione da qualcosa di più importante. «Chi può avere un interesse a depistare», si chiedono, «se non qualcuno che ha ancora paura che esca fuori un suo coinvolgimento nel caso Claps?». Gli elementi per ripartire, insomma, non mancano.