Giuseppe Avolio detto “O micione”, 22 anni, pescivendolo. Sicario. Condannato a 18 anni. Sua madre, venuta a conoscenza del fatto, tenta il suicidio
Napoli, 20 Settembre 2010
Titoli & Articoli
Portici: presi gli assassini di Teresa Buonocore (Polizia di Stato – 22 settembre 2010)
Presi gli autori dell’omicidio di Teresa Buonocore, la 51enne barbaramente uccisa con quattro colpi di pistola, il 20 settembre scorso a Napoli; una vera e propria esecuzione all’interno della sua auto. Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, rispettivamente 26 e 21 anni, sono stati arrestati ieri mattina dagli agenti della Squadra mobile di Napoli con l’accusa di omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, relativo munizionamento e spari in luogo pubblico.
Teresa Buonocore era la mamma della bambina di otto anni violentata da Enrico Perillo. Grazie alla sua testimonianza l’uomo, dal giugno scorso, sta scontando una condanna in primo grado a 15 anni di reclusione nel carcere di Modena. Inoltre la sua famiglia deve pagare una “provvisionale” di 50mila euro.
Amendola, di professione tatuatore, è amico di Perillo e ha pure testimoniato a suo favore durante il processo per pedofilia.
La svolta nelle indagini c’è stata quando gli agenti si sono insospettiti per la denuncia di furto del motorino di Amendola presentata da suo fratello. Era lo stesso utilizzato dai sicari per inseguire la vittima prima di ucciderla. Dallo sviluppo delle indagini è emerso il coinvolgimento del fratello e della moglie di Enrico Perillo, entrambi indagati per omicidio. In una rimessa per auto della famiglia Perillo gli investigatori hanno trovato e sequestrato un arsenale: 5 pistole, 2 mitra, 2.632 cartucce di vario tipo (perforanti, blindate, a pallettoni), due giubbotti antiproiettile, 18 caricatori, fondine e valigette per armi.
Omicidio Buonocore, tenta il suicidio la madre di uno dei presunti killer (La Repubblica – 26 settembre 2010)
Flora Scognamiglio, 44 anni, è la mamma di Giuseppe Avolio, accusato di aver ucciso, assieme a Alberto Amendola, Teresa Buonocore lunedì mattina. La donna si è lanciata dal balcone ma una tettoia metallica ha frenato la caduta e salvato la donna
L’onda lunga della vicenda Teresa Buonocore, la madre coraggio uccisa una settimana fa. Venerdì sera la bomba carta che esplode davanti all’agenzia della famiglia del presunto mandante dell’omicidio, ieri mattina il tentato suicidio della madre di uno dei due giovani arrestati con l’accusa di aver ucciso la donna che denunciò e fece condannare l’uomo che aveva abusato di sua figlia minorenne.
Un gesto, quello di Flora Scognamiglio — 44 anni, madre di Giuseppe Avolio — dettato con ogni probabilità dalla disperazione di avere il figlio in carcere. La donna ha aperto la finestra dell’appartamento dove vive in via Guglielmo Marconi a Portici e si è lanciata nel vuoto dal secondo piano. Una tettoia in lamiera sottostante ha attutito il colpo, ma la donna è scivolata ancora finendo poi sul marciapiedi. Salva, comunque, grazie a quell’ostacolo. È ora ricoverata con la frattura della tibia all’ospedale Loreto Mare.
Intanto vanno avanti le indagini su quanto accaduto in località San Martino a Pozzuoli. Venerdì sera qualcuno lancia una bomba carta contro il cancello dell’agenzia di recapiti della famiglia Perillo. Un cognome che vuol dire in primo luogo Errico, l’uomo condannato a quindici anni di carcere per aver abusato della figlia di otto anni di Teresa Buonocore. In secondo luogo Lorenzo, ex candidato alle amministrative di Portici con il Pdl e ora indagato per l’omicidio di Teresa Buonocore insieme alla cognata (moglie di Errico), il medico radiologo Patrizia Nicolino. Il terzo fratello Perillo, non coinvolto in alcuna vicenda giudiziaria, si presenta sabato mattina al commissariato di Pozzuoli per denunciare l’episodio. Mette a verbale di non aver mai ricevuto minacce o richieste del racket ma non fa parola degli eventi che hanno travolto la sua famiglia. Dunque ora la polizia indaga sull’attentato senza escludere la possibilità della simulazione di reato, un attentato che vorrebbe vittimizzare agli occhi di tutti la famiglia Perillo.
Mentre si continua a parlare di Teresa Buonocore a una settimana dalla sua morte. Soprattutto su Facebook, con due neonati gruppi battezzato “Madre coraggio Teresa Buonocore” che ha già 560 iscritti e “Teresa Buonocore per non perdere il coraggio” con 619 iscritti. Messaggi come: “I tuoi figli hanno adesso in cielo un angelo che li proteggerà sempre. Ecco madre Teresa, la bellezza che tu, col tuo sacrificio hai voluto proteggere: possa adesso tu dal cielo proteggere tutti i bambini del mondo”. E ancora: “Possa tu essere un esempio per tutte le donne e le madri disposte a dare la vita per il loro tesoro più grande: i figli”.
“Quel giorno sono morta pure io ma non credo a mio figlio-killer” (La Repubblica – 30 settembre 2010)
Parla Flora Scognamiglio, la madre di Giuseppe Avolio, uno dei due presunti assassini. “Quando Giuseppe lunedì è tornato a casa era tranquillo. Lui per me è un orsacchiotto. Ho tentato il suicidio e mi sono buttata giù perché questa cosa è un peso enorme”
“Io sono come Teresa. Perché in quella macchina potevo esserci io. Quando in questura mi hanno detto che il mio Giuseppe era accusato dell’omicidio di Teresa Buonocore, ho sentito come se l’intera questura mi piombasse addosso. Non ho respirato più. È stata una cosa così enorme per me, che l’unica via di uscita, da mamma, è stata morire. Ho tentato di morire proprio come lei. Non faccio altro che pensare alle due bimbe di Teresa, senza madre. Anche i mie figli sono cresciuti senza padre”.
Flora Scognamiglio, 44 anni, è ricoverata nel reparto di Ortopedia del Loreto Mare, stanza 5, letto 15. Sabato scorso, dopo l’arresto di suo figlio, Giuseppe Avolio (accusato insieme con Alberto Amendola dell’omicidio della mamma coraggio di Portici), Flora ha tentato il suicidio, lanciandosi dal terzo piano. È viva. Ha la gamba destra ingessata. Una lesione alla spina dorsale. Lividi ovunque. Il viso è quello di una bimba, con la coda di cavallo nera. Il pigiama è rosa. Ha voglia di parlare questa mamma, questa altra donna protagonista – suo malgrado – nella vicenda dell’omicidio Buonocore.
Signora Scognamiglio suo figlio è indagato per l’omicidio di Teresa Buonocore. Secondo lei è colpevole?
“Il mio Giuseppe? Il mio orsacchiotto? Io non ci posso credere. Chi ha sbagliato deve pagare. In questa storia non giustifico nessuno. Non si può. Tutto quello che è successo è gravissimo. Lui, però, se ha fatto qualcosa è stato trascinato, coinvolto, condizionato. È un pezzo di pane. È un ragazzo buono. Dormiamo insieme, viviamo insieme. Dice sempre che mi vuole bene, si preoccupa sempre di me. Un figlio così come avrebbe potuto uccidere una donna che è madre come me? Io non ci credo, perciò… perciò ho fatto quello che ho fatto, perché è come se avesse tradito me, i sacrifici di una vita intera dedicata a tirarlo su nella legalità, a tenerlo lontano dai guai. Perché suo padre era un pregiudicato, io sono moglie di un pregiudicato, lui è figlio…. Siamo marchiati. Lui però doveva riscattarsi”.
Sa che su Facebook, suo figlio si faceva chiamare Al Capone?
“Su Facebook si dicono tante cose, magari per farsi belli, ma io conosco mio figlio. Altro che gangster. Il suo sogno era lavorare sulle navi. Diventare capitano di lungo corso. È un sognatore. Ora che fine faranno i suoi sogni? Penso al Natale, alle feste in carcere. Ho già vissuto tutto questo con suo padre. Non avrei mai voluto riviverlo con lui. La legge scoprirà la verità, se è colpevole, pagherà. Ma la galera è già una condanna. Io ho allevato Giuseppe da sola e non é stato facile. Perché quando hai un padre come il suo nessuno ti dà lavoro, nessuno ti dà fiducia…. e… allora forse lui si è sentito in un vicolo cieco, ha fatto quello che tutti credevano che lui avrebbe fatto. A questo le istituzioni ci pensano? Io non giustifico un omicidio, come non perdono quel mostro che ha abusato di quella piccina. Teresa ha fatto bene a denunciare. Ed è stato mostruoso ucciderla. Ma so anche che mio figlio non è un killer. Venerdì c’è una fiaccolata a Portici, vorrei essere lì anche io. Soprattutto io”.
Lei ha visto Giuseppe lunedì. Era tranquillo?
“Sì. Oh, mio dio, sì. È tornato a casa. Come tutti i giorni. Abbiamo pranzato insieme. Abbiamo chiacchierato. Era sereno. Poi siamo andati a dormire e in piena notte è piombata in casa la polizia e tutto è precipitato. È cominciato quell’incubo che per tutta la vita ho cercato di evitare: mio figlio in galera”.
Cosa vorrebbe dire a suo figlio ora?
“Di stare tranquillo. Di avere pazienza. Che gli voglio bene, come sempre e ho fiducia in lui. E che, nel bene o nel male, tutto si risolverà e ricominceremo”.
Prima ha detto: “Io sono Teresa”. Perché si identifica nella Buonocore?
“Perché anche io, come lei, ho dedicato la vita ai mie due figli. Il padre di Giuseppe è stato ammazzato quando Giuseppe aveva 2 anni. Vivo a casa con i miei genitori, proprio come lei. E come lei la mia speranza nel futuro erano i miei figli. Come lei se qualcuno avesse toccato i miei bambini avrei denunciato tutto e avrei lottato. Perciò quando i poliziotti hanno detto che il mio Giuseppe era coinvolto, è come se fossi morta anche io. Quel lunedì, sotto il ponte di via Ponte dei Francesi, sono morte due madri. Anzi no, io sono viva. Proprio mio figlio è indagato per l’omicidio. Mi impegnerò per riscattare tutti i miei errori in onore di Teresa. Spero di farcela… di essere all’altezza”. (di Cristina Zagaria)
Omicidio Buonocore, al via l’incidente probatorio. 15mila euro ai killer (Napoli Today – 29 aprile 2011)
Alberto Amendola e Giuseppe Avolio accusati del delitto avvenuto lo scorso settembre. La donna aveva testimoniato contro l’amico di famiglia che aveva abusato di una delle sue figlie. Prossimo appuntamento il 4 maggio
Ha avuto inizio ieri, davanti al gup Egle Pilla, l’incidente probatorio per Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, accusati di avere ucciso lo scorso settembre Teresa Buonocore, la donna che in aula aveva testimoniato contro l’amico di famiglia che aveva abusato di una delle sue figlie. Amendola ha ricostruito i rapporti con Enrico Perillo, condannato a 15 anni per gli abusi sessuali e ritenuto il mandante del delitto assieme al fratello Lorenzo e alla moglie, Patrizia Nicolino, medico radiologo. Il giovane, difeso dall’avvocato Gennaro Lepre, ha confermato le accuse nei confronti dei tre presunti mandanti, riferendo, in particolare, che la famiglia Perillo lo trattava “come uno schiavo”; con Enrico Perillo aveva in comune la passione per le armi (entrambi hanno patteggiato una condanna per la fabbricazione di proiettili in casa).
Il geometra, che a suo dire riforniva di munizioni ambienti della criminalità di Torre del Greco, gli avrebbe dato la pistola usata per il delitto nell’ospedale di Torre del Greco, dove lo stesso Perillo, in un periodo in cui era latitante, si nascondeva, approfittando del fatto che la moglie lavorava lì. Dandogli quella pistola, ha affermato Amendola, il geometra gli disse: “Con questa mi devi dare soddisfazione”. Successivamente, dal carcere gli fece avere una lettera in codice il cui testo era: “Fammi i lavori in Calabria entro il 20, la pala non ti manca”.
L’omicidio avvenne il 20 settembre. Il prezzo concordato per il delitto sarebbe stato di 15mila euro in più tranches e una mitraglietta Uzi. La sera prima dell’omicidio, ha detto ancora Amendola, lui e Avolio andarono a ballare. L’indagato ha anche confermato che, per mostrare al complice – che non la conosceva – Teresa Buonocore, ne prese la foto da Facebook. L’incidente probatorio proseguirà il 4 maggio prossimo (Ansa).
Omicidio Buonocore: confermate le condanne in appello (Napoli Today – 23 maggio 2013)
Diciotto e ventuno anni di carcere per Giuseppe Avolio e Alberto Amendola, ritenuti colpevoli di avere ucciso nel settembre 2010 la donna che aveva denunciato gli abusi sessuali subiti da sua figlia
La Corte d’assise d’appello di Napoli ha confermato la condanna rispettivamente a 18 e 21 anni di carcere nei confronti di Giuseppe Avolio e Alberto Amendola, ritenuti colpevoli di avere ucciso, nel settembre 2010, Teresa Buonocore; movente dell’omicidio, il fatto che la donna si fosse costituita parte civile nel processo per gli abusi sessuali subiti da una delle sue due figlie da parte di Enrico Perillo, a sua volta condannato in primo grado all’ergastolo come mandante.
I giudici hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Francesco Iacone, secondo il quale la sentenza emessa dal gup al termine del processo con rito abbreviato era equa. Amarezza è stata espressa dalla sorella di Teresa Buonocore, Pina, secondo la quale le condanne sono troppo miti. I familiari della donna uccisa subiscono poi la beffa del mancato risarcimento: nonostante la conferma della condanna, le parti civili (figlie, madre e sorella della vittima) non hanno ottenuto alcun risarcimento: non era stato chiesto in primo grado dall’allora difensore e di conseguenza l’avvocato Francesco Cristiani, attuale avvocato di parte civile, non ha potuto chiederlo in appello. (Ansa)





