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Flavia Mello Agonigi, 54 anni, escort. Accoltellata da un cliente che occulta il cadavere in una cisterna

Sant'Ermo, Pontedera (Pisa), 12 Ottobre 2024


Titoli & Articoli

Omicidio Flavia Mello: uccisa a coltellate per una lite sul prezzo della prestazione sessuale (Pisa Tpday – 25 ottobre 2024)
Gli investigatori hanno ascoltato la confessione di Kristian Emanuele Nannetti, si cercano riscontri sul suo racconto in attesa dell’autopsia
Dal sito online di incontri, con gli annunci per sesso a pagamento, ai messaggi su Whatsapp, fino all’appuntamento notturno. Flavia Mello Agonigi ha raggiunto chi la aveva contattata, Kristian Emanuele Nannetti, nella casa in uso all’uomo nel piccolo borgo di Sant’Ermo, a circa metà fra Casciana Terme e Lari. L’auto di lei parcheggiata vicino la chiesa, per 150 metri di passeggiata fino all’abitazione. Infine, l’omicidio e l’occultamento di cadavere, come attestano le accuse mosse al 34enne dalla Procura della Repubblica di Pisa.
Da fonti investigative emergono i tratti della vicenda che, purtroppo, ha svelato nel peggiore dei modi il mistero della scomparsa di Flavia, avvenuta il 12 ottobre scorso. Il cadavere della vittima è stato trovato nel pomeriggio di ieri 24 ottobre nella cantina sottostante quella stessa casa. Come si apprende, il fermo dell’indiziato di delitto è avvenuto poco dopo il ritrovamento del corpo. Gli investigatori della Squadra Mobile e del Commissariato di Pontedera erano impegnati da giorni nell’indagine: lo spunto per il ritrovamento è scattato dal lavoro dei tecnici informatici, che hanno ricostruito l’ultimo viaggio del mezzo seguendo la traccia del navigatore. Ritrovata l’auto, ci sono volute poche ore di perlustrazione per individuare il caseggiato e capire che nella cantina c’era qualcosa che non quadrava. Arrivata la Scientifica e trovato il corpo, gli agenti sono saliti in casa, trovando Kristian Emanuele Nannetti. Dormiva. Una volta in Questura, l’uomo ha infine risposto alle domande degli investigatori ammettendo la propria responsabilità e fornendo il suo racconto dell’accaduto.
Come già emerso in precedenza, Flavia, la notte del 12 ottobre, aveva lasciato il Don Carlos di Chiesina Uzzanese per dirigersi proprio all’appuntamento con Nannetti. Alla base dell’omicidio c’è stato un litigio riguardo il prezzo di una prestazione sessuale. Secondo il racconto fornito dal 34enne, sarebbero state inferte alla vittima 4 coltellate. L’arma proverrebbe dalla casa stessa, peraltro senza luce e arredamento. Lui vivrebbe lì da circa un mese, in una situazione all’evidenza di disagio economico. Sempre in casa gli investigatori hanno trovato le chiavi della macchina e gli stivali in uso a Flavia. Al momento, manca il coltello usato nel delitto: sono in corso ulteriori accertamenti, in quanto nella cisterna dove era stato gettato il corpo, sono stati trovati anche dei sacchi neri, il cui contenuto deve essere raccolto e valutato. Al pari, si attendono gli esiti dell’autopsia per avere delle indicazioni certe sulle ferite, a conferma del racconto di Nannetti.  Al momento del fermo il sospettato si è mostrato remissivo, non ha opposto resistenza. Una volta ammesso l’omicidio agli investigatori avrebbe anche mostrato pentimento. Il contesto dell’indagine suggerisce quanto l’uomo fosse impreparato circa l’accaduto e sia rimasto sotto shock per quanto compiuto.

 

L’omicidio di Sant’Ermo, l’autopsia. “Venti ferite sul corpo di Flavia” (La Nazione – 30 marzo 2025)
La vittima lottò a lungo contro il suo aggressore: la morte dovuta a una grave emorragia per le tante lesioni
Il corpo di Flavia Mello Agonigi fu trovato il 24 ottobre scorso all’interno di una cisterna interrata di una cantina, avvolto da un sacco nero della nettezza urbana. Gli accertamenti medico legali – effettuati dal professor Marco Di Paolo su incarico del pubblico ministero, Giovanni Porpora – hanno riscontrato, si apprende, almeno venti ferite inferte con un coltello. E lei, quella notte, aveva cercato difendersi, come dimostrano le lesioni alle mani e alle dita (sette in totale), che provano la reazione della vittima durante la colluttazione, e il suo tentativo di afferrare l’arma dell’aggressore per evitare i fendenti. Flavia, da quanto emerso dall’esame autoptico, morì per l’emorragia causata dalle multiple ferite da punta e da taglio.
Il corpo ha “parlato”, dunque, e il racconto viene messo in relazione al narrato di Kristian Emanuele Nannetti, 34 anni per verificarne la compatibilità alla versione resa. Nannetti – che conosceva e aveva già incontrato Flavia in passato – sostenne davanti agli inquirenti di essersi difeso, ammettendo la responsabilità del delitto e fornendo un copione di come si sarebbero svolti i fatti in quella casa senza luce dove l’uomo, meccanico con lavoretti saltuari, viveva da un mese. Nannetti disse di essersi difeso dall’ira di Flavia con cui era scoppiata una lite sui soldi della prestazione concordata. Lei – a detta dell’indagato – avrebbe preteso soldi in più per essere arrivata da Chiesina Uzzanese. Partì da lì, quella notte fra l’11 e il 12 ottobre, Flavia per raggiungere Sant’Ermo ed andare a casa del 34 enne.
La vittima – secondo la versione di Nannetti – lo avrebbe preso per il collo e lui, sentendosi soffocare, l’avrebbe colpita in testa con una bottiglia. Ma lei sarebbe tornata ad afferrarlo nuovamente, così – trovato un coltello sul tavolo – l’aveva colpita. Ricordò di averla colpita “quattro volte, all’ascella e dietro la schiena”. Subito dopo, nel panico, Nannetti prese il cadavere, lo coprì e lo portò in cantina.
Flavia scomparve quella sera, dopo aver cenato a casa con il marito, ed essere stata a ballare al Don Carlos: all’1,30 uscì dal locale dicendo che aveva un appuntamento. E diventò un fantasma. A dare l’allarme fu il marito della vittima – assistito dall’avvocato Gabriele Dell’Unto – che non la trovò in casa al mattino. La prima ipotesi di allontanamento volontario restò rapidamente senza riscontri, mentre si fece sempre più avanti il sospetto che a Flavia fosse successo qualcosa di grave. La vita della Mello Agonigi finì sotto la lente.
Un’attività investigativa imponente, quella che fu messa in campo dal Commissariato di Pontedera e dalla Squadra Mobile: la svolta fu il ritrovamento della Opel di Flavia grazie a Google Maps. Da lì fu individuato il corpo, poi gli agenti salirono in casa da Kristian Emanuele Nannetti: “Si, l’ho uccisa io”, ammise subito il 34enne che è in carcere per omicidio volontario e occultamento di cadavere, e lo assiste l’avvocato Massimiliano Calderani. Ora sul tavolo c’è anche il racconto che il corpo ha fatto di quella sera. (di Carlo Baroni)

 


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