Lyuba Hlyva, 71 anni, badante e addetta alle pulizie, mamma e nonna. Gettata nel vano ascensore da un conoscente
Pollena Trocchia (Napoli), 17 Maggio 2026
Titoli & Articoli
Contattate su un sito e gettate dalle scale: i due omicidi a distanza di poche ore nel palazzo degli orrori (il Mediano – 18 maggio 2026)
Un edificio lasciato incompleto, circondato da polvere, calcinacci e silenzio. È in questo scenario inquietante che sono stati trovati i corpi delle due donne uccise a Pollena Trocchia. Il cantiere si trova in viale Italia, nelle vicinanze della scuola Tognazzi: una struttura di sei piani mai terminata, con la tromba delle scale ancora aperta e trasformata, secondo gli investigatori, nel luogo del duplice omicidio.
Le vittime sarebbero state spinte nel vuoto dopo essere salite ai livelli superiori dell’edificio insieme al presunto assassino. I loro corpi sono stati rinvenuti tra materiale edile, polvere di cemento e detriti accumulati da tempo in quello stabile abbandonato. Un luogo isolato, frequentato solo sporadicamente, che avrebbe permesso all’uomo di agire lontano da occhi indiscreti.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il 48enne di Sant’Anastasia fermato per il duplice omicidio avrebbe contattato le due donne attraverso un sito di incontri. Dopo averle raggiunte, le avrebbe condotte all’interno del cantiere per consumare rapporti sessuali. Le aggressioni sarebbero poi avvenute sempre nello stesso punto del palazzo.
La prima vittima sarebbe stata la 49enne ucraina Lyuba Hlyva nella serata del 16 maggio. Meno di ventiquattro ore dopo, nello stesso edificio, sarebbe stata uccisa anche Sara Tkacz, 29enne nata a Santa Maria Capua Vetere. Gli investigatori ritengono che il modus operandi sia praticamente identico in entrambi i casi.
A rompere il silenzio del cantiere sarebbero state le urla sentite da una coppia che si trovava poco distante. I due avrebbero percepito prima un litigio, poi un forte tonfo proveniente dall’interno della struttura. Subito dopo avrebbero visto un uomo allontanarsi rapidamente dal palazzo portando con sé una borsa femminile. La chiamata al 112 ha dato il via all’intervento dei carabinieri e alle prime verifiche nell’area.
Le telecamere di videosorveglianza installate nella zona avrebbero poi consentito agli investigatori di ricostruire parte dei movimenti del sospettato. Quando i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, avrebbero trovato elementi ritenuti compatibili con la scena del crimine, tra cui vestiti sporchi di sangue. Il cantiere di viale Italia è ora sotto sequestro. Gli investigatori stanno effettuando ulteriori rilievi per chiarire ogni dettaglio della vicenda e capire se possano esserci altri episodi collegati. La Procura di Nola, infatti, considera particolarmente inquietante il fatto che i due omicidi siano stati commessi nello stesso luogo e a distanza di poche ore. Una circostanza che alimenta il timore di trovarsi davanti a un possibile serial killer.
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In memoria di
“Ecco chi era mia madre”. Il figlio di Lyuba interviene a “Chi l’ha visto?” sul delitto della 71enne e della 29enne di S.MARIA C.V. (Caserta CE – 29 maggio 2026)
“Quella nella foto è mia madre Lyuba. Aveva 71 anni, era una nonna e una madre affettuosa. È stata uccisa brutalmente. Io sono suo figlio, un militare ucraino, e verrò in Italia per il processo affinché tutti sappiano chi fosse davvero”. Con queste parole il figlio di Lyuba Hlyva ha deciso di intervenire pubblicamente, rivolgendosi alla redazione di Chi l’ha visto? dopo la tragedia che ha sconvolto Pollena Trocchia. La donna è una delle due vittime dell’omicidio avvenuto lo scorso maggio e per il quale è detenuto Mario Landolfi, 48 anni, originario di Sant’Anastasia. L’uomo ha confessato il duplice delitto, dichiarando agli investigatori di aver nascosto i corpi all’interno del vano di un ascensore inutilizzato in un edificio incompiuto.
L’identificazione delle vittime si è rivelata particolarmente complessa nelle prime fasi delle indagini. L’assenza di documenti e le difficoltà nel rintracciare i familiari hanno rallentato gli accertamenti. Oltre a Lyuba Hlyva, tra le persone uccise c’era anche Sara Tkacz, giovane di 29 anni residente a Santa Maria Capua Vetere. Secondo quanto emerso durante la trasmissione di Rai 3, i parenti di Lyuba, rimasti senza sue notizie per giorni, avrebbero riconosciuto la donna grazie alle informazioni diffuse sul caso. Da quel momento il figlio ha deciso di mettersi in contatto con il programma per contribuire alla ricostruzione della vicenda.
Tra gli elementi emersi negli approfondimenti televisivi vi è una possibile diversa scansione temporale degli omicidi rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Alcuni messaggi inviati da Lyuba nel pomeriggio di domenica a familiari e conoscenti farebbero ritenere che entrambe le donne siano state assassinate nello stesso giorno, a poche ore di distanza l’una dall’altra.
Le ricostruzioni indicano che Sara sarebbe entrata nel cantiere di viale Europa nella tarda serata e che da quel momento non sarebbe più stata vista uscire. Fondamentali, in questo senso, sono risultate le testimonianze di alcuni giovani presenti nella zona, che hanno aiutato gli investigatori a delineare gli ultimi spostamenti della ragazza e a stringere il cerchio attorno al presunto responsabile.
Nel corso della trasmissione è emersa anche una diversa immagine di Lyuba rispetto a quella descritta dall’indagato. Un’amica della donna ha raccontato che la 71enne lavorava come collaboratrice domestica e badante, svolgendo attività di assistenza e pulizie nelle abitazioni della zona. Una versione che contrasta con il racconto fornito da Landolfi, il quale aveva sostenuto che le vittime fossero coinvolte in incontri a pagamento e che la lite sfociata negli omicidi fosse nata da questioni economiche.
La stessa conoscente ha inoltre riferito che Lyuba avrebbe già conosciuto Landolfi prima del giorno della sua morte. Secondo il suo racconto, la donna avrebbe lavorato come addetta alle pulizie in un’abitazione riconducibile all’uomo e tra i due vi sarebbe stato un rapporto di familiarità sviluppatosi nel tempo. Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti della vicenda e ricostruire con precisione le ultime ore di vita delle due donne, mentre i familiari delle vittime attendono che il processo faccia piena luce sulle responsabilità e sulla dinamica del duplice omicidio.

Duplice femminicidio a Pollena Trocchia, il figlio di Lyuba: “Lavorava onestamente, ora giustizia” (la Repubblica – 2 giugno 2026)
Parla Yuriy Hlyva. Sua madre, ucraina di 71 anni, è una delle due donne uccise da Mario Landolfi: “Voglio che si sappia la verità: chi l’ha uccisa la conosceva. Le ho parlato il 17 maggio, falso che sia stata ammazzata prima”
«Alla giustizia italiana chiedo la verità sull’omicidio di mia madre. Niente di più e niente di meno». Al telefono da Leopoli, Ucraina, dove combatte per il suo Paese «sin dal primo giorno della guerra» iniziata dopo l’invasione della Russia, Yuriy Hlyva racconta a Repubblica la storia della mamma Lyuba, una delle due donne uccise a Pollena Trocchia dal 48enne Mario Landolfi. «Tra due settimane avrebbe compiuto 71 anni – sottolinea Yuriy – era nonna di tre nipoti. Si era trasferita in Italia da più di 15 anni e ha sempre lavorato onestamente: andava a pulire appartamenti, si prendeva cura di persone anziane. Le volevano tutti bene».
Landolfi, adesso in carcere, quando è stato interrogato dal pm ha confessato di aver lanciato Lyuba e Sara, di 29 anni, giù dal secondo piano di un edificio in costruzione. Davanti al giudice invece si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a una dichiarazione spontanea dove sosteneva di essere «non un mostro, ma un padre di famiglia» rovinato da droga e psicofarmaci. Però ci sono molti aspetti della sua ricostruzione che non tornano e vengono riletti dai carabinieri coordinati dalla pm di Nola Martina Salvati con il procuratore Marco Del Gaudio e il suo vice Giuseppe Cimmarotta.
A cominciare dal giorno dei delitti: dopo aver inizialmente confessato solo l’omicidio di Sara, commesso domenica 17 maggio, l’indagato ha sostenuto di aver ucciso Lyuba il giorno precedente. Invece Yuriy, come affermato già ai microfoni della trasmissione “Chi l’ha visto”, ribadisce di aver sentito la madre proprio il 17 maggio. «Le ho parlato in videochiamata intorno alle 14 ora italiana, nel mio paese erano le 15. Ho uno screenshot di lei che parlava con me, poi ha mandato delle foto a mia moglie, ha sentito al telefono anche una sua amica. Lei la domenica mi chiamava sempre, le mostravo la casa, i nipoti, i fiori. Le piaceva moltissimo. Dunque – sottolinea – non può essere stata uccisa il giorno prima».
Landolfi ha sostenuto di non aver mai visto prima le due vittime e di averle assassinate, nello stesso luogo e con le stesse modalità, a seguito di litigi sul corrispettivo di una prestazione sessuale. Viceversa, lo scenario descritto dalla testimonianza di un’amica di Lyuba e confermato dal figlio appare molto diverso: «So che mia madre conosceva quest’uomo da un anno, forse anche di più – spiega Yuriy – non so come si siano conosciuti, è possibile che abbia lavorato in casa sua per fare le pulizie. Le sue amiche hanno detto che lui le portava i fiori, andavano a prendere il caffè e altre cose del genere». Un dettaglio anche questo che gli investigatori vogliono approfondire.
Come la drammatica storia che un’altra donna, Karen (il nome è di fantasia) nigeriana di 32 anni, ha messo a verbale davanti ai carabinieri e poi ha confermato a Repubblica: la sera del 17 maggio Lanfolfi aggredì anche lei: «Mi ha preso la borsa e puntato il coltello alla gola. Allora sono scappata, lui mi è corso dietro, poi è arrivata una donna in auto. Mi ha visto, ha abbassato il finestrino e ha gridato: “Cosa sta succedendo?”. Per fortuna, anche grazie al suo intervento, sono riuscita a fuggire. Ma sono rimasta chiusa in casa per quattro giorni. Avevo paura di incontrare nuovamente quell’uomo», ha detto Karen.
A lei gli investigatori erano risaliti dopo aver ritrovato accanto all’auto di Landolfi la borsa strappata alla trentaduenne. Per questo ora l’uomo rischia anche l’accusa di rapina. E le indagini potrebbero allargarsi ulteriormente: gli inquirenti lavorano all’incrocio dei dati estrapolati da tabulati telefonici e telecamere di videosorveglianza per capire se il 48enne abbia commesso altri delitti, oltre ai due femminicidi e all’aggressione ai danni di Karen.
Nelle prossime ore intanto Lyuba tornerà nel suo Paese: domani il suo corpo sarà cremato, poi le ceneri saranno trasferite in Ucraina. Il figlio Yuriy è stato nei giorni scorsi in Italia, ha incontrato gli investigatori e attende gli sviluppi del procedimento: «Voglio che tutti sappiano la verità: la giustizia deve dimostrare che quell’uomo è un assassino, mentre mia madre era una persona buona e onesta. Spero che nessuno guardi alle vittime solo come a due immigrate. Ho fiducia nell’Italia, il popolo italiano ha aiutato molto la mia famiglia in questi anni. Confido nel vostro sistema giudiziario. Chiedo giustizia per l’omicidio di mia madre». (di Dario Del Porto)

