Mario Landolfi, 49 anni, sposato e padre. Uccide in poche ore due donne gettandole nei vani ascensore di un palazzo in costruzione
Pollena Trocchia (Napoli), 17 Maggio 2026
Titoli & Articoli
Mario Landolfi, l’assassino delle due donne a Pollena Trocchia, non risponde al giudice e resta in carcere (Fan Page – 20 maggio 2026)
Fermo convalidato per Mario Landolfi, il 49enne accusato di aver ucciso Sara Tkacz, 29 anni, e Lyuba Hlyva, 49, a Pollena Trocchia tra il 16 e il 17 maggio scorsi.
Resta in carcere Mario Landolfi, il 49enne di Sant’Anastasia accusato di aver ucciso due donne tra sabato 16 e domenica 17 maggio scorsi, gettandole nel vuoto da un palazzo incompiuto. Il gip di Nola ha convalidato il provvedimento di fermo emesso dalla Procura e notificato dai carabinieri nella giornata di lunedì. L’uomo, sposato e con figli, assistito dall’avvocato Antonio Abete, era già stato portato nel carcere di Poggioreale tre giorni fa. Oggi si è svolta l’udienza in videocollegamento con il tribunale. Il 49enne si è avvalso della facoltà di non rispondere ma avrebbe comunque rilasciato dichiarazioni ritenute autoaccusatorie da parte degli inquirenti.
Secondo i magistrati avrebbe confessato il delitto. Le due vittime sono Sara Tkcaz, 29enne del casertano, Lyuba Hlyva, 49enne di origini ucraine. I corpi senza vita delle due donne sono state ritrovate la notte di lunedì, dopo la segnalazione fatta da una coppia che si era appartata, che aveva visto l’uomo entrare nel Parco Europa di Pollena Trocchia in compagnia ed uscire da solo, portando con sé una borsetta. Secondo le prime ipotesi investigative, il 49enne avrebbe aggredito le due donne, dopo una lite sul pagamento per una prestazione sessuale. Nel primo caso, gli sarebbe stato chiesto un pagamento di 150 euro a fronte dei 100 che l’uomo ritiene fossero stati concordati. La vicenda è al vaglio degli inquirenti che stanno portando avanti le verifiche.
A Pollena Trocchia, comune dell’area vesuviana alle porte di Napoli, la comunità è sconvolta per l’accaduto. “Il grande dolore per le due vite spezzate, forte e palpabile nell’intera comunità cittadina – afferma il sindaco Carlo Esposito – è ovviamente solo in parte affievolito dalla pur brillante operazione condotta dagli inquirenti che, in tempi rapidi, hanno dato un nome e un volto al presunto colpevole, reo confesso, dell’orrendo crimine. Un plauso dunque alle forze dell’ordine, così come anche ai cittadini che, facendo la propria parte, hanno contribuito al successo delle indagini”. Il primo cittadino però ci tiene anche a puntualizzare che l’area in cui è avvenuto il delitto non è degradata, nonostante la presenza di un immobile incompiuto. “Da primo cittadino – ha proseguito la fascia tricolore del comune vesuviano – devo però mio malgrado anche esprimere rammarico per come l’area nella quale si è consumato questo duplice omicidio viene etichettata: parlare di degrado diffuso, estendendolo all’intero quartiere nel quale sorge il palazzo incompiuto, è oltremodo ingeneroso per un’area del paese ormai divenuta centrale, con servizi e attrazioni pubbliche pienamente all’altezza”. “Del resto – conclude – anche l’edificio in sé è stato oggetto di un’importante azione amministrativa, grazie alla quale un’opera mai portata a termine oggetto di contenzioso ultradecennale e di gravosi costi per la comunità dopo un’asta pubblica è divenuta di proprietà privata e aveva già visto l’avvio delle operazioni per la piena riqualificazione. Quanto successo qui poteva accadere altrove: non c’è a Pollena Trocchia un problema sicurezza. Invito tutti a evitare di cavalcare polemiche facili e controproducenti per il nostro territorio, questo è il momento del silenzio e del rispetto per le vittime dirette e indirette di questa terribile vicenda. Voglio però rassicurare tutti i miei concittadini: la sicurezza di tutti rientra tra le nostre priorità, per questo motivo tra le altre cose abbiamo proposto, in tempi non sospetti e ben prima di questa terribile storia, la cessione a titolo gratuito di Palazzo Santangelo, edificio di proprietà del Comune, all’Arma dei carabinieri per l’installazione di una caserma a presidio del territorio”. (di Pierluigi Frattasi)

Duplice femminicidio, l’indagato: “Sono un padre di famiglia, non un mostro” (la Repubblica – 24 maggio 2026)
La dichiarazione spontanea dell’uomo accusato di aver assassinato due donne a Pollena Trocchia. Ma il giudice: ha trattato le vittime “come un oggetto la cui vita non vale nulla”
Alle domande del giudice non ha risposto, però prima di tornare in cella ha provato ad allontanare da sé l’immagine sinistra proiettata dal duplice femminicidio commesso nel giro di ventiquattro ore.
«Non sono un mostro. Sono stato sempre una persona generosa e un padre di famiglia», ha detto Mario Landolfi, il 48enne che sabato 16 e domenica 17 maggio ha ucciso due donne, la 49enne ucraina Lyuba e la 29enne italiana Sara, dopo averle lanciate dal secondo piano di un palazzo in costruzione in viale Italia a Pollena Trocchia. Nella dichiarazione spontanea resa nel giorno dell’udienza di convalida del fermo, Landolfi ha sostenuto di non ricordare nulla di quanto accaduto e di non saper fornire una spiegazione delle due azioni: «Non sono questa persona qui, ero sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e farmaci», ha ribadito.
L’uomo aveva confessato i due delitti la mattina di lunedì 18, dopo essere stato condotto in caserma dai carabinieri e interrogato dalla pm Martina Salvati, della Procura di Nola diretta dal procuratore Marco De Gaudio. Gli investigatori lo avevano individuato anche grazie alla testimonianza di due coppie di ragazzi che, la sera prima, lo avevano visto entrare nell’edificio diroccato insieme a una giovane donna per poi uscire una ventina di minuti più tardi da solo. L’uomo ha sostenuto che le vittime erano prostitute con le quali aveva litigato per il corrispettivo della prestazione sessuale. Lo schema pressocché identico dei due delitti, commessi con le stesse modalità e nello stesso luogo a un giorno di distanza l’una dall’altra, sembrano indicare una modalità da potenziale assassino seriale. Un dettaglio che gli inquirenti vogliono approfondire ma sul quale non si esprime la giudice Giusi Piscitelli nell’ordinanza con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere per l’indagato.
La magistrata ha ritenuto invece sussistenti le aggravanti dei motivi abietti e futili che erano stati contestati dalla Procura. E ha ritenuto «del tutto inverosimile» la versione di Landolfi, che aveva ridimensionato gli omicidi a cadute accidentali delle vittime durante una colluttazione. La giudice non esclude che l’uomo abbia portato le due donne in quel palazzo in ristrutturazione (peraltro da oltre trent’anni a causa di un lungo contenzioso amministrativo e giudiziario) nell’intento di ottenere una prestazione sessuale senza versare il corrispettivo e con la «deliberata intenzione di ucciderle al loro rifiuto». Come se Lyuba e Sara non fossero altro che «oggetti, senza che la loro vita avesse alcun valore». (di Dario Del Porto)

Napoli, il racconto di Karen: “Quell’uomo mi aggredì dopo i due femminicidi” (la Repubblica – 29 maggio 2026)
Mi ha preso la borsa e puntato il coltello alla gola. Allora sono scappata, lui mi è corso dietro, poi è arrivata una donna in auto. Mi ha visto, ha abbassato il finestrino e ha gridato: “Cosa sta succedendo?”. Per fortuna, anche grazie al suo intervento, sono riuscita a fuggire. Ma sono rimasta chiusa in casa per quattro giorni. Avevo paura di incontrare nuovamente quell’uomo», dice a Repubblica questa donna nigeriana di 30 anni. «Ho già spiegato tutto ai carabinieri», sottolinea. Il suo racconto dovrà essere verificato dagli inquirenti. Ma intanto aggiunge un’ulteriore, allarmante, pagina all’inchiesta sul duplice femminicidio commesso in un palazzo in ristrutturazione di Pollena Trocchia dal 48enne Mario Landolfi. All’attenzione dei magistrati si delinea un nuovo scenario: quello di un uomo che, forse sotto l’effetto di cocaina, aggredisce tre donne in poche ore allo scopo di procurarsi del denaro: due le uccide, la terza riesce a salvarsi.
Karen (il nome è di fantasia) afferma di essere rimasta vittima di un tentativo di rapina la notte di domenica 17 giugno, vale a dire poco dopo che il 48enne aveva gettato dal secondo piano dell’edificio la seconda delle sue vittime, Sara, di 29 anni. A lei i carabinieri, coordinati dalla Procura di Nola diretta da Marco Del Gaudio con il procuratore aggiunto Giuseppe Cimmarotta, sono arrivati dopo il ritrovamento, accanto all’auto parcheggiata di Landolfi, di una borsa da donna di colore nero. Non apparteneva a una delle due donne uccise, ma alla 30enne nigeriana.
L’episodio riferito da Karen riconduce dunque a un’aggressione a scopo di rapina, finita miracolosamente senza conseguenze, avvenuta subito dopo il secondo femminicidio. Ma c’è un altro aspetto sul quale gli investigatori stanno indagando: in base alle testimonianze raccolte dalla trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto”, la prima vittima di Landolfi, Lyuba, ucraina di 71 anni (e non 49 come riportato nei giorni successivi al delitto) era ancora viva nel primo pomeriggio di domenica 17 giugno.
Quando è stato interrogato dalla pm Martina Salvati, l’indagato, dopo aver inizialmente negato, ha confessato di averla uccisa nello stesso luogo di Sara, con le stesse modalità e per la stessa ragione, un presunto litigio sul corrispettivo di una prestazione sessuale a pagamento, ma il giorno prima, sabato 16 maggio. Il figlio e un’amica di Lyuba hanno mostrato alle telecamere contatti telefonici intercorsi in orari che appaiono però incompatibili con la versione di Landolfi.
Il figlio della donna, militare dell’esercito ucraino che sta rientrando in Italia per i funerali, ricorda la madre come «una nonna e una madre amatissima uccisa da un mostro». Un’amica della 71enne sottolinea che Lyuba lavorava come badante e avrebbe prestato servizio anche in casa di Landolfi. Tutti elementi che gli inquirenti vogliono verificare. L’autopsia dovrà stabilire se le due donne sono state assassinate a ventiquattro ore l’una dall’altra, come ipotizzato inizialmente, oppure la stessa sera. Gli esami hanno escluso che avessero avuto rapporti sessuali prima di essere uccise. Questo dato rafforza la pista dell’aggressione a scopo di rapina, come quella raccontata da Karen. E si lavora per scoprire eventuali altri episodi. «Non sono un mostro, ma un padre di famiglia», ha detto Landolfi al giudice prima di chiudersi nel silenzio. Ma l’inchiesta va avanti e il finale appare ancora tutto da scrivere. (di Dario Del Porto)
