Lorena Cultraro, 14 anni, studentessa. Violentata, presa a botte, strangolata, bruciata e gettata in un pozzo con una pietra legata alla pancia da tre minorenni
Niscemi (Caltanissetta), 30 Aprile 2008
Titoli & Articoli
“Brava ragazza, ma un po’ troppo vivace” (La Stampa – 14 maggio 2008)
Voleva sembrare più grande di quanto non fosse. A Lorena Cultraro i suoi 14 anni stavano stretti come i jeans che indossava. «Una brava ragazza sì, ma un po’ vivace» dicono lei in paese, a Niscemi. Qualcuno, con malcelata malizia, ne sottolinea l’aspetto «ribelle, indisciplinato». Lorena – una ragazza alta e snella – stava crescendo e in molti, affezionati alla sua immagine da bambina se ne rammaricano «aveva fatto le meches ai capelli» racconta una vicina «stava iniziando a crescere. La notavo spesso passare tenendo il fratellino per mano: andava al supermercato o a trovare la nonna». Era molto legata alla nonna Francesca «l’aiutava nelle faccende – ricorda la vicina di casa – e in cambio di qualche euro, pochi soldi perché la famiglia non è benestante».
La nonna accusa «sono stati gli amici a rovinarla». A Lorena venivano contestate le frequentazioni maschili. E’ con tre «amici» che si sarebbe spostata quel pomeriggio dello scorso 30 aprile. Si sarebbero allontanati dal paese con i motorini, fino al casolare dove la ragazza sarebbe stata uccisa. L’ipotesi è che, volontariamente o costretta, Lorena si sia spogliata. Forse ha avuto rapporti sessuali con i ragazzi – ma questo sarà l’autopsia a rivelarlo – prima di essere strangolata. Fallito il tentativo di bruciare il corpo, l’assassino o gli assassini hanno legato, con una fune, un masso attorno al cadavere per farlo affondare nell’acqua della cisterna. Il corpo ieri è riaffiorato. I segreti ancora no. Quello che si dice in paese è che ultimamente Lorena avrebbe voluto uscire da casa truccata e vestita «da grande».
A tentare di frenare i suoi entusiasmi da adolescente era il padre Giuseppe molto presente nella vita della figlia. La mamma Lidia – la livornese, la chiamano le vicine per via delle sue origini – viene indicata come una donna un po’ assente, forse distratta da un lieve problema psichico «e Lorena ne soffriva» dicono a mezze frasi. I genitori della ragazza si erano conosciuti a Livorno dove Giuseppe era andato a lavorare prima di metter su famiglia. Si sono innamorati, sposati e tornati in Sicilia. Giuseppe Cultraro è un gran lavoratore, fa l’imbianchino ogni volta che può, il volontario nei Vigili del Fuoco per portare i soldi a casa, modesta, pochi metri quadrati dove hanno vissuto in quattro. Sono rimasti in tre. Adesso Giuseppe non ha più parole «ne lacrime» dice.
Non sono serviti a niente i cinquemila manifesti con la faccia di Lorena che il papà affisso ovunque a Niscemi e nella vicina Vittoria nel tentativo di ritrovarla. «Quella di Lorena è una famiglia molto dignitosa – dice il sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino – inserita in un contesto di degrado più culturale che sociale. Questa povertà culturale potrebbe avere generato la terribile violenza che ha travolto Lorena».
Il padre di Lorena: “Solo bugie su di lei” In carcere tre minori (il Giornale -14 maggio 2008)
I tre giovani di 15, 16, 17 anni accusati di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. La 14enne li aveva convocati il 30 aprile per comunicare una “paternità”. L’hanno uccisa nel casolare di Niscemi (le immagini). Il padre: “Non credo fosse incinta”
Tre in manette. Giovanissimi: 15, 16 e 17 anni. Come giovanissima è anche la vittima: Lorena Cultraro. Che di anni ne aveva 14. Prima superiore all’istituto commerciale. Mancava da casa dal 30 aprile. L’ha ritrovata ieri un contandino in fondo al pozzo. I tre sono stati portati in caserma ieri sera. Durante un interrogatorio durato tutta la notte sono crollati. E hanno confessato l’omicidio. Un delitto organizzato in fretta, la mattina del 30 aprile. Quando Lorena li aveva chiamati per avvertirli di un “ritardo” nel ciclo. “Sono incinta, il padre potrebbe essere uno di voi tre, prendetevi le vostre responsabilità: lo dirò in paese”.
Ma i tre giovani si sono incontrati con Lorena nel casolare e poi hanno messo in atto il piano. L’hanno uccisa, forse strangolandola, hanno cercato di bruciare il corpo e quindi l’hanno gettato (legato a una pietra) in fondo al pozzo in contrada Valle Giummarra.
Indizi I carabinieri del Ris, che hanno effettuato rilievi nel casolare in cui Lorena è stata uccisa, hanno individuato diverse impronte e indizi dei tre indagati: mozziconi di sigaretta, fazzolettini di carta, e altri oggetti. Per i ragazzi arrestati l’accusa è di omicidio plurimo aggravato in concorso. Per gli inquirenti, gli indagati avrebbero premeditato e organizzato l’omicidio di Lorena avvenuto il 30 aprile scorso, il giorno in cui la ragazza è scomparsa e i genitori ne hanno denunciato l’allontanamento da casa.
I tre ragazzi nella ricostruzione del loro legame con la vittima hanno fatto emergere particolari che hanno stupito gli stessi investigatori. Solo uno dei tre sarebbe stato il “fidanzatino” di Lorena, ma accadeva che andassero tutti e quattro insieme al casolare di contrada Valle Giummarra in sella agli scooter: poi il ragazzo “cedeva” la giovane agli altri due.
I tre ragazzi Uno dei tre ragazzi era seguito ai servizi sociali del comune di Niscemi. Solo uno dei tre minorenni frequenta il liceo di Niscemi, ma in locali diversi da quelli dove si trova la classe dell’istuto tecnico comemrciale di Lorena, gli altri due ragazzi lavorano nei campi agricoli assieme ai rispettivi familiari. “I tre ragazzi – dice il sindaco Di Martino – appartengono a famiglie normali, il padre di uno di loro era tornato dopo un periodo trascorso all’estero per lavoro”. Domenico, 17 anni, carrozziere. Giusepp, 16 anni, contadino. Alessandro, 15 anni, studente. Abitano a 50 metri di distanza l’uno dall’altro e sono cresciuti insieme.
La ricostruzione Lorena il 30 aprile era uscita alle 15,30 dicendo che sarebbe andata dalla nonna. Invece aveva appuntamento con i suoi amici, con i quali aveva delle relazioni. La ragazzina sarebbe stata portata nel casolare alla periferia della cittadina, dove era già stata altre volte, si sarebbe spogliata e sarebbe stata con i ragazzi. Poi la rivelazione: Lorena avrebbe minacciato uno dei tre di raccontare che aspettava un figlio proprio da lui. La 14enne è stata strangolata, i suoi vestiti e il suo telefono cellulare sono stati bruciati e il cadavere legato a un masso è stato gettato nella cisterna piena d’acqua. Poi i tre sarebbero tornati a casa normalmente.
Le indagini La scomparsa di Lorena viene segnalata dai genitori subito, ma viene formalizzata ai carabinieri solo il 5 maggio. Nel frattempo, però, erano cominciate le ricerche e gli investigatori avevano sentito numerosi minorenni, tra cui i tre fermati. Fin dai primi interrogatori i tre ragazzini si erano contraddetti, dicono i carabinieri, e avevano cercato di depistare le indagini affermando che avevano assistito a una telefonata di Lorena in cui diceva al’interlocutore “Vieni a prendermi subito”, salendo poi su una Golf grigia. Gli investigatori hanno fatto le ricerche e il possessore dell’auto è risultato estraneo alla vicenda. I carabinieri hanno tenuto sotto osservazione i tre ragazzi su cui si erano addensati ancor più i sospetti dopo l’esame dei tabulati telefonici dei cellulari che dimostravano i contatti con Lorena il giorno della scomparsa.
Il padre “È terribile. Questa è una storia terribile, orribile, che ancora faccio fatica ad accettare. Lorena era solo una bambina, una ragazza buona”. Riesce a dire solo questo Giuseppe Cultraro, padre di Lorena, dopo l’arresto dei tre minorenni. L’uomo, un imbianchino e vigile del fuoco volontario, si trova nella stazione dei carabinieri del paese. All’uscita della caserma Cultraro si ferma a parlare con i giornalisti: “Mia figlia non ci aveva mai detto nulla sulla possibilità che fosse incinta. Non ne aveva parlato neanche con sua madre e io non ci credo”. Poi attacca: “Se questi ragazzi sono colpevoli devono andare all’ergastolo, non devono uscire più dalla galera”.
Il corteo dei giovani Un corteo di studenti, molti dell’istituto commerciale frequentato da Lorena Cultraro, sta percorrendo per le vie della cittadina all’insegna dello slogan “Fuori i mostri da Niscemi” gridato dai giovani che solidarizzano con la famiglia della 14enne scomparsa il 30 aprile scorso, assassinata e trovata morta nel pozzo. I ragazzi gridano contro i loro tre coetanei fermati e sfilano con striscioni con scritto “Giustizia” e “Lorena hai pagato con la vita per la tua ingenuità”. L’intera Niscemi è sotto choc.
Il Comune, come annunciato ieri dal sindaco, si occuperà delle spese del funerale e sarà proclamato il lutto cittadino. I magistrati della procura dei minorenni di Catania, che coordinano l’inchiesta, incaricheranno nel pomeriggio il medico legale per eseguire l’autopsia sul corpo della 14enne.
Lorena picchiata selvaggiamente Un’amica: “Non è vero che era incinta” Servono ulteriori analisi per accertarlo (Quotidiano Nazionale – 16 maggio 2008)
Saranno approfonditi esami istologici, i cui risultati si sapranno fra alcuni giorni, a chiarire se Lorena Cultraro, la ragazza di 14 anni di Niscemi (Caltanissetta) assassinata da suoi tre compaesani minorenni era incinta. L’autopsia eseguita oggi all’ospedale di Caltagirone non è riuscita a dare subito una risposta al quesito formulato dalla procura dei minori che aveva disposto l’esame necroscopico. Per effetturare gli esami più approfonditi, è stato asportato l’utero della ragazza.
Una amica di Lorena, nei giorni scorsi ha raccontato ai carabinieri che pochi giorni prima della scomparsa Lorena le aveva confidato di avere fatto un test di gravidanza che era risultato negativo. Il medico legale Maria Berlich che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Lorena Cultraro ha detto che “a causa delle condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere non è stato possibile accertare se la ragazza fosse incinta”. Il medico – che ha parlato ai microfoni di Sky Tg24 – dopo aver concluso nell’obitorio di Caltagirone l’esame autoptico, durato circa 5 ore, ha ricordato che il cadavere è stato 13 giorni in fondo ad un pozzo: “Le condizioni della ragazza non mi hanno permesso di concludere le indagini, dobbiamo aspettare le conclusioni degli esami istopatologici e tossicologici”.
L’esame necroscopico era stato disposto dalla procura per i minorennidi Catania anche per accertare se, come hanno sostenuto i tre minorenni di 15, 16 e 17 anni, Lorena era in stato di gravidanza. Sarebbe stata proprio la ‘paura’ che Lorena dicesse in giro che uno dei tre era il padre del nascituro, a spingere i ragazzini ad ucciderla. Allo stato, però, non è stato ancora possibile sapere quale sia la conclusione del medico legale.
Ieri nell’ospedale di Caltagirone si era svolta la formalità del riconoscimento ufficiale della salma di Lorena da parte dei genitori. L’autopsia deve tra l’altro chiarire se la ragazzina era incinta come sostenuto dai tre minorenni fermati per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. I tre hanno affermato che Lorena intratteneva relazioni con loro e che aveva detto di essere rimasta incinta, senza indicare di chi. Il padre ha escluso questa possibilità. E un’amica di Lorena aveva detto che la quattordicenne qualche giorno prima della scomparsa aveva fatto un test di gravidanza risultato negativo. Una risposta definitiva si attende dall’esame autoptico. Un dettaglio che riguarda solo il movente del delitto, mentre è comunque chiara la responsabilità dei tre minorenni che da tempo conoscevano e frequentavano Lorena e di cui il gip del Tribunale dei minori di Catania, Lia Castrogiovanni, ha già convalidato l’arresto per omicidio volontario e occultamento di cadavere.
LO SFOGO DEL PADRE “Non li perdono e non voglio incontrare i genitori che hanno chiesto di vedermi. Non esiste e non avverrà mai”. È risoluto Giuseppe Cultraro, padre di Lorena. Ieri ha dovuto compiere il rito crudele del riconoscimento della figlia: “Era irriconoscibile – racconta – l’hanno massacrata, come posso perdonarli? Quei mostri erano tranquilli e freddi, peggio dei mafiosi, peggio di Totò Riina, un signore al loro confronto”.
Giuseppe racconta come il padre di uno dei tre ragazzi arrestati, prima che trovassero il corpo della giovane vittima, lo ha minacciato quando si sono incontrati in caserma: “Che ci fai qui?”, gli aveva chiesto quel genitore: “Che ci fa qua tuo figlio”, aveva replicato il papà di Lorena. “Attento a come parli se no ti ammazzo”, aveva infine gridato l’altro.
Giuseppe Cultraro ha un anche un figlio di 8 anni che è stato fatto allontanare: «È ancora troppo piccolo e non sa che la sorella è morta. Piano piano gli faremo capire”.
CONFESSIONE CHOC “Signor giudice le ho confessato tutto, ora posso andare a casa?”. E’ l’incredibile domanda formulata, nella caserma dei carabinieri di Caltagirone al Pm che lo interrogava, da uno dei tre minorenni accusati dell’omicidio della quattordicenne di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, Lorena Cultraro. Secondo quanto riporta oggi il “Giornale di Sicilia”, il magistrato avrebbe interrotto il gelo calato nella stanza urlando: “Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?”. Secondo quanto riporta il quotidiano palermitano, che pubblica stralci delle intercettazioni telefoniche effettuate sui cellulari dei ragazzini, i tre avrebbero anche cercato di `prepararsi’ un alibi concordando di telefonarsi vicendevolmente non appena fosse stato rinvenuto il corpo di Lorena.
LE INTERCETTAZIONI Telefonate che sono in effetti avvenute e sono state registrate dai carabinieri: “Ma dove sei?, a casa?”, “Si”. “Ma niente hai sentito dire lì in paese?”, “No, perché?”. “Dentro un pozzo…”, “A chi?”, “A Lorena”, “Boh… che ne so”. “E’ così… mi hanno telefonato… mi è arrivato un messaggio…”. “Chi te lo ha mandato?”, “Uno. Poi te lo dico”. “Ah”, “La mia ragazza”, “ah”, “…ciao”, “E vedi… informati… vedi se è vero…lì”, “Va bene”.
Niscemi, in migliaia per l’addio a Lorena (il Giornale – 17 maggio 2008)
È tornata a casa in una bara bianca Lorena Cultraro, la 14enne strangolata da tre ragazzi del paese poi arrestati. In migliaia al funerale. Il parroco: giovani, non vivete da parassiti. Il cordoglio del presidente del Senato Schifani: “Una cieca violenza che le nostre coscienze faticano a concepire”
Giornata di lutto e dolore per Niscemi: il giorno dei funerali di Lorena, la quattordicenne uccisa e gettata in un pozzo da tre giovani. Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino. “I genitori dei tre minori arrestati per l’omicidio di Lorena restino a casa loro, non li vogliamo ai funerali”. A parlare è Giuseppe Cultraro, il padre di Lorena Cultraro. Comprensibile lo sfogo del genitore. Un migliaio di persone in corteo hanno affollato via Umberto dietro la bara bianca di Lorena. In testa i compagni di scuola della quattordicenne con striscioni in cui è scritto: “Nel cielo ora c’è un altro angelo, Lorena sarai sempre con noi”. Il feretro è stato portato a spalle dai vigili del fuoco, colleghi del papà di Lorena. La nonna della ragazza ha avuto un mancamento, ed è stata soccorsa.
Il parroco: giovani, non vivete da parassiti Niente telecamere ne fotografi in una chiesa stracolma di gente per i funerali di Lorena. Fuori in piazza la folla arriva fino ad invadere le strade laterali. Sostano impianti delle tv satellitari in attesa dell’uscita del feretro. A seguire la cerimonia ci sono anche i sindaci di molti comuni del comprensorio. Nella sua omelia, il parroco della chiesa madre don Lino Mallia ha detto che “nessuno di noi è qui per caso, nemmeno Lorena che il Signore ha voluto chiamare a se per raccogliere Niscemi nella sua pace”. E poi ha aggiunto: “cari giovani non accontentatevi di essere così e così. Io da giovane pensavo di vivere da eroe”. “Non c’é stata l’occasione. A voi dico siate eroi audaci e forti. – ha ribadito – Forti per andare contro corrente per dissociarvi dai vili e qualunquisti per non accettare compromessi per non arrendersi per non lasciarsi trascinare da tendenze che intruppano nella massa come pecore ammucchiate. Siate forti per non essere alimentati delle stesse porcherie di cui si alimentano i porci, per non vivere da parassiti. Non lasciatevi incatenare dalle menzogne. Vivete nell’amore di Dio”.
Il sindaco: perdonaci, Lorena Gli ultimi a rendere l’estremo saluto a Lorena, a conclusione della cerimonia religiosa, sono stati il preside dell’Istituto tecnico commerciale frequentato dalla ragazza, Fernando Cannizzo, e il sinmdaco di Niscemi Giovanni Di Martino, che a nome della città ha chiesto “perdono”. Il preside ha utilizzato parole come sgomento, pietà, rispetto: “Sgomento – ha spiegato – come sentimento presente nell’animo di ciascuno di noi in questi giorni, ma che si associa alla pietà. Ho visto in casa di Lorena i suoi genitori abbracciati come bambini smarriti. Infine il rispetto che deve essere soprattutto il rispetto per la vita”. Il sindaco ha parlato di “giorni terribili”, ma ha sottolineato anche la “solidarietà ricevuta da ogni parte d’Italia” ed infine si è rivolto direttamente alla ragazza uccisa con accenti commossi: “Mia cara Lorena, a nome della città, a nome di tutti noi ti chiedo perdono. Non siamo stati capaci di interpretare il tuo disagio, di raccogliere il tuo appello, il grido d’aiuto e di dolore che da te giungeva”.“Da domani – ha aggiunto Di Martino – nel rispetto del tuo nome e della tua dignità chiamerò a raccolta le componenti attive e sane di questa città per avviare ogni iniziativa capace di dare risposte e soluzioni al disagio giovanile e ai bisogni di ragazzi come te”. Il sindaco ha concluso com un “appello alle istituzioni” annunciando che chiederà al presidente della repubblica “di venire a Niscemi per avere il suo aiuto e il suo sostegno”.
Schifani Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha espresso alla famiglia Cultraro “i sentimenti di sincera vicinanza e l’espressione del più profondo cordoglio a nome mio personale e dell’assemblea di Palazzo Madama. Ho appreso con profondo sgomento -si legge nel telegramma del presidente del Senato- la notizia della morte di Lorena, vittima di un insensato episodio di assurda brutalità. Rinnovo l’espressione della mia commossa partecipazione al vostro dolore. È stata stroncata – conclude il messaggio – la vita di una ragazza, poco più che bambina, la vita di una ragazza, poco più che bambina, colpita da una cieca violenza che le nostre coscienze faticano a concepire”.
I legali dei tre ragazzi Gli avvocati dei tre minorenni accusati di avere ucciso Lorena “smentiscono ufficialmente”, con una dichiarazione, che i loro assistiti, come riportato da indiscrezioni di stampa, “abbiamo chiesto al magistrato alla fine delloro interrogatorio di potere tornare a casa visto che avevano confessato”. Gli avvocati Francesco Spataro e Carmelo Ragusa affermano che “l’indiscrezione di stampa è priva di fondamento” e che a loro “non risulta assolutamente”.
Delitto Niscemi, Lorena era incinta (TgCom – 1 giugno 2008)
La 14enne fu assassinata da compagni
Era incinta Lorena Cultraro, la studentessa di 14 anni di Niscemi (Caltanissetta), strangolata da tre giovani, e poi gettata in una vasca per l’irrigazione e trovata da un contadino il 12 maggio scorso. Ad affermarlo è l’agenzia Ansa. La gravidanza sarebbe stata accertata negli esami istologici effettuati sulla giovane massacrata da tre coetanei che avevano deciso di ucciderla proprio perché aveva detto di essere incinta di uno di loro. L’esito dell’accertamento sarà depositato nei prossimi giorni alla procura per i Minorenni di Catania dal medico legale Maria Berlich che ha avuto l’incarico di effettuare l’esame autoptico.
Lorena Cultraro è stata violentata da tre minorenni, arrestati dai carabinieri, e poi massacrata a calci e pugni, prima di essere strangolata con un cavo della tv. Il suo corpo è stato poi gettato in una vasca per l’irrigazione, legandolo ad un grande masso per farlo andare a fondo. Il cadavere è stato trovato solo dopo alcuni giorni e i carabineri hanno subito individuato gli autori del delitto che hanno confessato.
I tre minorenni, Alessandro A. di 17 anni, Domenico D.M. (che ha compiuto 17 anni il mese scorso) e Giuseppe G. di 16 anni, tutti di Niscemi, accusati dell’omicidio, hanno ammesso davanti ai giudici di aver ucciso Lorena dopo che la ragazza aveva detto che uno di loro era il padre del bimbo che aspettava.
“Voleva incolparci tutti e tre – ha detto agli investigatori Alessandro – perché sicuramente uno di noi l’aveva messa incinta”. A quel punto è scattato il piano per ucciderla e l’ordine è arrivato tramite un sms. La ragazza è stata portata in un casolare di campagna, fatta spogliare e poi strangolata. Durante l’autopsia, a causa del fatto che la gravidanza poteva essere di pochi giorni, è stato impossibile accertarlo. Per questo motivo il medico legale ha prelevato alcuni campioni dalla vagina sui quali ha effettuato esami istologici che hanno dato esito positivo.
La ragazza strangolata non era incinta (LaStampa – 1 agosto 2008)
Non era incinta Lorena Cultraro, la 14enne di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, uccisa e gettata in un pozzo da tre coetanei. Lo ha accertato la perizia disposta dalla Procura per i minorenni di Catania. Lorena, ritrovata cadavere il 13 maggio scorso, era stata portata in un luogo appartato dai tre ragazzini che ne avevano abusato sessualmente e poi l’avevano uccisa strangolandola e gettandone il corpo in un pozzo. I tre, che confessarono ai carabinieri poco dopo il loro fermo di aver assassinato la ragazzina, sono adesso in strutture di reclusione per minorenni con l’accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere. I minorenni agli investigatori avevano raccontato di avere deciso di ucciderla perché la ragazza avrebbe detto loro di aspettare un bambino.








