Enrico Perillo, 53 anni, geometra, padre. Pregiudicato per omicidio, viene condannato a 15 anni di carcere per aver stuprato una bambina. Mentre è in carcere, incarica due sicari di uccidere la mamma della bambina che lo ha fatto condannare. Ergastolo
Napoli, 20 Settembre 2010
Titoli & Articoli
Ergastolo per il mandante dell’omicidio della mamma coraggio di Portici (la Repubblica – 12 giugno 2015)
É definitiva la condanna per Enrico Perillo, il geometra accusato di essere il mandante dell’omicidio di Teresa Buonocore
É definitiva la condanna all’ergastolo per Enrico Perillo, il geometra accusato di essere il mandante dell’omicidio di Teresa Buonocore, la “mamma coraggio” di Portici, uccisa il 20 settembre 2010 per aver denunciato gli abusi nei confronti di una delle due figlie.
I giudici della prima sezione della Cassazione hanno confermato la condanna già emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli nei confronti di Perillo. Il piano per uccidere Buonocore fu studiato ed eseguito da Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, entrambi fermati a 24 ore dall’omicidio. A gennaio, nei loro confronti, la Suprema Corte ha reso definitiva la pena a 22 anni e 18 anni di reclusione decisa dalla Corte di Assise di Appello di Napoli il 22 maggio 2013.
Teresa Buonocore fu uccisa cinque anni fa al Ponte dei Francesi, al porto di Napoli, mentre in auto si recava al lavoro. Il delitto fu un atto di ritorsione: la donna si costituì parte civile a processo contro Perillo accusandolo di abusi sessuali ai danni di una delle figlie. L’omicidio destò scalpore nel centro vesuviano dove Buonocore viveva con la famiglia. Il Comune rappresentato dall’allora sindaco Vincenzo Cuomo, si costituì parte civile e successivamente erogò borse di studio alle figlie.
“Giustizia è fatta, – ha commentato il sindaco di Portici Nicola Marrone – esprimo piena soddisfazione per la sentenza definitiva che vede il responsabile di un grave ed efferato delitto inchiodato alle sue responsabilità”. “Certo questa sentenza non potrà restituire Teresa Buonocore alla sua famiglia ma potrà certamente restituire la certezza che ancora oggi si può fare affidamento sui valori della giustizia”, ha aggiunto Marrone. Per Valentina Maisto, assessore alla Legalità, “il modo di ricordare chi ha avuto il coraggio di difendere con consapevolezza il proprio territorio, la propria famiglia e i propri diritti è facendoli vivere attraverso la pratica quotidiana della legalità, la ricostruzione della memoria e l’impegno civile e sociale. Sentenze come questa che fanno giustizia spingono le istituzioni a profondere sempre più impegno affinché tutto ciò avvenga”.
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In memoria di
Mamma coraggio, la beffa del risarcimento: il mandante si è spogliato dei suoi beni (la Repubblica – 13 febbraio 2013)
Il racconto-denuncia di Pina Buonocore, la sorella della vittima: “Ma allora esistono davvero vittime di serie A e vittime di serie B?”
Si è spogliato dei suoi beni. Mezzo miliardo. Enrico Perillo, l’assassino di Teresa Buonocore, ha venduto tutto quello che aveva e ha trasformato le sue proprietà in assegni circolari. Soldi contanti, soldi che non si possono sequestrare. E lo ha fatto dal carcere, quando già era stato condannato. Ecco l’ultima violenza del processo per l’omicidio di Teresa Buonocore, la mamma coraggio di Portici, uccisa il 20 settembre 2010.
Ecco i retroscena del mancato risarcimento alle due figlie della donna, che gli stessi giudici della terza sezione della corte di assise di Napoli, (nelle motivazioni della sentenza depositate martedì) chiamano “nobile”. La nobiltà del coraggio, quello istintivo di una madre che arriva a sacrificare la propria vita per difendere la sua bambina e che si scontra con le zone grigie della giustizia.
A raccontare l’ultima verità di questo turpe assassinio (così lo definiscono gli stessi giudici) è Pina Buonocore, la sorella di Teresa, che da due anni si occupa delle nipotine e di portare avanti la battaglia iniziata dalla loro mamma. Pina racconta con date e documenti alla mano. Racconta dicendo nomi e cognomi.
«Il 6 dicembre 2012 si è chiuso il processo in primo grado dinanzi a carico di Enrico Perillo, in qualità di mandante del barbaro omicidio di mia sorella Teresa», comincia Pina. Quel giorno il giudice Carlo Spagna (presidente estensore) condanna Perillo all’ergastolo e impone il risarcimento del danno nei confronti delle due figlie di Teresa per 200 mila euro, della madre Giovanna e per la sorella Pina (40 mila euro), dell’ordine degli avvocati (20.000 euro), in favore del Comune di Napoli (10.000), del Comune di Portici (10.000).
Il dispositivo della sentenza del sei dicembre viene depositata il 19. «Ma la beffa dov’è? denuncia Pina , Perillo oggi risulta nullatenente e non può pagare il risarcimento. Infatti undici mesi prima che fosse pronunciata la sentenza per omicidio, nel gennaio del 2012, il notaio A.M. ottiene il permesso per andare a trovare Enrico Perillo Enrico, nel carcere di Poggioreale. Davanti al notaio Perillo nomina suo fratello Lorenzo, procuratore della sua quota (50%) sui beni immobili da lui posseduti in Portici in viale Leonardo da Vinci. Lo fa quando è in carcere già condannato in primo e secondo grado per pedofilia, quando è in corso il processo per l’omicidio di mia sorella. Ma davvero è possibile? I giudici dove erano? Guardavano? Hanno permesso a un uomo in galera con una condanna a 15 anni di disfarsi di tutti i suoi beni». Pina è arrabbiata. Sì, usa proprio la parola rabbia, perchè si sente presa in giro da quella stessa giustizia che definisce sua sorella un’eroina “nobile”.
Pina Buonocore, grazie anche al suo legale, Francesco Cristiani, ha ricostruito nei dettagli le mosse di Enrico Perillo, aiutato del fratello Lorenzo, esponente del Pdl a Portici e candidato sindaco alle comunali del 2009. «Nel giugno del 2012 Lorenzo Perillo (in qualità di procuratore di Enrico) e la moglie di Enrico, Patrizia Nicolino continua Pina Buonocore ognuno per la sua parte ed insieme per l’intero, hanno venduto i loro beni per la modica cifra di circa 550.000 euro. In cambio hanno ricevuto alcuni assegni circolari, dichiarati. Dalle indagini del nostro avvocato Francesco Cristiani, questi erano gli unici beni che aveva Perillo. Ora vorrei chiedere ai magistrati, ai pubblici ministeri e a chi ha le responsabilità, perchè tutto questo è potuto succedere. Io non so di chi è la colpa di tutto ciò, ma di una cosa posso esserne certa, non mi fermerò davanti a nulla». Pina Buonocore lotta per le nipoti. Sperava che questo risarcimento potesse aiutarle ad avere una vita più serena. Le due ragazze hanno potuto continuare a studiare, dopo l’omicidio della madre, grazie alle borse di studio concesse dal sindaco di Portici, Enzo Cuomo, che si è costituito anche parte civile nel processo ed è sempre stato vicino alla famiglia.
«Le mie nipoti sono il mio dono e la mia eredità conclude Pina Io voglio insegnare loro che la giustizia esiste. Se lo meritano. I due killer sono stati condannati solo a 18 e 21 anni. Ora la beffa del risarcimento. Questa non è giustizia». L’avvocato della famiglia sta valutando i ricorsi possibili. E intanto rimane la rabbia di Pina: «Ma allora esistono davvero vittime di serie A e di serie B? Se sei vittima della camorra lo Stato ti risarcisce, se sei una vititma comune non hai diritti». (di Cristina Zagaria)
