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Teresa Buonocore, 53 anni, segretaria, mamma. Uccisa per vendetta dopo aver testimoniato contro i violentatori di sua figlia

Napoli, 20 Settembre 2010


Titoli & Articoli

“Uccisa per vendetta dai familiari dell’uomo che fece condannare” (La Stampa – 21 settembre 2010)
Svolta nella indagini sul delitto
Un giovane fermato, altre tre persone indagate e la conferma che la prima pista seguita dagli investigatori, ovvero quella della vendetta dei familiari di un presunto pedofilo fatto condannare, appare quella giusta. Sono ad una svolta le indagini sull’uccisione della 51enne Teresa Buonocore, di Portici, avvenuta ieri in un agguato alla periferia orientale di Napoli.
Esclusa l’ipotesi della matrice camorristica, formulata in base alla dinamica del delitto, gli inquirenti sono infatti convinti che l’uccisione della donna sia collegata alla sua testimonianza al processo contro Enrico Perillo, geometra 53enne attualmente in carcere, condannato nei mesi scorsi in primo grado a 15 anni di reclusione per presunti abusi nei confronti della figlia più piccola della Buonocore che all’epoca dei fatti aveva otto anni. La polizia, eseguendo il provvedimento emesso dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e dal pm Danilo De Simone, ha fermato Alberto A., 26 anni, un tatuatore di Portici, con un precedente per detenzione illegale di armi e munizioni.
Il giovane era stato arrestato nel 2008 perchè la polizia aveva trovato nella sua bottega un revolver e decine di munizioni di vario calibro. Per quella vicenda, il giovane ha patteggiato la pena di un anno e mezzo di reclusione. Un fratello di Alberto ieri si è presentato al commissariato di San Giovanni a Teduccio per denunciare il falso furto del ciclomotore usato per l’agguato. Una denuncia che ha insospettito gli investigatori anche perchè è stato accertato che Alberto A. conosceva Patrizia Nicolino, la moglie di Enrico Perillo, medico radiologo e titolare di un centro specialistico a Portici. Quest’ultima, il marito detenuto e Lorenzo Perillo, fratello del presunto pedofilo, al momento sono indagati. Lorenzo Petrillo nelle ultime elezioni al consiglio comunale di Portici fu candidato, non eletto, nelle liste del Pdl.
L’avvocato Francesco Miraglia, del foro di Modena, che assiste sia il detenuto sia il fratello
, ha sottolineato in questura che anche Enrico Perillo è indagato «come atto dovuto». «Enrico Perillo è stato descritto come un orco, ma anche lui, come tutti i cittadini, non può essere considerato colpevole prima del terzo grado di giudizio» ha affermato il penalista. Miraglia sottolinea che l’inchiesta sugli abusi sessuali non è nata per iniziativa di Buonocore ma «in seguito a una segnalazione di un confidente della polizia, rimasto sconosciuto. La testimonianza resa in giudizio dalla signora – ha aggiunto il legale – non fu una testimonianza accusatoria, anzi: la Buonocore dichiarò di non aver mai avuto sentore che la figlia corresse qualche pericolo in casa Perillo». Infine, l’avvocato Miraglia ha chiarito che l’omicidio per il quale Perillo fu condannato negli anni scorsi «avvenne quando era giovanissimo e durante una rissa». Gli interrogatori proseguiranno in questura ancora a lungo e non si esclude l’adozione di nuovi provvedimenti da parte degli inquirenti.

 


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In memoria di

Teresa Buonocore (Wikipedia)
Teresa Buonocore (Portici, 1959 – Napoli, 20 settembre 2010) è stata una donna italiana vittima della camorra e di femminicidio, medaglia d’oro al merito civile alla memoria.
Nacque a Portici nel 1959 e divenne segretaria presso un avvocato penalista di Napoli, poi impiegata in un’agenzia di viaggi e infine presso un centro di assistenza fiscale. Si era sposata una prima volta con Antonio Esposito, dal quale aveva avuto due figli, Enzo e Ciro, e poi una seconda volta, avendo due figlie.
Nel 2008 la figlia più giovane, all’età di otto anni, iniziò a frequentare una delle figlie di Enrico Perillo, vicino di casa. Presso l’abitazione di Perillo la bambina, insieme ad un’altra sua coetanea, fu vittima di abusi sessuali da parte di Perillo. Buonocore si costituì parte civile nel processo e testimoniò contro l’autore degli abusi, condannato in primo grado a 16 anni di reclusione da scontare agli arresti domiciliari, poi tradotto in carcere a Modena dopo un tentativo di evasione.
La mattina del 20 settembre 2010 a Napoli Buonocore fu affiancata da due assassini che a bordo di uno scooter esplosero quattro colpi di pistola calibro 9 a distanza ravvicinata contro di lei, che morì sul colpo. Il giorno successivo i poliziotti della Questura di Napoli fermarono i due presunti sicari, Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, con l’accusa di omicidio. I due successivamente confessarono ed indicarono quale mandante dell’omicidio Enrico Perillo; durante le indagini fu scoperto inoltre un arsenale in un garage di proprietà di Perillo che comprendeva cinque pistole, due pistole mitragliatrici, 2632 cartucce di vario calibro, molte a palla blindata, perforanti ed a pallettoni, due giubbotti antiproiettile e diciotto caricatori. La Corte suprema di cassazione con la sentenza n° 846 del 12 gennaio 2015 confermò la condanna per i due sicari rispettivamente a 22 e 18 anni di reclusione mentre Perillo fu condannato all’ergastolo.

Il 2 giugno 2018 fu consegnata ai familiari la medaglia d’oro al merito civile alla memoria, conferita il 22 novembre 2017 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Teresa Buonocore è ricordata ogni anno il 21 marzo, nella giornata della memoria e dell’impegno dell’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Nel 2010 le fu intitolato l’asilo nido di Salerno in via Martiri ungheresi. Nel 2013 la sua storia è stata raccontata in due puntate nella trasmissione televisiva Rai Un giorno in pretura ed anche nel 2015 in un episodio della trasmissione Rai Amore criminale.

Il 20 settembre 2018 a Portici, città dove viveva, fu inaugurata una lapide in sua memoria nel cimitero cittadino ed una simile è presente sul luogo dell’attentato sotto il ponte dei Granili. A Roma le è stato dedicato un centro antiviolenza in zona Ottavia. Nel 2023 le fu intitolato il centro antiviolenza di Melito di Napoli.

Medaglia d’oro al merito civile (alla memoria)
«Con coraggiosa fermezza, pur consapevole dei rischi cui si esponeva, denunciava, per le violenze perpetrate ai danni della propria figlioletta e di un’altra bambina, un vicino di casa, noto pregiudicato, ritenuto responsabile degli efferati reati, per i quali veniva riconosciuto colpevole e condannato a numerosi anni di detenzione. A distanza di tempo la donna, mentre era alla guida della propria autovettura, veniva mortalmente colpita da diversi colpi di pistola esplosile contro da due motociclisti, successivamente identificati quali sicari dell’uomo precedentemente denunciato e per tale omicidio condannato all’ergastolo. Nobile esempio di straordinario amore materno e di eccezionali virtù civiche, spinte fino all’estremo sacrificio. 20 settembre 2010 – Napoli»

Alessandra Cuevas: «Mia mamma Teresa Buonocore uccisa dall’uomo che aveva abusato di me da bambina. Oggi combatto la violenza sulle donne» (Leggo – 23 novembre 2025)
La giovane racconta la sua storia e l’impegno per aiutare altre donne a denunciare
Martedì 25 novembre 2025 si celebra la Giornata contro la violenza sulle donne. In occasione di questa importante ricorrenza, domenica 23 novembre 2025 Alessandra Cuevas è ospite in studio a Verissimo. Figlia di Teresa Buonocore, uccisa nel 2010 dopo aver denunciato l’uomo che aveva abusato di lei, la ragazza oggi dedica la sua vita a combattere la violenza sulle donne e a sostenere altre vittime.
Il racconto . «Avevo 8 anni e frequentavo la casa di due amiche, due gemelle. Il primo abuso da parte del loro padre avvenne in terrazza, a volte anche davanti alle sue figlie. Lui mi minacciava e aveva delle pistole», racconta. «Prima della denuncia mi bruciò la porta di casa, era un avvertimento», rivela. «Mia madre si fidava di questa persona, era del quartiere e si conoscevano fin da ragazzini», continua. Alessandra Cuevas non aveva mai raccontato nulla, per paura. Poi, dopo un paio d’anni, venne chiamata in consultorio con la scusa di una consulenza legata a un’indagine sui figli con un genitore straniero. Bastarono poche domande per far emergere subito quello che accadeva.
«Mia madre non sospettava nulla», ammette, lasciando trasparire tutto il peso di quegli anni drammatici. «Lei è sempre stata forte, fino alla fine, anche quando poi si è resa conto che sarebbe andata così», racconta. Poi il giorno della tragedia. Il 20 dicembre 2010 a Portici, Napoli, due sicari — come raccontato nello studio di Canale 5 da Silvia Toffanin — uccidono la madre della giovane con quattro colpi di pistola. «Non avevo realizzato. Durante la notte mi sono svegliata e ho detto a mia zia: “Sono convinta che sia per gli abusi quello che è successo”», ammette.  (di Gaia Corrado)